romanzi incompiuti & pasta alle vongole

Da Denait @denait

Avete mai provato a riprendere in mano un romanzo incompleto, o anche una semplice dozzina di pagine, dopo un paio di mesi? A me capita spesso perché sono discontinuo e tendenzialmente pigro. La sensazione che traggo dal manoscritto “freddo”, è per lo più di disgusto. E’ come tirare fuori un piatto di pasta con le vongole dal frigo e pensare di mangiarla con avide forchettate.

Ma neanche a parlarne! Solo che se un piatto di pasta alle vongole, mal che vada in mezz’ora lo si mette in campo, un corposo pezzo di romanzo di solito è frutto di settimane se non mesi di lavoro. Che si fa, li si butta? Pare demenziale, ma in un paio di casi l’ho fatto. Dimostrando una lungimiranza degna di un kamikaze alle prime armi anni fa gettai via circa duecento (200) cartelle di un romanzo di fantascienza dopo che per tre mesi non lo avevo toccato causa esami universitari. C’è da dire che quella roba non si poteva leggere tanto era scritta male, ma poco importa: non mi verrete a dire che i romanzi di Moccia sono scritti bene, no?

Ecco, in questi giorni ho dovuto mollare per forza di cose i due romanzi che sto scrivendo: ieri ho provato a riprenderli in mano e le sensazione che ne ho tratto è stata proprio quella della pasta alle vongole del giorno prima. Questa volta però mi violenterò senza dubbio e mi costringerò a continuare quello che ho iniziato. Un po’ perché aver finito almeno un romanzo mi legittima a pensare a me stesso come ad uno “scrittore wannabe” piuttosto che ad uno scribacchino incapace di insozzare anche un file word inerme. Ed uno scrittore wannabe ha indubbiamente più pelo sullo stomaco dello scribacchino ecc… è può affrontare con piglio deciso e sprezzo del pericolo anche la più temibile delle vongole…