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RWC 2019, le solite pretendenti scaldano i motori. Eppure quel Giappone lì…

Creato il 18 settembre 2019 da Ilgrillotalpa @IlGrillotalpa

RWC 2019, le solite pretendenti scaldano i motori. Eppure quel Giappone lì…

Venerdì il match tra i nipponici e la Russia darà il via al Mondiale. Le favorite sono sempre le solite, ma qualcosa – tra di loro – si sta muovendo. E l’Italia? Beh, la speranza del tifoso è lecita, ma se vogliamo rimanere lucidi…  

Il rugby è un gioco complesso, il rugby  uno sport in cui l’organizzazione ha quasi sempre il sopravvento sul talento individuale, nel rugby vince sempre il migliore in campo. Sono frasi/assiomi che abbiamo sentito innumerevoli volte e che stringi stringi non possono essere smentite. Lo dicono i risultati, lo dicono le statistiche. La conseguenza inevitabile di quelle premesse è che le sorprese sono molto rare nella disciplina con la palla ovale. Ci sono anche quelle, per carità, ma sono poche. E diventano pochissime quando di mezzo ci sono i Mondiali.
Basta prendere vincitori e finalisti dal 1987 a oggi: la Nuova Zelanda ha trionfato tre volte, Australia e Sudafrica due, una l’Inghilterra. All Blacks che poi una volta sono arrivati secondi, due volte sul secondo gradino del podio per il XV di Sua Maestà e per i wallabies. Qui entra in scena la Francia, tre volte arrivata in finale e tre volte uscita sconfitta. Se allarghiamo lo sguardo anche alla finalina per il terzo e quarto posto vanno coinvolte anche Galles, Argentina e Scozia. Un po’ poco per 8 edizioni iridate, stessi protagonisti quasi sempre, ma così è, la natura di questo sport è elitaria. Anche nelle partite delle fasi a gironi gli exploit si contano sulle dita di una mano: il Giappone che batte il Sudafrica nel 2015, le Fiji vittoriose sul Galles nel 2007. Poco altro.

Venerdì scatta la RWC in Giappone, sarà diversa? Nei nomi dei protagonisti no, ma va detto che i nomi dei pretendenti alla vittoria finale proprio pochi non sono. Nel 2015, in Inghilterra, gli All Blacks partivano come favoriti assoluti, quattro anni dopo le cose sono un po’ cambiate: la Nuova Zelanda è ancora il nome più ricorrente come candidata numero uno alla vittoria finale, ma con una percentuale inferiore. Se alla fine ad alzare la Webb Ellis Cup fosse una tra Irlanda, Galles e Inghilterra non ci sarebbe certo da sorprendersi. Australia e Sudafrica arrivano un po’ a fari spenti ma faranno strada. Francia, Argentina e Scozia hanno carte e capacità di inserirsi, i giapponesi (e Fiji) saranno una mina vagante. E i padroni di casa hanno buone chance di passare il turno, cosa che li farebbe diventare la maggiore novità iridata da un bel pezzo in qua. Poi vengono un po’ tutte le altre, con Russia, USA, Uruguay, Namibia e Canada che sembrano destinate a non lasciare un gran segno. Sembrano eh.
Non semplice indicare i nomi delle semifinaliste, molto faranno gli incroci dei quarti: arrivare primi o secondi nei gironi può fare una differenza enorme.

E l’Italia? Gli azzurri arrivano al torneo dopo alcuni anni decisamente negativi, con poche luci e tante ombre. Il gruppo sembra tranquillo, lo staff si dice sicuro di potersi quantomeno giocare le sue possibilità, che oggettivamente non sono però molte con due squadre decisamente inferiori (Namibia e Canada) e due nettamente superiori (Sudafrica e Nuova Zelanda). Questo dice la carta. Saranno gare non semplici: nelle prime due siamo chiamati a vincere senza se e senza ma, la parola “sconfitta” non va nemmeno presa in considerazione, ma proprio per questo sono due match che possono nascondere insidie mentali e di approccio. Con Springboks e All Blacks la storia sembra essere già scritta, questo può essere un vantaggio e ci può consentire di affrontare impegni che sembrano proibitivi con una “leggerezza” maggiore. Può aiutare, ma i tuttineri sono oggettivamente di un altro sistema solare e il Sudafrica… beh, meno si parla dell’impresa del 2017 e meglio è, che quella che è arrivata in Giappone è squadra che ha ben altre certezze di quella di Firenze.

My two cents: spero nella vittoria di una squadra dell’emisfero nord, Galles o Irlanda, ma attenti al Sudafrica…

Queste le mie previsioni sulla fase a gironi, poi diventa difficilissimo dire chi andrà avanti: come dicevo prima conteranno molto gli incroci. Determinanti diventeranno, inevitabilmente, le energie fisiche e nervose e la situazione nelle infermerie.
Buon Mondiale a tutti

Pool A: Irlanda, Giappone
Pool B: Nuova Zelanda, Sudafrica
Pool C: Inghilterra, Argentina
Pool D: Galles, Australia

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