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Riina intercettava Borsellino e sapeva che quel giorno avrebbe incontrato sua madre.

Creato il 23 luglio 2014 da Nicola933
di Francesca Abbatiello Riina intercettava Borsellino e sapeva che quel giorno avrebbe incontrato sua madre. - 23 luglio 2014

BorsellinoDi Francesca Abbatiello. “Questa del campanello è un fenomeno. Questa una volta il Signore l’ha fatta e poi basta. Arriva, suona e scoppia tutto”: così Totò Riina racconta quel terribile attentato del 19 luglio 1992, in via D’Amelio, che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta.

Nelle parole intercettate, rivolte al compagno di carcere, il detenuto pugliese Alberto Lorusso, il boss di Cosa Nostra rivela che sapeva perfettamente dove il giudice sarebbe andato. Riina teneva sotto controllo il cellulare di Borsellino e dalla sua conversazione si sentì: “domani mamma vengo”. Così, secondo gli inquirenti, il boss Riina avrebbe predisposto un telecomando nel citofono della mamma, di modo che, appena il giudice avesse suonato, si sarebbe attivata l’autobomba piazzata nella macchina, facendo innescare l’esplosione. In effetti, proprio quell’incontro con sua madre, gli costò la vita.

Un divertito boss di Cosa Nostra, continuando la chiacchierata con un suo amico, dice: “Ma chi glielo dice a lui di andare a suonare? Perché non si fa dare le chiavi da sua madre e apre”.

Grande sgomento da queste parole. “È necessario che si faccia il possibile affinchè emergano tutte le verità, anche quelle più amare e terribili. Bisogna accertare le responsabilità nelle stragi del ’92/’93″, così si espone il senatore del Pd e componente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Lumia. L’invito rivolto alla magistratura e alla politica, è quello di fare luce sulla vicenda di quella drammatica giornata e principalmente sulle responsabilità che ha avuto lo stato, che non ha saputo difendere il giudice.

Il senatore del Pd annuncia che “nella giornata di giovedì prossimo, nell’audizione con la commissione antimafia, si partirà proprio da questa conversazione, per continuare a fare luce sul periodo stragista”.

Non bisogna avere paura delle mafie, dobbiamo andare fino in fondo e colpirle per tempo nel loro sistema di collusioni con gli apparati, l’economia e la politica. Non possiamo rimanere inerti davanti a questo boss di Cosa Nostra che appare pure divertito e soddisfatto di ciò che ha provocato. La classe dirigente, non dovrà più dimostrarsi incapace o, peggio ancora, dolosamente omissiva nell’accertare ogni piega della società; dovrebbe considerare le mafie una minaccia di primo piano su cui chiamare a raccolta le migliori energie presenti nelle Istituzioni e nella società e soprattutto dovrebbe essere in grado di colpire le organizzazioni mafiose su tutti i loro versanti :economico, locale e internazionale, politico e istituzionale. Bisogna farlo soprattutto per evitare queste stragi e per restituire giustizia a quelle che purtroppo già hanno avuto luogo, come questa di Borsellino.


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