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Rimozione barriere all’Olimpico: un provvedimento necessario

Creato il 02 febbraio 2017 da Dariofratoni

In questi giorni si sta insistentemente parlando della rimozione delle barriere dalle curve dell’Olimpico. L’argomento è tornato ad essere attuale grazie all’arrivo del Questore Marino, ed al cambio di poltrona al ministero dello sport, dove adesso siede Luca Lotti il quale, rispetto al predecessore, è più sensibile riguardo le vicende legate allo stadio.
Proprio il neo ministro sta facendo da mediatore tra le società sportive ed il ministero dell’interno e, se tutto dovesse andare per il meglio, entro fine febbraio le barriere dovrebbero essere rimosse. Altrimenti il provvedimento potrebbe slittare a marzo.

L’idea di “riportare le famiglie allo stadio”, usata come slogan negli ultimi anni (e anche come giustificazione per le barriere) di per sé è più che positiva. Il modello inglese, e più in generale nord europeo, insegna che è un obiettivo raggiungibile ed anche economicamente conveniente. Infatti squadre come Manchester United e Liverpool (per fare un esempio) riescono a riempire le loro strutture non solo con gli ultras (termine ormai anacronistico e quasi privo di significato) ma soprattutto con le famiglie, e magari i turisti.
Tuttavia se è vero che il fine giustifica i mezzi, nel nostro caso a fronte di mezzi spregiudicati, il fine non è stato assolutamente raggiunto. Anzi. Lo sciopero del tifo ha portato un calo vertiginoso della media degli spettatori. Probabilmente, dal momento che nessuno va più a vedere le partite, è stato risolto il problema del disordine sociale, ma a quale costo?

È necessario rimuovere le barriere

Il calcio è un business e la vendita dei biglietti è parte integrante di esso e, analizzando l’attuale situazione, prima verranno rimosse le barriere meglio sarà. Infatti questo mancato introito sta mettendo in notevole difficoltà sia la Roma che la Lazio, che sperano in un cambiamento di rotta.  E non è neanche detto che, in caso venisse decisa la rimozione, ci sarà un ritorno immediato dei tifosi in curva, dal momento che si è creato un clima di disaffezione intorno alla vicenda.
Probabilmente prima di portare le famiglie allo stadio bisogna creare un clima ed una mentalità che in Italia non sono ancora presenti. Se in Inghilterra il fenomeno ultras è stato risolto molti anni fa con la forza, non è detto che la stessa ricetta funzioni anche qua. Anche perchè il caso inglese e quello italiano sono molto differenti.

E di certo, viste le strutture che ospitano le partite di Serie A, prima di rendere gli stadi più sicuri bisognerebbe renderli più che altro migliori.


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