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Roghi, l’Italia in riserva di ossigeno e bellezza

Creato il 19 luglio 2017 da Annagiuffrida @lentecronista

Un’enorme nuvola giallo-grigiognola ha cambiato per qualche ora, l’altro ieri, il colore azzurro naturale di una fine giornata di roghi sulla Capitale. I roghi spenti, e non più fumanti, continuano ancora a intossicare la natura da Roma alla Campania, dalla Sicilia alla Calabria passando per la Puglia.
Quasi un mese di incendi, che hanno prodotto ettari di campi e aree boscive distrutte, riserve naturali andate in fumo e un danno incalcolabile al patrimonio ambientale di almeno metà dell’Italia. Una catastrofe annunciata ma inascoltata. Solo dopo un paio di settimane di incendi continui infatti si è capito che non si trattava di semplici atti di piromani, ma che dietro la mano degli incendiari ci sono menti diverse e lucide, con finalità non riconducibili ad una labilità mentale, che hanno portato allo scempio della natura. Uno scempio che, già a metà luglio, ha prodotto una devastazione pari a quella registrata la scorsa estate, 2016.

Una devastazione ambientale che negli ultimi 30 anni ha mandato in fumo il 12% del patrimonio forestale. Come nell’ultimo caso della Pineta di Castel Fusano ad Ostia già in passato oggetto di interesse da parte delle menti incendiarie e della criminalità organizzata, l’esperienza dovrebbe insegnare a non trattare più questi atti ripetuti come un’emergenza. Per decenni ci si è abituati alla consuetudine dei ‘roghi estivi’, considerandoli uno spiacevole gesto vandalico e una caratteristica routine estiva. Un ‘tormentone estivo’ criminale a cui si rischia di continuare ad assistere, nonostante i numeri allarmanti, con indifferenza. Abituandosi al nero cenere dei campi bruciati, ai profili di alberi arsi immolati alla cultura del brutto e dell’illegale. Eppure 30 anni di incendi e distruzioni ambientali, che si ripresentano ogni anno, non hanno incoraggiato maggiori politiche di prevenzione.

“La prevenzione, che è mancata, ci farebbe risparmiare tantissimi soldi”, ha commentato ieri Fulvio Mamone Capria presidente della Lipu durante una conferenza nella sala stampa di Montecitorio. E ha aggiunto: “Il catasto delle aree incendiate, che nessun comune ha, che fine ha fatto? Un altro pezzo che manca sono le polizie provinciali che controllavano il territorio, tra cui i rifiuti che venivano incendiati nei roghi. Ad oggi le opere di spegnimento sono a carico di Regioni che andrebbero commissariate.”
Nel mirino la recente legge che ha cancellato e ridisegnato l’ormai ex Corpo Forestale dello Stato. “Con la riforma Madia si è creata la tempesta perfetta – ha detto Loredana De Petris, senatrice di Sinistra Italiana, nel corso della conferenza – Il Corpo Forestale dello Stato aveva 32 elicotteri, 30 di questi per lo spegnimento degli incendi. Ora solo 17 sono ai vigili del fuoco (i rimanenti sono andati ai Carabinieri in cui una parte dei forestali è confluita, ndr) di cui si occupano solo 7 operatori. Poco più di 300 persone sono transitate nei vigili del fuoco, ma non tutti impegnati nello spegnimento dei fuochi.” E ha poi proseguito: “Sono stati approvati solo tre piani anti incendio dal ministero dell’Ambiente. Si continua insomma ad affrontare questa situazione con interventi di emergenza. Serve la prevenzione, ecco perché l’esperienza del Corpo Forestale era importante.” Perplessità e richieste che oggi saranno anche oggetto di un’interrogazione parlamentare a risposta immediata, nel corso della seduta prevista alle ore 15.

Roghi, l’Italia in riserva di ossigeno e bellezza

Via Di Grottarossa, Roma – 17 luglio 2017

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Via Di Grottarossa, Roma – 17 luglio 2017

Oltre alla disponibilità di uomini, quali i vigili del fuoco che hanno fatto un super lavoro accorrendo ad ogni ora e in qualsiasi condizione di luogo e intervento per lo spegnimento degli incendi, uno strumento legislativo ma anche pratico resta la legge sul disastro ambientale, la 68/2015. Perché la consapevolezza non può essere l’abbaglio di un momento, ma può e deve diventare una sana abitudine. E perché i ‘roghi estivi’ non devono essere considerati più un gioco da vandali e piromani, ma una piaga criminale da sanare. Per salvare il patrimonio naturale, la natura che è il nostro principale, quotidiano, modello di bellezza.



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