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Romancing SaGa 2: Recensione del JRPG a 16-bit di Square-Enix

Creato il 28 dicembre 2017 da Lightman

Per quanto i collezionisti più incalliti possano opporsi, bisogna ammettere che la distribuzione digitale è stata una manna dal cielo per il mercato videoludico. Sempre più sviluppatori indipendenti hanno potuto diffondere i propri lavori senza dover entrare nel circuito delle major e, contemporaneamente, le grandi software house hanno potuto muoversi con maggiore libertà, finanziando anche progetti minori dal ritorno economico non assicurato. Si accoda a tale corrente di pensiero anche la decisione presa da Square-Enix di distribuire in Occidente Romancing SaGa 2, uscito originariamente nel 1993 per SNES ma mai esportato in Europa e Stati Uniti fino al 2016. Dopo la release per iOS e Android dello scorso anno, il jrpg della casa di Final Fantasy approda sulle quattro principali piattaforme di gioco (PS4, Xbox One, Switch e PC). Sarà valsa la pena aspettare ventiquattro anni?

Sperimentazione a 16 bit

C'è stato un periodo nella storia dei videogame in cui i giochi di ruolo giapponesi erano fra i titoli più richiesti sul mercato. Erano i primi anni '90, quelli del Super Nintendo e del MegaDrive, dei processori a 16 bit e delle grafiche 2D in pixel art. Fra tutte le software house salite sul carrozzone dei JRPG, Square è stata in grado di indicare la direzione più di ogni altra. Capolavori come Final Fantasy VI o Chrono Trigger hanno definito un canone estetico, consolidato una formula di gioco e conquistato il cuore di milioni di fan in tutto il mondo.

Queste pietre miliari vengono tutt'ora riverite come reliquie sacre e fungono da ispirazione e modello per tanti sviluppatori, ma ciò non vuol dire che nel corso degli anni Square non abbia saputo sperimentare. La serie SaGa, tanto amata in patria quanto sconosciuta in Occidente, è la dimostrazione lampante di tale sperimentazioni. Con il suo intreccio narrativo non lineare, il mondo di gioco esplorabile liberamente - sebbene sprovvisto di world map - e lo sviluppo dei personaggi slegato dal semplice level up, SaGa si pone in antitesi rispetto a Final Fantasy, il vero campione delle scuderie Square. Romancing SaGa 2 non si comporta diversamente dai quattro capitoli che l'hanno preceduto (tre dei quali arrivati in Occidente col nome di Final Fantasy Legend), portando con sé tutto il carico di pregi e difetti che ogni tentativo di innovazione comporta.

Ritorno ad Avalon

Il Regno di Avalon non è più al sicuro. I Sette Eroi, un tempo salvatori del reame e ora entità sospese fra la dimensione divina e quella del mito, hanno minacciato di radere al suolo i territori sotto il dominio del giusto e magnanimo Re Leon. Per proteggere la bella terra di Avalon, il sovrano e i suoi due figli Victor e Gerard daranno il via ad una guerra che perdurerà centinaia di anni, lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue. L'introduzione con cui la trama di Romancing SaGa 2 viene presentata ai giocatori non è sicuramente fra le più inusuali: il regno di un mondo medievale-fantastico rischia la distruzione e sarà compito del giocatore-eroe salvarlo. Il modo in cui i giocatori dovranno adempiere a tale compito, però, non è altrettanto prevedibile.

Da un JRPG pubblicato originariamente nel 1993, ci aspetteremmo una struttura narrativa lineare, da scoprire guidando un manipolo di personaggi ben caratterizzati nella personalità e nelle abilità. Romancing SaGa 2 non fa nulla di tutto questo. Dopo l'introduzione del personaggio di Gerard, la caratterizzazione dei personaggi smette quasi di esistere, così come una struttura narrativa ben definita. Come detto in precedenza, la guerra contro i Seven Heroes - purtroppo il gioco non è stato tradotto in italiano - dovrà perdurare per decine, centinaia di anni. È alquanto improbabile che il principe Gerard e il suo manipolo di compagni possa sopravvivere per tutto questo tempo.
Per tal motivo, i ragazzi di Square hanno introdotto una interessante feature: il sistema delle generazioni. Avanzando nella storia, vedremo gli anni scorrerci davanti agli occhi. Dopo un numero stabilito di anni, lo scettro e la corona passeranno di mano, com'è lecito aspettarsi. Saranno i giocatori a scegliere quale erede deve diventare, di generazione in generazione, il nuovo re, ereditando con la corona anche le abilità e le skill del sovrano che l'ha preceduto. In un mondo in guerra, comunque, non è così scontato morire da vecchi, circondato dai parenti riuniti attorno al capezzale. Una delle più interessanti " novità" datate 1993 è la presenza dei Life Points: tale valore viene intaccato nel momento in cui una delle nostre unità cade in battaglia. Nel caso in cui uno dei membri del nostro party venga sconfitto, i LP scenderanno di una unità e tale punto non sarà più recuperabile. Nel momento in cui l'indicatore raggiunge lo 0, l'unità sarà morta definitivamente. Se nel caso dei commilitoni tale perdita significa ben poco in termini di gameplay e trama visto che Avalon è stracolma di eroi da arruolare, veder morire il sovrano comporterà l'avanzamento obbligatorio della generazione. L'esperienza da giocatori di jrpg consiglierebbe quindi, onde evitare di perdere per sempre i propri personaggi prima del dovuto, di spendere qualche ora nel farming, aumentando i livello dei nostri eroi. Ebbene, anche qui Romancing SaGa 2 riesce a sorprendere i giocatori.

