R.i.g.o.e.c. - epilogo

Da Hombre @LaLineadHombre

(leggi il capitolo 1)
(leggi il capitolo 2) 
«Dunque esiste una lettera cifrata che testimonia il coinvolgimento del qui presente Federico da Montefeltro, meglio noto come il Duca d'Urbino, nella Congiura de' Pazzi. Ma è un ritrovamento recente, neppure Lorenzo de' Medici ha mai sospettato di lui, a suo tempo».
Schiattarella e Fringuelli annuiscono al commissario senza sapere dove voglia andare a parare. Capitava che li chiamasse da lui quando doveva riflettere, a voce alta gli veniva meglio. A voce alta, quando dico una cazzata la sento e me ne accorgo, diceva.
«E non lo trovi nelle guide degli Uffizi, neppure in questa che è il top».
Un fiotto d'acidità allo stomaco gli ricorda che non l'ha pagata la guida presa a prestito il mese scorso e nemmeno l'ha restituita, del resto l'opuscolo risulta carente d'informazioni vitali.
«Vogliamo riaprire il caso? Famiglia Medici contro Duca d'Urbino? Un vero e proprio Cold Case» ironizzò il vice ispettore.
«Tu guardi troppa televisione, Schiattarella, dovresti documentarti sulla storia della città che ti ha accolto, invece».
«Certo!» fa Schiattarella buttando gli occhi al cielo in una diagonale percepibile solo a Fringuelli.
«Lo sapete della congiura dei Pazzi, sì? L'avete sentita almeno rammentare?»
«Certo!»
«Come no!»
Li conosceva bene, quando facevano così in primo luogo non ne sapevano una beata e in secondo volevano essere congedati prima possibile.
«I vostri figli la studieranno a scuola, allora forse ve ne parleranno».
«Certo!»
«Come no!»
«Anche se dubito che i libri di storia siano aggiornati, anzi, di sicuro no».
Sospirando continua la sua riflessione amara.
«Cioè, questo muso di ciuco qui, col suo naso smartellato dal cerusico, ce lo teniamo esposto come un santo, e l'hai visto anche te che popò di sala gli abbiamo riservato a lui e a sua moglie, la poveretta che poi è morta di polmonite a 27 anni. I due sono un vero e proprio vanto della Galleria degli Uffizi e quindi di Firenze... ma guarda caso il duca è un traditore. Uno che, cazzo, non aspettava altro che gli facessero fuori i Medici per trotterellare bello bello col suo esercito di seicento soldatini da Montefeltro alla conquista di Firenze. E senza sporcarsi le mani!»
S'accalora come forse solo l'avvocato del Magnifico potrebbe.
«Vabbè non è che...» Schiattarella vorrebbe sbobinare una serie di pensieri che gli si vanno aggrovigliando in testa, su come le rappresentazioni artistiche in generale non è che vadano ad identificare dei meriti e che quindi, spesso e volentieri, quadri e statue ritraggono anche dei veri coglioni, o degli assassini, personaggi tutt'altro che positivi insomma, ma un po' perché non è convinto del tutto della teoria né del fatto di poterla descrivere con chiarezza e un po' perché gli fa davvero fatica esporre un concetto che poi potrebbe alimentare repliche d'incontrollabile prolissità e noia, si cheta preferendo darsi una più comoda grattata al pizzetto.
«Questo giuda ce lo teniamo incorniciato e appeso manco fosse gesuccristo risorto... ma nella sala dei Crocifissi ci siete stati? L'avete viste le pale di Duccio, Giotto e Cimabue?»
«Certo!»
«Come no!»
«C'è per caso una pala che ritrae Giuda impiccato?»
(Certo)
(Come no)
«Non esiste, ve lo dico io. E se ci fosse sarebbe rinvoltata in una balla e nascosta per bene nel buio della cantina».
Così dicendo si alza e va alla finestra, quella finestra che dà su una Firenze quasi anonima, seppur bellissima, la Basilica di Santa Maria del Carmine a svettare sui tetti rossi e i vicoli ombrosi del quartiere di Pratolini. Tutte le icone della città stanno dall'altra parte del palazzo.
«Schiattarella vedi se riesci a farmi trasferire sul lato nord, ché t'affacci da qui e sembra di stare a Urbino».

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