Salar de Uyuni

Creato il 24 aprile 2014 da Cristina

Randagia nel mondo

Altipiano Sud Occidentale e Uyuni, dal 16 al 19 agosto

La ragione per cui ho sempre desiderato visitare la Bolivia. Anche se mi sono accorta che ha anche altro da offrire.

L’unico modo per vedere il Salar spendendo quasi nulla è prendere un bus pubblico da Colchani a Llica, per avere un’idea di massima, ma è soltanto un “farsi una idea” e non è sicuramente la stessa cosa che “viverlo”. Senza contare che, almeno dal mio punto di vista, il pezzo forte dell’escursione non è il Salar bensì le lagune ai confini con il Cile. In alcuni forum ho anche visto che molti chiedono se sia possibile visitare la zona con mezzi propri, noleggiare un veicolo è comunque più costoso, ammesso che si possa fare, io ad esempio a Tupiza non ho visto autonoleggi. Come base di partenza ho scelto Tupiza perché: 1) come villaggio ha più attrattive di Uyuni 2) dicono che le agenzie di Tupiza siano migliori di quelle di Uyuni 3) i tour che partono da Tupiza arrivano al Salar all’alba del terzo giorno, quelli da Uyuni a mezzogiorno del primo, quindi non si vede l’alba

Ovviamente parlo dei tour più economici, e non quelli “taylor made”

Gli itinerari sono più o meno gli stessi, la buona riuscita o meno dipende secondo me dalla macchina, dal driver e dal cocinero. Si tratta comunque di passare molte ore in macchina, e si scende solo per il pranzo o per brevi soste, fotografie, belvedere, pipì nascosti dietro qualche cespuglio, sgranchimento di gambe. Il driver non è una vera e propria guida, ma possiede comunque nozioni base, ed è una persona del posto che è in grado di dare comunque delle informazioni. Un tour operator che fa prezzi troppo bassi, o li abbassa troppo contrattando, risparmia sulla manutenzione ai veicoli, le paghe ai dipendenti, la qualità del cibo. Stare a guardare i 20 Euro per cose così mi pare stupido. Le jeep sono strutturare in modo che 4 persone normali ci stanno comode. Noi siamo partire in 3. Saremmo dovuti essere in 4, ma il partecipante che manca è bloccato a Villazon da uno sciopero.

Ho scelto il tour organizzato dal proprietario dell’Hostal Los Salares di Tupiza perché in rete tutti erano concordi nel dare recensioni positive.

Delle sistemazioni e cosa indossare ne ho parlato nei capitoli generici.

Il nostro autista si chiama Victor, lo chef Elvis, non sono particolarmente loquaci, ma neppure io

Costo 1300 BOB, come bevande, si ha diritto a 1 lt di acqua al giorno, poi ci sono delle bevande gasate, se uno pensa di bere di più, o vuole birra e alcolici, deve provvedere da sé.

Partiamo verso le 8 da Tupiza, appena lasciato il paese, ci ritroviamo come d’incanto in un set da film western, canyons, gole, rocce levigate dalle forme tondeggianti, cactus, credo il nome del luogo sia El Sillar.

Sostiamo per il pranzo (milanese, patate, riso) a Cerrillos, case di mattoni rossi di fango.

Assistiamo un abitante che sta delimitando il perimetro della sua nuova abitazione, un po’ più grande di un nostro salotto. Il bagno pubblico è un gabbiotto con un buco. Ho deciso di inserire anche questi particolari “ameni” per dare idea di tutto quello che realmente è implicato nell’esperienza, e di cosa bisogna aspettarsi (ergo, oltre all’acqua già citata munirsi di carta igienica, e, una volta usata, non abbandonarla in giro). Riprendiamo la strada e, in un paesaggio sempre più desertico, e sempre più in salita, giungiamo ad un villaggio abbandonato, già a quota 4690.

Poco dopo, si arriva ad un Mirador sulla Laguna Morejon, 4855 mt. Il Diamox elimina i fastidiosi effetti causati dal soroche, ma ad ogni modo non mi sento in perfetta forma.

Oggi è stata la giornata più lunga e con meno soste. Quando varchiamo lo steccato che delimita l’accesso alla Reserva Eduardo Avaroa (ingresso 150 BOB da pagarsi extra), sono ormai quasi le 17.

Sostiamo per registrarci, micini e cagnolini, tutti impolverati, ci vengono incontro per fare amicizia. I biglietti sono da conservare, in quanto, uscendo dalla riserva, bisogna esibirli ai posti di blocco.

