Salone internazionale del Libro: tra carta e tecnologia

Creato il 15 maggio 2012 da Temperamente

Il 25° Salone del Libro di Torino è stato per noi il primo (si spera di una lunga serie). Tanti gli eventi che hanno animato la kermesse: una selezione è stata d’obbligo (non possediamo ancora il dono dell’ubiquità, ma ci stiamo lavorando).

La nostra esperienza comincia venerdì 11, nello specifico con l’incontro con Tullio de Mauro, che con un eloquio diretto, niente affatto accademico, ha tracciato il percorso linguistico della nostra penisola nell’arco degli ultimi sessant’anni. Con grande chiarezza (ebbene sì, la sua dialettica ci ha davvero affascinate) ha fatto riferimento allo stretto rapporto vigente fra lo sviluppo dell’istruzione e le capacità linguistiche di un Paese (ahinoi, l’Italia ne ha di strada da fare…) e ha rassicurato i pasoliniani dimostrando che le realtà linguistiche locali sono ben lungi dallo scomparire: sebbene l’italiano oggi sia conosciuto e parlato (quasi) da tutti, i dialetti hanno ancora lunga strada davanti a sé.

Tullio De Mauro

Inutile dire che ci sentivamo due puntini (anzi, due “puntine temperate”) in mezzo a un mare di libri – sebbene a detta di molti veterani quest’anno il Salone sia stato  in tono minore (adattamento all’austerity predicata e praticata dal’attuale governo?) a noi è sembrato immenso, non avendo termini di paragone: ci siamo orientate fra stand di ogni tipo guidate dal profumo dei libri, e abbiamo scoperto innumerevoli realtà editoriali (specie indipendenti) delle quali francamente non eravamo a conoscenza. Il Salone non s’è fatto mancare proprio nulla: è stato spiacevole, tuttavia, constatare la presenza dell’editoria a pagamento di livello infimo: difatti, all’entrata faceva bella mostra di sé lo stand di Albatros Il Filo, la CE che Temperamente tiene alla larga da tempo.

Temperine alla riscossa. Da sinistra: Iaia, Simona, Angela e Marina.

Carlotta, Iaia e Simona.

Profumo dei libri, appunto: e non supporti tecnologici sponsorizzati fino all’esaurimento nervoso a Torino – non a caso il tema del Salone di quest’anno è stato quello della “Primavera Digitale” – e utili soltanto da determinati punti di vista, ma che ci allontanano dal gusto della carta stampata,  dal piacere della ricerca del nuovo «ospite da accogliere in casa» – definizione che del libro ha dato Luis Sepúlveda nell’incontro di venerdì pomeriggio – e dal diletto dell’approfondimento individuale dei contenuti, ché il documentarsi in biblioteca non comporta sforzi eccessivi e dà grandi soddisfazioni.

Luis Sepúlveda circondato dai fan.

Luis Sepúlveda intervistato dalla Rai.

«Qualcuno ha detto: ‘La lettura crea immagini bellissime’. Come pensate di riuscire a coinvolgere il pubblico dei lettori tradizionali capaci di usare la fantasia senza l’aiuto di supporti tecnologici che soppiantino l’estro individuale nell’esperienza dell’augmented reality applicata all’editoria?», ha chiesto la nostra Angela Pansini a Mauro Rubin di JoinPad nel corso dell’incontro ‘Augmented Reality Book. Digitalizzare i libri senza rinunciare al “gusto” del prodotto cartaceo’: ebbene, la risposta è stata piuttosto evasiva (è stato detto che spetterà agli editori capire come sfruttare questa tecnologia). Personalmente, noi siamo piuttosto perplesse circa l’effettiva utilità dell’augmented reality applicata a quel portentoso strumento di creatività che è di fatto (dai tempi del Satyricon petroniano, e cioè dal I secolo d.C.) il libro.

L’evento più suggestivo è stato indubbiamente l’incontro con Nanni Moretti che, in occasione della pubblicazione per Emos Edizioni degli audiolibri dei Sillabari di Parise, ha deliziato il pubblico del Salone con la lettura di dodici incipit e del racconto Donna: «due gocce d’emozione» sono saltate anche sulla nostra camicetta al termine del reading.

Nanni Moretti ed Emanuele Trevi

Nanni Moretti legge 'Donna' di Parise.

Anche Serena Dandini piange, ma per altri motivi: l’ha confessato durante la presentazione del suo Grazie per quella volta. Confessioni di una donna difettosa, con molta ironia e diversi riferimenti pungenti al tradizionale “senso di colpa femminile” e alla “tristesa” che si prova quotidianamente in determinate situazioni (i fantasmini indossati dagli uomini, i cantautori in concerto che si rifiutano di suonare i pezzi più famosi, la scoperta dell’esistenza della taglia 38, solo per citarne qualcuno).

Il Salone del Libro per noi finisce qui, ma non finisce «la regal Torino», che abbiamo girato in lungo e in largo, cercando di tatuarne indelebilmente nel cuore e nella mente ogni anfratto.

Simona Leo e Angela Liuzzi


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