rush

Creato il 28 settembre 2013 da Albertogallo

RUSH (Usa/Uk/Germania 2013)

Mi piacerebbe poter dire che sono andato a vedere questo film nonostante il fatto che la Formula 1 mi lascia abbastanza indifferente. Ma la verità è che questo – se così vogliamo definirlo – sport mi fa proprio schifo, lo trovo inutile, noioso e persino moralmente deprecabile (per motivi che non starò qui ad approfondire). Eppure. Eppure Rush è un gran film, una pellicola appassionante, scritta benissimo e confezionata da dio che ha tutte le carte in regola per piacere anche a chi, come me, la Formula 1 la metterebbe volentieri nell’elenco delle cose da eliminare dal pianeta Terra.

Partiamo dal regista, Ron Howard. Potete dirmi quel che volete, che è commerciale, che è iperhollywoodiano, che è poco intellettuale, che non è un autore, ma il fatto indiscutibile è che l’ex ragazzino di Happy Days, oggi brutto in un modo imbarazzante, ma questo non c’entra, è uno che ci sa fare. L’aveva già dimostrato più volte in passato con pellicole come A beautiful mind e Frost/Nixon (e persino Apollo 13, che secondo me non è affatto male), e con Rush non fa che confermare il suo talento. Ok, ha anche diretto cagate colossali come Il codice Da Vinci e Angeli e demoni, ma che ci volete fare, bisogna pur campare, no? In Rush non c’è una sbavatura che sia una, un’inquadratura fuori posto, un’immagine di troppo. Certo, stiamo parlando di un filmone americano, di quelli costosissimi, dove nulla è lasciato al caso e non è che puoi tanto permetterti di non fare le cose in maniera perfetta, ma è anche vero che sarebbe stato facile farsi prendere la mano dall’enfasi, dalla retorica, dallo strappalacrime, dal patetico… Tutte cose che qui non accadono: c’è un po’ di enfasi, un po’ di retorica, qualche scena patetica, ma senza esagerare. Il giusto. Persino le musiche, firmate da Mr Pomposità Hans Zimmer, sono dosate in modo da evitare eccessi di drammaticità. E questi 125 minuti di gare, incidenti, sorpassi e conferenze stampa scivolano via che è un piacere.

Penso in ogni caso che gran parte del merito della riuscita di questa pellicola sia attribuibile al lavoro del discontinuo eppur geniale sceneggiatore inglese Peter Morgan, maestro indiscusso e superstar dietro le quinte del cinema commerciale del XXI secolo: è lui che ha scritto, tra gli altri, film come The Queen, L’ultimo re di Scozia, Il maledetto United, La talpa e Hereafter. In Rush riesce perfettamente nell’intento di creare una tensione da tragedia greca nel descrivere il travagliato rapporto umano e professionale tra i piloti James Hunt e Niki Lauda, arcirivali negli anni Settanta: i caratteri diametralmente opposti dei due sportivi emergono magnificamente, e le sfide che li coinvolgono sui circuiti di tutto il mondo risultano emozionanti anche per chi, come si è detto, di Formula 1 sa poco o nulla. Un po’ com’era accaduto con il calcio nel Maledetto United. Ecco cosa significa saper scrivere un film!

Credibile il cast, con menzione particolare per le magnifiche Olivia Wilde e Alexandra Maria Lara (le mogli dei due piloti) e per Daniel Brühl nei panni di Lauda: la sua bruttezza, il suo portamento goffo e il suo sguardo rivolto sempre verso il basso contribuiscono a creare un personaggio a 360 gradi. Decisamente più inutili, invece, Chris Hemsworth e il nostro Pierfrancesco Favino nei ruoli, rispettivamente, di Hunt e Clay Regazzoni.

Rush: la prima bella sorpresa di questa stagione cinematografica.

Alberto Gallo



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