Ci fermiamo a dormire a Sol de Mañana, in un rifugio.

Tutti i cuochi delle varie spedizioni iniziano a scaricare le loro vettovaglie armeggiando in una cucina comune, mentre noi turisti prendiamo possesso delle stanze, molto semplici. Non c’è riscaldamento e non c’è acqua calda, quindi nessuno si lava e non c’è niente da fare in attesa della cena. A stare fermi in stanza fa freddo, io aspetto rannicchiata nel sacco a pelo. Ottima cena a base di zuppa di verdure, carne macinata, purea. Arrivano due gruppi di francesi, qualcuno butta carta igienica nei water e le condutture si intasano.

La sala ristorante è riscaldata dalla presenza umana, ma comunque si sta col berretto in testa. Dormo con l’intimo termico ed un cappello di lana, la temperatura va sotto o vicino allo zero, ma piedi e mani mi rimangono caldi.

Dopo la colazione, thè, tisane, pane, burro, marmellate, biscotti, succo di frutta, aiutiamo gli autisti a caricare e partiamo.

Oggi e domani saranno i giorni epici delle lagune del nord e sud Lipez, a pochi km dal Cile, uno spettacolo naturale straordinario ed unico, paesaggi che mai prima d’ora avevo incontrato, mi hanno lasciato a bocca aperta ed hanno arricchito il mio bagaglio spirituale e culturale.

Sequenza di lagune incontrate: Laguna Hedionda I, Kollpa (stupefacente), Blanca, Verde (straordinaria), Colorada (eccezionale)

Laguna Hedionda I

Laguna Kollpa : la sostanza bianca non è neve ma borace, un derivato del sodio che viene utilizzato nei detergenti e nei saponi.

Attraversiamo il Salar de Chalviri, una zona brulla

ed approdiamo per pranzo alla Laguna Verde. Oltre il vulcano che si staglia dietro il lago, il Licambur,  c’è San Pedro di Atacama. Per pranzo ci preparano una bistecca (un po’ dura), broccoli, cavoli e arance. Il colore verde dell’acqua è determinato dalla grande concentrazione di minerali, zolfo, carbonato di calcio, arsenico, rame e piombo, e varia secondo le condizioni di luce e di vento. Per via della brezza oggi non è al massimo, anche se credo che alcune foto viste sul web siano state sfacciatamente ritoccate.

Riesco ad avvistare alcune vischachas, lepri con la coda lunga e piatta, attratte dai resti del pranzo.

Dopo essere ripartiti, ed aver incontrato una piccola volpe

ed alcune vigogne attraversando un torrentello, arriviamo al Deserto di Dalì, incorniciato da rilievi montuosi multicolor.

La prossima tappa sono i bagni termali di Sol de Mañana

Ed i geyser

Raggiungiamo il rifugio, a Huayllajara, lasciamo velocemente i bagagli, e ci rimettiamo in marcia verso la Laguna Colorada, ultima tappa del giorno. Il colore rosso non ha origini minerali, come nella Laguna Verde, bensì organica, perché determinato da microrganismi ed alghe, gli stessi che trasmettono il pigmento ai numerosissimi fenicotteri che popolano le acque poco profonde (30 cm) del lago. Gli uccelli sono diffidenti e non si lasciano avvicinare. Le variazioni cromatiche sono da daltonismo, rosso lago verde prato giallo erba blu cielo. Abbiamo a disposizione un po’ di tempo per passeggiare e scattare foto.

La sistemazione notturna mi sembra lievemente peggiore rispetto a ieri, anche qui, niente acqua calda e quindi niente doccia. Cena: zuppa di verdure, wurstel, uova sode, patate fritte, pomodori, dolce di latte (sembra un budino).

Il terzo giorno di escursione si apre con la sosta al deserto di Silloli con le sue rocce che si ergono a sfidare il vento fino a raggiungere forme fantasione, come il fotogenico Arbold de Piedra. Che fatica arrampicarsi sulle rocce! Stiamo scendendo un po’, ma sempre fra i 4300 e i 4150 mt di altezza!

La prossima sosta è l’ultima serie di Lagune. La Hondas,

la Charcota, dove non ci fermiamo, la Hedionda II, dove invece uno vorrebbe fermarsi per sempre, e la Cañapa.

Lo scenario naturale che circonda questi specchi d’acqua è una visione miracolosa, gli uccelli che popolano la Hedionda II non sono diffidenti, ed è possibile avvicinarsi ad 1.5/2 metri, camminando piano e senza schiamazzi.

