Sanità, piano demenze: la Campania prima in Italia

Creato il 23 settembre 2014 da Nicola933
di Rosalba Caruso - 23 settembre 2014

Di Rosalba Caruso. A fine settembre, il via libera al piano demenze della regione Campania, concluso in questi giorni dal comitato tecnico scientifico istituito dall’ente di Palazzo Santa Lucia. Se ne discuterà nell’ambito della conferenza Stato Regioni.

La comunicazione è stata data da Teresa Di Fiandra, dirigente del Ministero della Salute con delega al settore demenze e malattie correlate, due giorni fa, a Napoli, durante il Convegno Aima, (Associazione malati di Alzheimer), promosso in occasione della XXI giornata mondiale sulla malattia. A breve, ha annunciato di Fiandra, verrà apposta la firma del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sulla direttiva nazionale in tema di demenza.

Nella mattina si è discusso sull’inquadramento delle patologie neurologiche degenerative. Caterina Musella, presidente regionale dell’Aima, ha riferito: «Il morbo di Alzheimer, la demenza senile, il declino cognitivo vascolare sono nomi diversi per definire un’unica tragica realtà, le malattie neurologiche degenerative. Prive di cure efficaci ma unite da un comune filo rosso che dai primi subdoli segni di vaga smemoratezza, conduce in pochi anni invariabilmente al comune sfacelo dei malati».

In Campania proliferano i casi di demenza, ma l’assistenza è quasi inesistente. Le proiezioni epistemologiche dichiarano: ogni dieci minuti un italiano si ammala di Alzheimer perdendo i ricordi di una vita. In Italia ci sono circa 800 mila casi. Secondo le stime nel giro di 30 anni nel nostro Paese saranno 3 milioni le persone che avranno necessità di cura e assistenza continue, 300 mila solo in Campania. A caricarsi il peso, sia fisico che economico, di queste patologie sono soprattutto i familiari, coniugi e figli dei pazienti. Musella spiega: «Tranne rare eccezioni, le strutture pubbliche brancolano nelle nebbie e offrono brandelli di assistenza slegati gli uni dagli altri, a volte aggravando la sensazione d’impotenza delle famiglie. Oltre l’avamposto delle unità di valutazione Alzheimer e fatta eccezione per i pochi centri diurni e residenze sanitarie, peraltro poco tarate sui reali bisogni dei pazienti, c’è pressoché il nulla». Le attività integrate domiciliari e sociosanitarie, a carico di Asl e COmuni, sono oltremodo inefficienti tra ritardi e approssimazioni.

Un barlume di speranza di miglioramento è rappresentato dal piano regionale redatto su questi temi, che ridisegna la rete integrata dei servizi socio-sanitari. “Cure domiciliari, servizi semiresidenziali e residenziali cui si accede attraverso un nuovo ruolo dato ai medici di famiglia, snodo centrale della cosiddetta porta unica di accesso ai servizi sociosanitari (Pua) che si avvarrà dell’apporto anche delle associazioni di pazienti“, aggiunge Gigi Sparano della Fimmg Napoli.

Intanto sempre il Ministero della Salute ha affidato all’Iss (Istituto superiore di sanità) una ricognizione sui centri di ricovero e di assistenza esistenti nelle varie regioni. “In Campania – rivela Nicola Vanacore ricercatore dell’Iss – esistono 79 Unità di valutazione Alzhemer e 24 tra Rsa (Residenze sanitarie) e centri diurni, ma non tutte potranno essere certificate in base ai requisiti di qualità e di personale richiesti”.

Al varo anche la programmazione dei servizi in base ai percorsi diagnostico territoriali assistenziali. “Il nodo da sciogliere in Campania – chiude Vanacore – è la mancanza di indicatori di processo, di esito e di struttura nella filiera assistenziale e la mancanza di un sistema informatico capace di incrociare e analizzare i dati sulle attività di ricovero e delle residenze assistenziali. Occorre colmare questa lacuna altrimenti qualunque piano rischia di diventare carta straccia”.

Nell’ambito degli approfondimenti Aima, c’è anche l’intento di  presentare i dati e le  attività del 2014, i passi avanti conquistati dall’associazione per la riabilitazione e le speranze di controllo della malattia, attraverso la sperimentazione di innovativi programmi di ricerca clinica. Porre l’attenzione sulle lacune della rete di assistenza e sulle proposte di miglioramento, come riferito in ultimo da Musella.


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