Saint Vulbas, la cittadina che ama il nucleare

Creato il 26 maggio 2011 da Lorenzo_gigliotto

Saint Vulbas sembra un paradiso terrestre: fiori dappertutto, giardini, fontane, strade luccicanti, aree gioco per bambini, campi da tennis, case fatate, geometrie da Eden in miniatura. E poi attività sportive gratuite, tasse sulla casa praticamente inesistenti, bollette dell’acqua dimezzate, abbonamenti ai mezzi pubblici regalati, assistenza agli anziani scontatissima. Quella che doveva essere una maledizione, è diventata la più ghiotta delle opportunità: in pochi anni, la centrale nucleare di Saint Vulbas ha catapultato il piccolo villaggio francese in una bolla di ricchezza.
Una trasformazione resa possibile dai 60 milioni di euro in royalties che la società di energia elettrica francese (Edf) ha versato annualmente nelle casse dei comuni limitrofi alla centrale. Saint Vulbas, il paese più a ridosso dei reattori, è così diventato un’isola felice dove tutto è il contrario della retorica, dove ogni aspettativa viene puntualmente smontata. «Guardate che meraviglia – dice Celine Poulet mostrando con orgoglio il suo ristorante – Se non ci fosse stata la centrale, niente di tutto questo sarebbe esistito». La centrale di Saint Vulbas è quella più vicina all’Italia. Appena 120 chilometri dal confine, circa 200 chilometri da Torino e soltanto 30 da Lione. Prima di votare sul nucleare, gli italiani potrebbero fare una capitana da queste parti. I più scettici sull’energia atomica rischierebbero di cambiare idea. Certo, le quattro torri di evaporazione fanno paura: si ergono al cielo come mostri del progresso, fumando immense nuvole di vapore acqueo 24 ore al giorno. A vederle da vicino spaventano, così come desta preoccupazione l’onda lunga d’inquietudine che da Fukushima, inevitabilmente, è arrivata sin qui.

Ma gli sgravi fiscali che l’amministrazione comunale offre ai suoi abitanti grazie alle royalties, sono un bell’incentivo a lasciar da parte timori e suggestioni. E allora, mormorano in paese, ben vengano le centrali nucleari. «Tutto sommato – dice Marguerite, proprietaria del principale bar del paese – dalla realizzazione dell’impianto abbiamo avuto più benefici che disagi: i nostri clienti sono aumentati e gli affari girano a mille». Le fa eco l’anziano gestore dell’hotel de la Place, a pochi chilometri da Saint Vulbas. «Da quando la centrale è in attività, non abbiamo mai camere libere: da qui passano manager, operai, imprenditori». Dalla costruzione della centrale a oggi, Saint Vulbas è stato investito da uno sviluppo economico spaventoso. Approfittando delle agevolazioni fiscali comunali, sono proliferate a ritmi vertiginosi industrie, attività commerciali e abitazioni. A pochi passi dal centro del villaggio, è sorto il grande parco industriale Plaine de l’ain, polo d’attrazione finanziario che ha calamitato 115 aziende per un totale di 4.500 lavoratori. E poi c’è il grande Centre International de Rencontres, parco sportivo e culturale ad accesso gratuito, un tripudio di margherite e campi da tennis, giardini e palestre. Sull’onda del progresso economico, la popolazione del villaggio è raddoppiata, passando dai circa 400 abitanti della fine degli anni Sessanta (quando iniziarono i lavori di costruzione dei reattori) agli oltre 800 attuali. Metà sono lavoratori della centrale nucleare e del parco industriale, ma sono in tanti che, in virtù del «paradiso fiscale», hanno deciso di stabilirsi qui pur lavorando da altre parti. Come la signora Plaza Gilbert, la residente più vicina ai reattori. Le torri di evaporazione s’innalzano a un tiro di schioppo dalle sue finestre, ma per lei non sembra un problema. «Ci siamo trasferiti qui nel 1987, se avessimo avuto paura avremmo scelto un altro posto». In tanti la pensano allo stesso modo, altrimenti non si spiegherebbe il cantiere edilizio che sta sorgendo lungo la stessa strada, dove una nuova villetta è già pronta alla vendita.

A Saint Vulbas è difficile trovare qualcuno contrario al nucleare. «Se deve succedere qualcosa, vuol dire che è destino, ma noi non abbiamo paura. Il nucleare è il futuro, gli italiani non lo capiranno mai». A parlare, guarda caso, è proprio un’italiana: Elvira Magurno, trapiantata in Francia dai genitori abruzzesi negli anni Quaranta e oggi residente a 200 metri dalla centrale. «Non scrivete che qui si vive male» si raccomanda mentre prepara il tradizionale pranzo della domenica. Il marito – Mario, calabrese – ha lavorato in centrale per quarant’anni. Oggi è in pensione. «Ormai queste torri fanno parte del nostro paesaggio». E non importa se per un’ora al giorno il sole viene oscurato dal vapore acqueo: «E’ questione d’abitudine». E poi, aggiunge con una punta d’orgoglio, «qui il sindaco ci dà tutto quello che vogliamo». Se gran parte degli abitanti ritiene la centrale una fortuna, gli ambientalisti invitano ad aprire gli occhi. «La centrale nucleare di Saint Vulbas – dicono le voci più autorevoli del neonato partito Europe Ecologie Les Verts – è una delle più vecchie di tutta la Francia. Il rischio di catastrofe in caso di terremoto è altissimo».

Entrata in funzione nel 1972, la centrale è una delle più discusse di tutta la Francia, dove quelle in attività sono 58. Negli ultimi anni si sono registrati numerosi incidenti. Sarebbero 181 gli eventi significativi riscontrati dall’autorità di sicurezza nucleare (Asn) nelle quattro centrali di Rhones -Alpes (Saint Vulbas, Saint Alban, Cruas-Meysse e Tricastin, tutte vicinissime all’Italia): un incidente ogni due giorni, il 3% in più rispetto al 2008 e il 26,5% in più che nel 2007. Tutti di dimensioni irrilevanti, assicurano da Edf, eppure i comitati anti nucleare hanno più di qualche dubbio. Pochi mesi fa, proprio nella centrale di Saint Vulbas si sono registrati due incidenti in cui è fuoriuscita acqua radioattiva e in cui un operaio ha perso una falange. Episodi che hanno spinto Asn a parlare di «deterioramento della sicurezza» in questa centrale. Non solo. Secondo i Verdi francesi, ci sarebbero «tanti altri incidenti che la direzione della centrale non rende pubblici». Come se non bastasse, la Ferrovie federali svizzere hanno annunciato la volontà di sbarazzarsi della loro partecipazione azionaria nella centrale di Saint Vulbas, mentre il sindaco di Ginevra, a pochi chilometri dal villaggio francese, l’ha descritta come «un impianto molto pericoloso». Ma quelli che dovrebbero essere più preoccupati – i residenti di Saint Vulbas – sembrano paradossalmente i più tranquilli. «Ma quale paura!» dice cadendo dalle nuvole un trentenne nato e cresciuto qui. «La centrale è sicura e poi, ogni anno, risparmio 3 mila euro di tasse». «E’ il potere dei soldi – commenta amaramente padre Matthieu Gauthier, sacerdote della chiesa del paese – ma questo villaggio dovrebbe capire che i soldi non sono tutto. E neanche il progresso».

di Jacopo Storni
(pubblicato il 24 maggio sul Corriere della Sera)



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