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Roma fa Schifo non è più su Facebook, ecco perché

Creato il 20 luglio 2018 da Romafaschifo
Roma fa Schifo non è più su Facebook, ecco perchéPer carità, non possiamo essere noi a dirlo perché siamo parti in causa, tuttavia in un'Italia che si avvia a grandi passi verso una deriva da Russia di Putin questa novità non ci voleva. 

Di quale novità stiamo parlando? Semplice: La pagina Facebook di Roma fa Schifo, forte di 10 anni di storia, di aggiornamenti h24 e di oltre 170mila utenti unici forse era diventata troppo influente per passarla liscia. Con un pretesto la piattaforma l'ha oscurata ieri, senza grandi speranze di riaverla indietro. 

Si tratta dello sfogo di tanti cittadini, si tratta del luogo dove in questi anni decine e decine di migliaia di persone hanno avuto l'aiuto necessario per  aprire gli occhi dopo essersi a lungo assuefatti a situazioni inaccettabili, si tratta di un luogo di dibattito, di approfondimento, di confronto e di scontro quotidiano su temi di interesse collettivo e con l'obbiettivo costante del miglioramento della città. Si tratta dell'unico luogo (e questo da sempre e non da oggi) dove non viene fatto il minimo sconto all'amministrazione di turno che questa sia capitanata da Alemanno, Marino o Raggi poco cambia. Tutto questo oggi non c'è più.

Cosa è successo? In tutta apparenza sembrerebbe un problema dovuto al micidiale algoritmo di Facebook. Quel sistema che, complici segnalazioni anonime da parte degli utenti, riesce a chiudere pagine e profili personali con l'accusa di pornografia solo se si pubblica la foto di una mamma che allatta un bambino, o di un nudo artistico in una scultura classica o in un dipinto del Cinquecento. 


Qualche giorno fa abbiamo pubblicato sulla pagina Facebook un filmato che poi è girato in altre pagine (in molte è ancora online senza nessunissimo problema e questo dice molto sull'algoritmo di cui sopra) e che potete vedere qui sopra. Si trattava di un fatto a nostro avviso significativo: una aggressione, per quanto solo verbale, di uno o più cittadini contro il gruppo di scippatrici che in barba all'azione delle forze dell'ordine ogni giorno frequentano la metropolitana. L'aggressione verbale era condita di plateali minacce di morte e di percosse. E' uno scenario che più volte in molti nostri contenuti social e qui sul sito avevamo prefigurato e previsto: lasciare le cose in abbandono e non risolvere i problemi in maniera autorevole e istituzionale porta le persone a risolverseli per conto loro in maniera spiccia. 

Avevamo pubblicato su Facebook il video aggiungendo questa frase di presentazione: "Cosa aspettiamo per intervenire, che qualcuno linci le scippatrici?". In italiano la frase è chiarissima, in italiano la frase segnala e rappresenta un rischio da evitare (il linciaggio ipotetico e ormai neppure troppo ipotetico) e suggerisce la soluzione per far sì che non si presenti (intervenire). Già, in italiano. Ma chi controlla le tante segnalazioni che per rappresaglia la pagina Facebook di Roma fa Schifo riceve non è italiano, è magari pakistano, magari egiziano, magari inglese e irlandese. Probabilmente sta a Dublino e da lì, in pochi secondi, aiutandosi chissà come, deve decidere sulla chiusura di pagine e profili. Evidentemente il nostro addetto Facebook ha letto linciaggio, ha armeggiato su Google Translate in attesa che Facebook si faccia un traduttore anche lui, e ha pensato che noi si inneggiasse al linciaggio delle scippatrici sotto la metro quando invece il messaggio che volevamo dare era esattamente l'inverso. L'accusa? Bullismo!
Roma fa Schifo non è più su Facebook, ecco perché


Ma se Facebook, come è comprensibile che sia essendo una realtà che deve gestire svariati milioni di contenuti al minuto, non capisce e travisa le cose; se non è in grado di distinguere tra un paradosso e una minaccia, tra uno scherzo ed un reale pericolo, tra una mamma che allatta e un film zozzo e tra una segnalazione di rischio e un incitamento alla violenza, come mai questo succede solo a noi e non a tutti? Innanzitutto non avviene solo a noi e ci sono migliaia di storie di questo tipo, ma poi c'è da dire che noi siamo più soggetti perché siamo sotto il fuoco di fila delle segnalazioni. Ed è un po' questo il punto.

Da alcuni mesi o anni a questa parte la situazione è diventata incontrollabile. Forse a causa del nostro ruolo che mette davvero, ogni giorno, con una immensa visibilità, in difficoltà l'amministrazione della città di Roma; forse perché non c'è nessun altro media che davvero disvela la verità sulla capitale d'Italia; forse per l'abitudine - che non deve piacere ai potenti - che hanno molti giornali a pescare tra le nostre chiavi di lettura per costruire i propri contenuti; forse a causa di chissà cosa ma una squadra organizzatissima di persone, sistematicamente, invia contro di noi segnalazioni a Facebook. Si tratta di persone esperte, sanno dove Facebook è fallace: tutti i segnalatori di quel video sapevano alla perfezione (bastava leggere) che il nostro auspicio era evitare un linciaggio, non fomentarlo, eppure hanno segnalato in massa lo stesso. Le informazioni che devono o non devono essere disponibili ai cittadini vengono decise in questo modo, da queste locuste, da questi gruppi organizzati e - è facile ipotizzarlo - al servizio di una parte politica. 

Prima dell'arrivo al potere di partiti populisti e xenofobi questi attacchi erano davvero molto meno frequenti anche se non inesistenti. Un episodio simile ci accadde nel 2014, quattro anni fa. All'epoca pubblicammo - ovviamente per biasimarlo e denunciarlo - un cartello apparso allo stadio riportante la scritta "MARINO FROC..". Per Facebook a scrivere quell'offesa eravamo stati noi, non riusciva a valutare che in realtà l'avevamo pubblicata per condannarla. Poi però Facebook si accorse dell'errore e restituì la pagina, anche grazie ad una straordinaria mobilitazione di stampa e politica. Dopo quattro anni nulla è cambiato: gli algoritmi di Facebook ancora non funzionano a dovere, nonostante i miliardi e miliardi di fatturato quotidiano l'azienda di Mark Zuckerberg si picca di non avere di fatto alcuna presenza in Italia, di far gestire il paese a persone che non sono di madre lingua italiana e che dunque hanno immensa difficoltà a comprendere le sfumature di una frase o di un linguaggio, magari dialettale. Una cosa in realtà è cambiata: all'epoca i primi, in prima fila, a mobilitarsi per la riapertura della pagina furono i consiglieri a Cinque Stelle: perché ora come all'ora menavamo duro e senza sconti contro chi era al potere. Ma oggi al potere ci sono loro e invece di solidarizzare con l'unica voce indipendente della città magari segnalano (e, di più, querelano: ma questa sarà un'altra storia che vi racconteremo presto).

In attesa di improbabili ravvedimenti da parte di Facebook invitiamo tutti a seguirci su Twitter e naturalmente qui sul sito. 

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