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Rischio e rendimento in un investimento NON vanno a braccetto

Da Robertopesce

Rischio e rendimento in un investimento NON vanno a braccettoNell' articolo precedente (clicca QUI per comprendere le basi iniziali di questo ragionamento) abbiamo capito che, se è vero che l'investimento perfetto non esiste, occorre comprendere quali siano le variabili in campo e come combinarle per trovare l'investimento giusto per noi.

Iniziando quindi ad approfondire l'argomento oggi parliamo del perchè, nonostante la convinzione comune vada in senso contrario, rischio e rendimento in un investimento in realtà NON vanno a braccetto.

Abbiamo infatti sentito tutti quanti la storia del "se vuoi guadagnare tanto preparati anche ad assumerti grossi rischi" secondo la quale esistono sostanzialmente due tipi di investimento:

  • basso rischio - basso rendimento
  • alto rischio - alto rendimento

Ora, il punto da comprendere fin da subito è che quella appena citata è al tempo stesso una stupidata colossale o, al meglio, una grandissima semplificazione che omette un pezzo importante del ragionamento.

Chi dice "se rende tanto allora è anche rischioso" in realtà parte da un presupposto sbagliato ossia che investire significhi necessariamente:

  • acquistare qualcosa che sostanzialmente non comprendi in profondità, senza considerazioni iniziali nè di prezzo nè di valore
  • tenerlo in un cassetto in un'ottica di lungo termine gestendolo in maniera totalmente passiva

Se questo è il presupposto con cui operiamo allora ok, concordo con l'idea che rischio e rendimento vadano a braccetto ma il punto è che qua stiamo confondendo il rischio con la volatilità del nostro asset di investimento.

Per capirci:

  • la volatilità ci indica quanta variazione di prezzo possiamo aspettarci nel tempo
  • il rischio indica la probabilità di ottenere delle perdite sui nostri capitali investiti invece che dei profitti e quanto ingenti possano essere queste perdite

Se ad esempio è vero che le azioni sono uno strumento piuttosto volatile (circa il 50% su base annua rispetto al loro prezzo medio) e che lo sono più delle obbligazioni, è altresì vero che le strategie di acquisto e di gestione del mio portafoglio azionario ed obbligazionario sono estremamente differenti e questo in quanto il mio obiettivo è sempre quello di imbrigliare la volatilità azionaria con appositi accorgimenti (timing di entrata e di uscita, stop loss e trailing stop solo per citare i più noti) in

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maniera tale da godere della stessa in termini di rendimento (guadagnare il 5% in pochi giorni o il 10-20% in poche settimane è tutt'altro che raro nel trading azionario) ma non soffrirne in termini di rischio.

Se infatti acquistare azioni o ETF azionari a casaccio e detenerli con spirito da cassettista potrebbe farmi andare incontro a ribassi importanti anche superiori al 50% e, conseguentemente, a analoghe perdite in caso decidessi poi di vendere sui minimi magari perchè in preda al panico o in quanto in necessità di disinvestire causa necessità di liquidità, potrei invece contenere benissimo questo rischio con 3 semplici accorgimenti:

  1. acquisto a seguito di uno studio iniziale basato su analisi fondamentale e/o analisi tecnica che mi dia delle elevate probabilità che il titolo si muova secondo i miei desideri sull'arco temporale che sto prendendo in considerazione
  2. inserisco subito uno stop loss iniziale tale per cui, se la mia previsione dovesse risultare errata, sopporterei nella peggiore delle ipotesi una perdita quantificata all'origine in termini percentuali (esempio 4% del valore iniziale dell'operazione) oppure assoluti (esempio 100 € di perdita massima di capitale)
  3. se le cose vanno invece nel verso giusto, sposto un pò alla volta il mio stop loss secondo criteri tecnici in maniera tale da annullare il rischio iniziale (quando lo stop loss arriva a coincidere con il prezzo iniziale di acquisto la cosa peggiore che possa succedermi è a quel punto di chiudere in pareggio ossia il rischio diventa azzerato) e, successivamente, in maniera da conservare via via una parte dei profitti acquisiti

