L’annuncio e la fase embrionale del progetto è ormai di quasi un anno fa. A che punto siamo oggi? L’ho chiesto a Massimo Achini, presidente del CSI nazionale.
“La cosa difficile negli accordi con le federazioni – inizia Achini – è quella di passare dalle convenzioni alla collaborazione, cosa non affatto semplice e immediata. Il percorso intrapreso con la FIR procede piuttosto bene un po’ ovunque, anche se al momento ci sono punte già avanzate solo in Veneto e Toscana”.
Quale la diffusione del progetto fino ad ora?
“Direi che oggi siamo al 20% della capacità totale. La mia speranza è che da settembre, con la nuova stagione, si possa partire veramente con una attività settimanale continuativa in maniera tale da raggiungere il 50/60% delle nostre potenzialità nel giro di un anno”.
Quali le difficoltà principali?
“Sono soprattutto di tre ordini. L’impiantistica, con campi non sempre facilmente ottenibili o convertibili. In secondo luogo non ci ha aiutato l’aver iniziato a lavorare a stagione praticamente già cominciata, per questo confidiamo nella prossima. Infine c’è il problema degli istruttori-allenatori: ricordo infatti che per noi è fondamentale che ci sia una progettualità educativa che vada comunque al di là dello sport”.
Trovare tutti questi allenatori/istruttori però non è semplice…
“Vero. Ma in questo ci sta aiutando molto la FIR e contiamo molto su quello che chiamiamo effetto-moltiplicazione: ogni istruttore formato può prepararne molti altri”.