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Rock e Macintosh

Creato il 18 gennaio 2020 da Zambo
Rock e Macintosh
Molti fra noi appassionati di musica rock negli anni settanta, ci siamo ritrovati negli anni ottanta a lavorare con un Macintosh. Scrivevo per riviste come Applicando e MacWorld, e mi sentivo dire: “Ti leggevo sul Mucchio Selvaggio” (la più leggendaria rivista rock italiana alla fine degli anni settanta - lo dico a beneficio di chi non c’era). Evidentemente esiste un legame segreto fra gli amplificatori Marshall e i microprocessori, fra i vinili ed i floppy disk. 

Ho scritto un nuovo libro, o meglio, abbiamo, io ed una ciurma di corsari. Che racconta dell'utopia di cambiare il mondo con un Macintosh. Si intitola Il futuro non è mai come te lo saresti aspettatoQuello sotto è un breve estratto.
La musica ha sempre svolto un ruolo importante nella mia vita. Ascolto musica da che mi ricordi, e le canzoni mi hanno sempre emozionato. Da piccolo registravo le canzoni dalla radio sulle musicassette, usando un microfono e zittendo i familiari. Mi piaceva comprare i 45 giri e portarmeli in giro facendoli suonare da un mangiadischi Irradiette Deluxe. Uno dei miei inni di quei giorni era Ma che colpa abbiamo noi dei Rokes. Da adolescente ascoltavo alla radio trasmissioni come Per Voi Giovani, Supersonic e Pop Off. Spendevo le vacanze estive in Inghilterra, dove andavo a caccia di long playing. All’inizio erano David Bowie e Lou Reed, poi arrivò la new wave. Non solo i vinili avevano un gran fascino, e le copertine erano spesso opere di pop art (specie quelle che si aprivano e su cui erano stampati i testi delle canzoni), ma non c’era altro modo di ascoltare la musica.
Ok, si potevano registrare le cassette per creare compilation o per registrare i dischi degli amici. Le compilation su cassetta potevano essere a loro volta delle vere opere di fine artigianato. Erano i giorni delle TDK, e dei nastri al biossido di ferro, al cromo e (sul finale) metallo.
I CD presentavano dei vantaggi: non avevano rumori di fondo (non scricchiolavano), non si consumavano e tenevano meno spazio sulla libreria. Ma i jewel box, le scatole di plastica, non valevano una frazione delle cover di cartone. E i CD erano venduti al doppio del prezzo dei vinili (in tempi recenti, quando un mercato di nicchia ha riproposto i vinili, sono questi a costare il doppio dei CD). C’è sempre stato il talebano che sostiene che il vinile suoni meglio dei CD, ma nessuno in realtà è capace di distinguere gli uni dagli altri in un ascolto “alla cieca”. Spesso i master dei nuovi vinili sono in realtà digitali, esattamente gli stessi dei CD.
La musica si ascoltava alla radio, sugli impianti hi-fi, ma anche on the road, sullo stereo dell’auto e sul walkman, inventato da Sony, prima come lettore portatile di cassette, poi di CD (discman), entrambi molto popolari.
I primi formati musicali digitali di successo furono gli mp3. Non valevano molto perché erano di bassa qualità, ed erano perciò snobbati dagli appassionati. Poi è arrivata Apple, che con iTunes ha creato un mercato ufficiale dei dischi digitali (e delle singole canzoni) ed un formato di maggiore qualità. E naturalmente l’iPod, anzi la famiglia degli iPod, che è diventato il walkman del nuovo secolo. Con la diffusione universale di iPhone, questo ha assorbito l’iPod.
Per una serie di motivi, legati all’industria della musica e dell’entertainment in generale, la qualità artistica della musica è andata scemando, e i long playing sono tornati  ad essere semplici raccolte di canzoni anziché lavori organici a largo respiro. La possibilità di acquistare singole canzoni all’interno di un album ha spinto ulteriormente in questa direzione. D’altra parte, molte canzoni nell’ambito di un compact disc della durata di un’ora non sono più di semplici filler, vale a dire riempitivi.
Tramite iTunes, accessibile non solo da Mac e da iPhone, ma anche da Windows, Apple è diventata un distributore importante per la musica. Ma l’acquisto ed il download di musica è stato superato, in tempi di rete veloce e a buon mercato, dalla musica liquida, cioè dalla musica in streaming. Quando Spotify è diventato il leader nel mercato dell’ascolto in abbonamento, Apple si è adeguata ed è andata al seguito, assieme ad altri concorrenti come Amazon, che a sua volta aveva fatto fortuna vendendo dischi per posta. Al momento in cui scrivo, il software di Spotify è per molti aspetti migliore, ma Apple Music ha il vantaggio di mostrare i testi. Per le copertine, purtroppo c’è da farne senza.
La distribuzione digitale è avvenuta anche per i film e (in parte) per i libri, anche se in questo campo gli iBook di Apple non sono mai riusciti a rappresentare una concorrenza agli eBook del Kindle di Amazon.
Non ho avuto difficoltà a passare dai CD alla musica liquida. Avere a disposizione (praticamente) tutti i dischi del mondo, senza dovermeli portar dietro, è di una comodità senza paragoni. Per non parlare del risparmio di pagare un abbonamento al posto dell’acquisto ogni singolo disco. Ci sono pericoli: il monopolio, e gli scarsi diritti d’autore versati ai musicisti. Ma lo streaming non dovrebbe essere visto come il sostituto dei dischi, ma piuttosto come una forma avanzata di radio on demand. E comunque solo i matusa posseggono ancora un lettore di CD: i ragazzi non sanno neppure cosa siano, i compact disc.

1 Se qualche lettore fosse interessato, l’ho raccontato nei libri “un mucchio selvaggio” e “Long Playing, una storia del Rock”

Il futuro non è mai come te lo saresti aspettato

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