Certo,
chi gestisce il traffico dei migranti nel Mediterraneo li stipa su
barconi più o meno come nei secoli passati i negrieri stipavano
sulle loro navi i disgraziati che deportavano dall’Africa
per venderli come schiavi ai proprietari delle piantagioni di cotone
in Alabama, ma usare il termine «schiavismo»
per definire il fenomeno delle migrazioni è manifestamente
improprio, perché lo schiavo era strappato a forza dalla terra
dov’era nato, mentre il migrante
fa di tutto per abbandonarla, e per necessità, senza dimenticare poi
che lo schiavo era merce di scambio tra un venditore e un acquirente,
mentre nel caso del migrante è lui che paga, e per un posto a bordo del
natante. Definire «schiavismo»
il trattamento cui sono sottoposti i migranti che dalle coste
dell’Africa
settentrionale arrivano in Italia,
insomma, è una stronzata.
Per meglio dire, lo era fino a ieri. Oggi un ministro dichiara di avere in testa l’ideuzza
di emanare una circolare che autorizzi i comuni cui sono destinati i migranti
che arrivano in Italia a farli lavorare, ma a gratis. Siamo dinanzi a un bell’esempio
di ribaltamento della logica piana: visto che il termine «schiavismo»
è improprio a definire la condizione dei migranti, non lo si evita,
ma si trasformano i migranti in schiavi. Un po’
come se a me scappasse di dire –
sia chiaro che è un’ipotetica del terzo tipo, non mi permetterei
mai nei confronti di un ministro – che
un’idea del genere è da vero stronzo, e non avessi neanche il tempo di dirmi mortificato e di chiedere umilmente scusa perché subitamente il
ministro mi diventa approssimativamente cilindrico e sostanzialmente
marrone. Robe incredibili.