Come vedi, utilizzando anche soltanto questi semplici accorgimenti possiamo ottenere questo risultato:

  • utilizziamo uno strumento volatile (es. azioni o ETF azionari ma anche forex o altri strumenti a leva) che può darci una chance di rendimento importante anche nel breve/medio periodo
  • lo scegliamo con criteri tecnici in modo da aumentare la probabilità che ci fornisca un rendimento e non una perdita
  • calcoliamo fin dall'inizio la perdita massima che siamo disposti a sopportare e la gestiamo con strumenti appositi (software e conoscenza) così da limitare il rischio ad un importo per noi accettabile e, cosa non meno importante, in modo da non rimanere impiccati a lungo termine ad un'operazione in perdita o che si muove attorno alla linea di pareggio
  • trasformiamo velocemente la nostra operazione in un free-risk (alla peggio chiudiamo in pari) e, via via, consolidiamo i rendimenti acquisiti

Ora, sinceramente: pensi davvero che le azioni o il forex siano strumenti rischiosi se gestiti in questo modo?

Il punto è che abbiamo distrutto l'idea che rischio e rendimento in un investimento vadano a braccetto inserendo nel nostro sistema due nuovi elementi ossia la

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competenza e un minimo di dedizione. Senza questi ultimi due fattori, purtroppo, si può fare gran poco.

Te lo dico in maniera diretta, senza tanti fronzoli e giri di parole: se non ti interessa investire sulla tua competenza e dedicare ai tuoi risparmi almeno un minimo di attenzione allora lascia proprio perdere, il mondo degli investimenti non è il tuo pane e non riuscirai mai a far lavorare il tuo denaro per te.

Il punto è che almeno un minimo le cose vanno capite prima di essere eseguite e che per guadagnare devi prima investire in conoscenza e in formazione. In questo senso la finanza non è diversa dalla cucina, se nessuno ti insegna e non dedichi almeno qualche ora a fare pratica, anche fare un uovo sodo ti sembra una cosa complicata e devi accontentarti di dipendere tutta la vita da qualcun altro o di mangiare solo prosciutto e melone.

Se, invece, ti accosti con un minimo di buona volontà e comprendi come entrambi questi mondi (la cucina e la finanza) siano importanti per la tua vita e che non è necessario raggiungere la competenza di Cracco o di Warren Buffett per avere risultati egregi, allora potresti iniziare a capire che non solo le cose sono più semplici di quanto te le immagini ma anche che potresti iniziare a prendere gusto a vedere il risultato delle tue nuove competenze messe in opera.

Come credo tu sappia, durante il corso INTELLIGENZA FINANZIARIA ci occupiamo proprio di far evolvere la tua educazione finanziaria insegnandoti a investire con successo e a far lavorare il tuo denaro per te. Per completezza di ragionamento ti aggiungo inoltre che quanto indicato in questo articolo è solo la punta di un iceberg di conoscenza che ti trasferiremo su questi stessi argomenti perchè non si investe solo in azioni, ETF o forex e le logiche di trading, stop loss etc. non sono le uniche con cui si può calcolare e gestire il rischio di un investimento.

Un altro aspetto molto importante che lega rischio, rendimento e volatilità è infatti l' arco temporale su cui stai investendo per cui ad esempio un investimento potrebbe risultare rischioso o non avere senso se misurato in una logica di breve termine ma diventare assolutamente redditizio e relativamente poco rischioso (nonostante la sua volatilità intrinseca o l'aspettativa di profitto nullo per il primo periodo) se valutato e gestito su un arco di tempo appropriato (solitamente di qualche anno).

Insomma, gli ingredienti della nostra ricetta del "fai lavorare il tuo denaro per te" come vedi sono molteplici ma il risultato che ne può scaturire fuori è alquanto ... appetitoso ^_^.

Al prossimo approfondimento, rimani sintonizzato.

Roberto Pesce

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