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Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agosto

Creato il 04 agosto 2018 da Romafaschifo
Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agostoLa vera e semplice domanda, peraltro senza risposta, è "perché?". Perché fare una spiaggia senza mare copiando malamente e goffamente Parigi quando a differenza di Parigi hai chilometri e chilometri di spiagge stupende - peraltro comunali!!! - sulle quali non hai investito? Perché spendere centinaia di migliaia di euro senza uno straccio di gara, tutti in affidamento diretto manco fosse l'urgenza delle urgenze quando invece le urgenze vere vengono tralasciate e ci sono ancora aree che non sono state ripristinate dopo la nevicata di febbraio? Perché scegliere di offrire l'accesso libero, senza un contributo, così manutenzione e sorveglianza di questa specie di enorme lettiera per gatti la pagheranno tutti i cittadini, anche quelli che manco per sogno vorranno metterci piede? Perché non pubblicare un bando per coinvolgere sponsor privati, non sarebbero di certo mancati e avrebbero consegnato all'iniziativa le risorse per non risultare una pezzentata come è. Perché optare per un'area periferica e miserabile, piena di rifiuti, sversamenti, accampamenti quando la magia di Parigi sta proprio nell'aver portato un'atmosfera "estivale", come si dice in Francia, nel cuore della città, dove si verifica la magia della decontestualizzazione, della straniante nudità dei corpi (come hanno sottolineato alcuni antropologi) laddove al contrario in assenza di sabbia e ombrelloni la cosa non sarebbe socialmente accettabile? Perché non attuare la minima trasparenza su chi ha pagato, chi gestisce, per quanto tempo, chi paga la manutenzione, chi provvede alla sorveglianza notturna, quanto è il costo complessivo dell'operazione? Perché optare per una soluzione rabberciata, senza bar, senza wi fi, senza servizi igienici (ci sono solo quelli chimici, pensate che meraviglia con 40 gradi), senza strutture stabili per gli spogliatoi e le docce, senza una piscina, senza un idromassaggio, senza un cocktail bar, senza uno straccio di gelateria, senza un ristorante (queste le proposte gourmet di Paris Plages) o un filo di ombra, senza un cavolo di programma di animazione diurna o serale (anzi alle 20, col sole ancora alto, si chiude!), senza concerti o attività per bambini quando questi servizi sono il minimo sindacale per qualsiasi area estiva che si possa definire "attrezzata" e dunque realizzando così l'area "attrezzata" più triste della città? Ma davvero da Dicembre (data dell'annuncio che senz'altro preludeva ad una data di progetto ben antecedente) non c'era tempo per progettare questi servizi che sono l'abc per ogni iniziativa simile?
Pensate se una schifezza simile l'avesse fatta il famoso Piddì, sarebbe stata la fine: Grillo ci avrebbe marciato tutta l'estate. Ma loro posso fare tutto. Tutto. 
Chiudono i servizi assistenziali e sociali perché "senza bando non facciamo nulla", però quando si tratta di fare propaganda da MinCulPop a uso e consumo dei cittadini più facilmente raggirabili allora ecco gli appalti ad assegnazione diretta e gli affidamenti rigorosamente di 40mila euro per stare giusto un millimetro sotto soglia e non incappare negli obblighi di legge. 
Insomma non c'è nessun progetto e nessuna visione e medio e lungo termine, si campa solo alla giornata e in più lo si fa male, con sciatteria. Ogni città importante in occidente in questo preciso momento storico sta pensando a costruire il proprio concreto racconto con gittata al 2030 o al 2050. A Roma non esiste nessuna progettualità, nessuna voglia, nessun amore per pensare a quale sarà la città dei nostri nipoti. E si attuano iniziative pubbliche, strombazzatissime, che risulterebbero imbarazzanti anche per il Comune di Frascati...
Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agosto

Anche se c'è da dire che per lo meno in un piccolissimo sprazzo di dignità almeno hanno deciso di non inaugurarla. Di non esporre la città a questa ennesima atroce umiliazione. E così la spiaggia Tiberis da oggi è aperta, ma nessuno dell'amministrazione è andato ad inaugurarla. Quella stessa amministrazione che dice di "credere tantissimo nel progetto", quella stessa amministrazione che non più tardi di tre giorni fa (nell'ambito di una ennesima figura ridicola) ha promesso di inaugurare 400 metri (quattrocento metri!) di ciclabile invitando "tutte le figure istituzionali". Stavolta niente foto, niente fotografi. Nessuno se l'è sentita di farsi immortalare nel bel mezzo di questo sfacelo, neppure Pinuccia Montanari, un personaggio che non s'è tirato indietro neppure quando si è trattato di inaugurare in diretta Facebook alcuni cessi pubblici vicini al Colosseo. Perfino Sora Pinuccia è scappata via...

Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agosto

Il progetto, se così lo possiamo chiamare, nacque a dicembre, quando la Sindaca era sotto scacco a causa dello scandalo Spelacchio. Era necessario sparigliare per fare in modo che i giornali allentassero la morsa su quello che era uno scempio autentico (e quest'anno sarà anche peggio perché la gara per lo Spelacchio 2018/2019 è andata ovviamente deserta visto che l'assessore Frongia l'ha fatta scrivere coi piedi) e allora qualcuno dei geni della comunicazione pentecatta pensò bene di sparare grosso: diciamo che facciamo quest'estate una spiaggia sul Tevere. Boom. Se ne uscirono con una tavola che neppure all'ora di Educazione Tecnica alle scuole medie e annunciarono l'apertura per il 21 giugno. Poi se ne dimenticarono. Solo quando iniziarono, a giugno, ad uscire alcuni articoli sui giornali (prima da noi, poi il primo a seguirci fu Il Foglio e infine il Corriere della Sera il 1 luglio) allora qualcosa si mosse: e dunque via alla bell'e meglio appalti di corsa e progetti raffazzonatissimi.

Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agosto

E così mentre a Parigi ci si abbronza di fronte all'Ile de la Cité, al Pont Neuf e al Louvre, a Roma si va sotto Ponte Marconi, tra sorci grandi come gatti e sfasciacarrozze, laddove non c'è peraltro nulla di più normale (e dunque niente di nuovo) che avere campi da tennis e piccoli solarium come quello allestito dal Comune. L'area infatti, benché derelitta come è derelitta tutta Roma, è comunque da sempre piena di impianti sportivi. Si tratta di un'ansa del Tevere che anche da Piano Regolatore ha quella specifica destinazione. Invece di realizzare infatti operazioni pubblicitarie che portano poi solo pubblicità negativa, il Comune dovrebbe favorire in quella zona gli investimenti dei privati, sbloccare le procedure, creare corsie preferenziali burocratiche in modo da portare in quell'area gli investimenti che quell'area ha le enormi potenzialità di attrarre. Se guardate la mappa sopra ve ne rendente conto: l'area della spiaggia comunale è quella in alto a destra a fianco al micidiale Ponte Marconi. Ma tutta la mezzaluna dell'ansa è allestita allo stesso modo di come ha fatto il Comune: campi sportivi e piccoli solarium \ campi sportivi e piccoli solarium \ campi sportivi e piccoli solarium. Questo per chilometri e chilometri con operatori privati (più o meno validi) che da oggi avranno l'inutile, ridicola, patetica e dannosa concorrenza sleale del Comune (che indirettamente fa concorrenza sleale anche alla stessa Ostia, con li operatori che infatti hanno avuto da ridire!). Una roba, da parte loro, da ricorso al Tar. Ma se andate oltre alla mezzaluna lungo il fiume, verso l'interno, scoprirete un brano di città massacrato dalla non pianificazione, dall'abusivismo, dall'incapacità amministrativa, dall'improvvisazione. Funzioni pregiate (stadi, impianti sportivi, grandi sedi universitarie) lasciate in mezzo al caos, all'abbandono, alla depressione urbanistica più pura all'assenza totale di visione. Guardate il marrone dei brownfields abbandonati, e parlate con gli studenti di Roma Tre per capire come si vive, si studia, ci si forma in un pezzo di città dove perfino i distributori automatici di snack (per dire uno dei grandi atout della spiaggia comunale Tiberis) vengono depredati dai nomadi che si sono impossessati della zona. E proprio Roma Tre doveva chiamarsi la fermata della Metro D prevista per questo pezzo di Roma, progetto che in due anni di amministrazione Raggi non ha fatto mezzo passo avanti e sì che avrebbe contribuito mille volte di più alla riqualificazione di questo quartiere. 

Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agosto
Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agosto

Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agosto

L'esperimento che venne fatto qualche anno fa (pagato tutto da privati!) era molto più sensato: a Ponte Marconi invece si fa solo concorrenza sleale alle aree sportive private già esistenti

Ma è giustappunto di "progetto" che si deve parlare. Perché se realizzare una infrastruttura così triste e squallida è una colpa enorme per un'amministrazione, realizzarla senza una visione è ancora peggio perché significa dilapidare risorse e minare ulteriormente la credibilità residua della città in Italia e nel mondo. 

Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agosto

Le insegne di Tiberis in mezzo ai mille pali gialli dei semafori e ai tristi cartelloni abusivi della zona Marconi

Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agosto

La mitica entrata di Tiberis, con i due immancabili vasetti di plastica. Per fortuna Sora Pinuccia qui non ha messo i vasi coi tralci di vite, piazzati ad umiliare Largo Argentina