Pranzo: pollo, yucca, patate e banane al forno, papaya per frutta. Sosta al mirador del vulcano Ollague, dal cui cono si sprigionano bianche e lievi fumarole,

ed infine alla necropoli di San Juan, dove parecchie mummie ben conservate, hanno ancora una capigliatura pressochè completa, riposano in posizione fetale, la stessa della nascita. Un piccolo museo spiega usi e costumi dei popoli andini precolombiani, ed espone tessuti, vasellame, ornamenti.

Si pernotta a Chuvica in un hotel di sale, carinissimo, decorato con stoffe colorate. Pagando 10 Bob si può fare una doccia calda, mi precipito a comprare il voucher e sono la seconda in lista di attesa, proprio per essere sicura che l’acqua calda ci sia davvero, visto che è riscaldata dai pannelli solari.

Stasera fa meno freddo del solito. Cena: zuppa, lasagne, e pesche sciroppate.

La partenza per l’indomani è pianificata per le 5.30, orario che permette di arrivare in tempo al Salar de Uyuni per vedere l’alba. Fa un freddo becco.  

Scendo dalla macchina per vedere meglio l’alba, ma non resisto molto. I colori sono stupendi.

Verso le 8 raggiungiamo la Isla Incahuasi, dove ci viene concesso un po’ di tempo per gironzolare e dove infine ci viene servita la colazione.

Lo chef ci ha preparato una torta semplice tipo margherita, ma constato nuovamente, ed una volta per tutte, che i boliviani sono molto parchi con lo zucchero nelle loro ricette.

Alle 10 circa sostiamo nella luce accecante del deserto, per ammirare da vicino i geometrici ojos, attraverso cui il salar respira.

Visitiamo infine, a Colchani, un hotel di sale abbandonato, in attesa di essere restaurato,

e sostiamo per il pranzo (polpette e patate) accanto ad un mercatino turistico

L’ultima tappa è il cimitero dei treni, già prossimo alla città di Uyuni, che mi delude un po’ perché il suolo è infestato da immondizie e sacchetti di plastica, che dondolano tristemente al vento, impigliati nei rami degli arbusti.

Tocco con mano ciò che avevo letto nelle guide, ossia che Uyuni è assai meno piacevole di Tupiza, e sono contenta della mia scelta.

Il driver ci lascia all’agenzia Todo Turismo. Due parole sull’organizzazione dell’escursione al Salar. Mi sono affidata all’agenzia che appartiene al proprietario dell’hostal Los Salares di Tupiza perché le recensioni in rete erano buone. Dicono che i tour organizzati da Tupiza siano meglio di quelli che partono da Uyuni, e questo mi aveva fatto propendere per raggiungere questa città, unitamente al fatto che il soggiorno fosse più piacevole rispetto ad Uyuni.  Credo che gli itinerari seguiti siano più o meno gli stessi, quello che può fare la differenza sono il driver ed il cocinero, per quel che mi riguarda soprattutto il driver. Molti in rete si lamentano che molto spesso gli autisti sono ubriachi e quindi al mattino è un problema svegliarli, oltrechè farli guidare, ovviamente. Inoltre è indispensabile che il driver guidi con prudenza, sembra superfluo questo argomento, ma non poi così tanto, e sia disponibile a sostare a richiesta per le foto. I pasti nel mio caso sono stati semplici ed abbondanti, val la pena far notare che il pranzo viene cucinato la mattina prima di partire, e quindi si mangia freddo per forza di cose, anche se non si tratta di antipasti. Ho trovato dure ed immangiabili le bistecche di manzo. Comunque si sopravvive. La fornitura d’acqua è di un litro al giorno, è necessario portarsi gli extra. Noi avevamo anche una cassa da 6 di bibite varie, ma praticamente nn le abbiamo toccate. Quello che segnalo volentieri, relativamente a Victor è che è tornato indietro per restituirmi il sacco a pelo che avevo dimenticato nel bagagliaio.

Noi (viaggiavo con altre due coetanee) abbiamo deciso di lasciare una mancia, ed abbiamo dato, in 3, 210 BOB per entrambi.

Si tira a sera in attesa del bus, passeggiando per la cittadina di Uyuni che non ha molto da offrire, dopo aver lasciato i bagagli in custodia a Todo Turismo. Come già accennato, il bus non è molto confortevole, e troppo caro rispetto a quanto ha da offrire. Sarebbe quindi opportuno verificare che non ci siano anche altre compagnie, con posti cama, più confortevoli ed economiche.

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