Sconfiggere i nemici garantisce sì punti esperienza, ma il modo in cui questi vengono assimilati è differente dalla stragrande maggioranza dei giochi appartenenti al genere. Il parametro numerico del livello non è univoco, quanto piuttosto diviso fra i punti vita e le varie armi: utilizzare sempre il fioretto in battaglia ci renderà maestri nell'uso di questa lama, ma allo stesso tempo saremo completamente inetti con uno spadone barbaro fra le mani e così via. Fin qui il sistema di Romancing SaGa 2 sembrerebbe sì astruso, ma non dissimile da tanti altri giochi. In realtà, il codice di RSG2 nasconde più di un segreto. Partiamo dall'esplorazione dei dungeon. Come è facile intuire, la progressione è frammentata e a discrezione dei giocatori. Saremo noi a decidere, in più di un'occasione, in che ordine e in che modo esplorare i vari dungeon, purtroppo mai realmente differenti e quasi sempre dalle dimensioni contenute.

All'interno dei vari labirinti, i mostri da sconfiggere saranno facilmente individuabili sulla mappa. Ad ogni battaglia vinta - e qui interviene una delle meccaniche più intriganti e allo stesso tempo più fastidiose di tutto il gioco - il livello dei nemici salirà. Affrontare tutti gli avversari significa quindi arrivare alle ultime stanze sapendo di trovarsi davanti creature quasi impossibili da battere, anche per i giocatori migliori. Scappare potrebbe essere una giusta ipotesi, ma i nostri eroi non potranno imparare skill e abilità senza scendere in battaglia, dato che queste vengono apprese in modo completamente casuale durante gli scontri. Tutto questo conduce ad una sola conclusione: affrettarsi verso la fine del gioco non è soltanto una scelta scellerata, è semplicemente impossibile. Bisognerà approcciarsi all'opera accettando il sistema di evoluzione dei personaggi, destinati a trasmettere le proprie conoscenze e le proprie abilità di generazione in generazione, per poter tenere testa ai Seven Heroes. Nel fare questo, i giocatori dovranno tener a mente un'altra importante feature del titolo, vale a dire la sua componente gestionale. Dalla sala del trono, potremo decidere come investire le riserve d'oro del regno, finanziando progetti per nuove armi e armature, così come la realizzazione di nuove infrastrutture: ovviamente, un avanzamento tecnologico non potrà che avvantaggiare i giocatori nella sanguinosa guerra.

Non è tutto oro ciò che luccica...

Come segnalato in apertura, Romancing SaGa 2 è stato portato per la prima volta in Occidente lo scorso anno, distribuito sugli store di Apple e Google. Quella disponibile su PC e console è esattamente la stessa versione del gioco che gli utenti potrebbero giocare sul proprio tablet. Romancing Saga 2 offre quindi l'interfaccia da titolo per smartphone, con grosse finestre di dialogo e menù pieni di grandi icone colorate.

Se quello dell'interfaccia è tutto sommato un problema minore, non si può dire la stessa cosa dei tremendi controlli. Il JRPG di Square soffre di evidenti problemi di imput lag, che si rendono palesi nei momenti più concitati dell'esplorazione dei dungeon, quando saremo costretti a scappare dagli artigli dei nemici. In tutto questo, non brilla nemmeno la realizzazione tecnica: gli sfondi sono stati ridisegnati per adattarsi alle risoluzioni degli schermi HD, ma questa tirata a lucido cozza con gli sprite dei personaggi. Nel comparto audio-visivo non brillano neppure le musiche, del tutto anonime e persino abbastanza fastidiose.


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