Si pensi al turista curioso che si catapulta a Parigi da 15 anni sapendo di Paris Plages e oggi viene a Roma a testare il corrispettivo capitolino... Progetto dicevamo, ma quale progetto ha la città per il suo Fiume Tevere? In questi giorni non potendo ammettere onestamente la caratteristica one shot di questa iniziativa, l'amministrazione continua a ripetere che l'esperimento sta dentro ad un progetto più ampio di recupero del fiume. Ovviamente è tutto fake. Non c'è l'ombra di un progetto (un ufficio sì, almeno quello, ma con le poltrone non si fanno progetti, non si vincono bandi europei, non si reperiscono finanziamenti), non c'è l'ombra di una visione, non c'è mezzo accordo con Regione e Soprintendenze per pulire tutti gli argini del centro ricoperti di graffiti (quelli di Retake ci hanno fatto una campagna per mesi, inascoltati: la Soprintendenza ha lavorato per anni per bloccare lo stupendo murale di Kentridge, ma non spende un minuto di tempo per ripulire i graffiti che lordano i ponti di 500 anni fa), non c'è mezza idea per salvare le banchine dall'invasione di paccottiglia e cibo mediocre durante i mesi estivi, non c'è un piano per pulire rapidamente le fondamentali piste ciclabili (autentiche autostrade per biciclette, potenzialmente utilissime) ogni volta che vengono ricoperte di limo durante le piene e restano così per mesi, non c'è una modalità per avere ragione dei mille accampamenti abusivi (c'è scappato anche il morto, ma ormai non basta più) che si sono installati sotto ogni ponte, non c'è un piano per la navigabilità, non c'è un piano per pulire gli argini, non c'è un cavolo di piano per l'Aniene che pure ha un potenziale naturalistico e economico notevole.
E se tutto questo nella mente di qualcuno dovesse esistere (pur non comunicato), allora perché partire proprio con l'attività più triste e squallida andando a pregiudicare per il futuro e a ridicolizzare tutta la progettualità potenziale per il rilancio del fiume che da solo è un progetto che vale la consiliatura? E se c'è un progetto per il fiume (pur non comunicato) come mai dopo oltre 2 anni di consiliatura - ricordiamo che nei 5 anni di un sindaco i primi 2 servono per seminare, i secondi 3 per raccogliere, mentre qui non si è seminato NULLA - non se ne sa nulla? Forse perché si procede a tentoni e basta?

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Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agosto

Le amene docce di Tiberis

L'unico piano serio e di grande visione per il fiume era stato impostato alla fine della scorsa consiliatura grazie a Giovanni Caudo e a Ignazio Marino i quali vincendo le Olimpiadi (che guardacaso sono andate a Parigi la quale guardacaso investirà molto sul suo fiume, rendendolo balneabile grazie ai quattrini del Comitato Olimpico Internazionale) avrebbero investito per creare un imponente parco fluviale nel rettangolo di città oggi tutto mignotte e immondizia urbanistica ricompreso tra la Flaminia e la Salaria con appunto il fiume in mezzo. Una zona mortifera e putrescente dalla quale le aziende (vedi Sky) fuggono via e che sarebbe diventato il sogno di un'area verde fruibile, percorsa da un trenino già esistente e da riqualificare, puntellata da costruzioni sostenibili e di qualità dove realizzare il villaggio olimpico e in seguito trasferire il tribunale liberando una volta per tutte il Rione Prati. Naturalmente l'unico progetto serio che avrebbe davvero, come amano dire i ciarlatani dell'ultim'ora, restituito il fiume alla città è stato bloccato dalla Sindaca annullando il dossier olimpico e gettando la città in un declino e in una depressione dalla quale non si sa minimamente come venire fuori. 

Un altro progetto serio per il fiume, sempre firmato dai signori di cui sopra, era quello a Tor di Valle. Dove la realizzazione del nuovo Stadio della Roma avrebbe portato ad uno straordinario parco fluviale con tanto di attracchi e imbarcaderi per accedere alle partite via battello. Anche questo, ovviamente, una volta arrivata Raggi, la sedicente paladina del Tevere, è stato bloccato e sommerso da una serie di malversazioni e illeciti di cui si sta occupando la magistratura: un progetto di qualità urbanistica mai visto a Roma, tutto pagato da privati, trasformato in una pozzanghera di corruzione e oggi la ciclabile di Tor di Valle lungo il fiume non è più neppure frequentabile. 
Roma all'ultima spiaggia. Sotto Ponte Marconi si chiama Tiberis l'umiliazione d'agostoE proprio Parigi è stata più volte evocata dalla Sindaca. Al di là della pena che provocano in noi certe dichiarazioni (Anne Hidalgo dovrebbe citare per danni) la domanda che resta nell'aria è la seguente: da quanto tempo Virginia Raggi non frequenta una città europea cercando di analizzare come viene amministrata? Da quanto tempo non lo fanno seriamente i suoi collaboratori? Perché magari c'è anche buona fede, ma la buona fede nel fare le cose è inutile, anzi dannosa, se non è associata ad una competenza, ad uno studio, ad un approfondimento. La Sindaca di Roma appare non sapere minimamente come gira il mondo ne di averlo mai saputo. Le conseguenze le paghiamo ogni giorno noi come cittadini e la città le pagherà per i prossimi decenni. Le conseguenze di quella che Flavia Perina oggi su La Stampa chiama la "ideologia poveraccia". Adesso però basta. BASTA! Roma non è questo anche se avete convinto quasi tutti, Roma non è la capitale pezzente che volete per forza farci digerire. Roma non è il luogo del declino senza speranza e della bruttezza dovunque. BASTA ancora una volta!

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