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SANITA’ –ROMA. Italia fanalino di coda in UE per la sanità digitale: email e sms sono i più usati per comunicare con i medici

Creato il 26 marzo 2019 da Agipapress

SANITA’ SANITA’ –ROMA. Italia fanalino di coda in UE per la sanità digitale: email e sms sono i più usati per comunicare con i mediciROMA. La consapevolezza che la digitalizzazione giochi un ruolo importante nella erogazione di nuovi modelli di cura e a favore della sostenibilità del SSN è ancora molto lontano dall’essere una costante. Anzi l’Italia risulta ancora in fase di arretratezza in questo: sono insufficienti gli investimenti a favore della sanità digitale da parte del sistema pubblico e privato, e poco digitale è la gestione del paziente cronico e più in generale dei cittadini. Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni tratte dal convegno “Gestione del paziente cronico nell’era della digitalizzazione” svoltosi oggi martedì 26 marzo a Roma a Palazzo Giustiniani, su iniziativa di Fondazione Roche. “Nelle malattie croniche, la digitalizzazione è un tema di primo piano quando si ragiona in termini di programmazione degli interventi sociosanitari – ha affermato aprendo i lavori, Mariapia Garavaglia presidente di Fondazione Roche -. In questi mesi, in occasione dei 40 anni nel nostro Servizio Sanitario Nazionale, Fondazione Roche si è posta l’obiettivo di sostenere un dibattito sui valori sui quali esso si fonda: equità, uguaglianza e universalismo – ha aggiunto. In particolare, il suo carattere universalistico può essere messo a dura prova dal divario tra risorse disponibili e bisogni dei cittadini e per rispondere a questi bisogni, garantendo la sostenibilità economica del sistema, le soluzioni digitali rappresentano una leva fondamentale per trovare nuovi equilibri.” A sostenerlo è stato anche Paolo Locatelli responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano: “L’innovazione digitale rappresenta l’elemento utile a colmare il divario tra bisogni e risorse” ha affermato illustrando come la digitalizzazione si debba declinare nei processi di rinnovamento organizzativo e tecnologico, ma anche di empowerment del paziente/cittadino e di sviluppo delle competenze degli operatori sanitari -. LA DIGITALIZZAZIONE IN SANITA’ Cartella clinica, telemedicina, app, dispositivi indossabili, intelligenza artificiale, analisi dei big data e quant’altro, possono, quindi, contribuire a favorire il raggiungimento del traguardo della sostenibilità economica di lungo periodo del Sistema Sanitario Nazionale, contribuendo all’erogazione di un adeguato livello di qualità delle cure, con evidente beneficio per il paziente e per il sistema Paese. OCCORRONO MAGGIORI INVESTIMENTI Un traguardo, secondo la fotografia tracciata dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, sulla base dei dati Istat e del secondo Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del SSN, messa a dura prova dai numeri: a fronte di una spesa sanitaria complessiva, tra sistema pubblico ed esborso diretto dei cittadini, stabilizzatasi negli ultimi 5 anni intorno ai 145-150 miliardi di euro, il fabbisogno stimato per il 2025 si attesta intorno ai 210 miliardi, dato a cui si deve aggiungere il fatto che la popolazione italiana over 65 sia in forte crescita, rappresentando già oggi il 21,8% del totale – uno dei dati più elevati nel mondo occidentale – e si proietta al 2051 a quasi il 35%, oltre 1 su 3 cittadini. SANITA’ –ROMA. Italia fanalino di coda in UE per la sanità digitale: email e sms sono i più usati per comunicare con i medici“Emerge, in effetti – sottolinea il professor Locatelli - una crescente consapevolezza che le soluzioni digitali possano giocare un ruolo fondamentale nel supportare la transizione verso nuovi modelli di cura. La diffusione di tali soluzioni, tuttavia, stenta oggi a realizzarsi perché manca una orchestrazione coerente della transizione al digitale e perché oneri, rischi e benefici attesi dall’introduzione di nuovi strumenti e modalità di lavoro non sono percepiti come ripartiti equamente fra gli attori del sistema” Secondo i dati dell’Osservatorio, infatti, la spesa complessiva per la sanità digitale in Italia, tra gli investimenti del Ministero della salute, delle Regioni, delle singole strutture sanitarie e della rete della medicina generale, ammonta a 1,3 miliardi di euro (dati del 2017), pari a circa 22 euro per cittadino.“Si tratta di un dato che pone l’Italia in posizioni di retroguardia – ha detto ancora. Si pensi che, senza arrivare ai valori di Paesi scandinavi come la Danimarca, che investe 70 euro, nazioni e sistemi a noi più vicini come quello francese o inglese ‘spendono’ quasi il doppio o il triplo: 60 euro per cittadino la Gran Bretagna e 40 euro la Francia.” SERVE POTENZIARE IL DIGITALE NELLA CONTINUITA’ DI CURA
Ad oggi, il digitale nella continuità di cura è ancora poco sviluppato. Ad esempio, secondo un’indagine dell’Osservatorio: le soluzioni che abilitano l’interscambio di dati e documenti sui pazienti attraverso PDTA informatizzati vengono utilizzate solo dal 29% delle aziende sanitarie, con professionisti sanitari dell’azienda ospedaliera appartenenti a diversi dipartimenti, e dal 23% con professionisti all’interno di una o più reti di patologia. Il supporto informatico alle attività di presa in carico del paziente risulta diffuso soprattutto per le attività gestionali e amministrative, come la gestione dei dati anagrafici dei pazienti (nell’80% delle aziende) e la gestione delle prenotazioni (63%). L’informatizzazione stenta, invece, a diffondersi come strumento per la messa in atto di percorsi individualizzati secondo il principio della presa in carico stabile del paziente: solo in media 1 azienda su 3 utilizza un supporto digitale nella definizione, visualizzazione e aggiornamento di piani di assistenza individuale, per l’analisi dei dati dei pazienti e per mettere in comunicazione tutti gli attori del sistema salute. I CITTADINI SONO POCO DIGITALIZZATI
Anche i cittadini risultano essere “poco digitali”, secondo L’Osservatorio del Politecnico. La mancanza di competenze sembra essere un grande ostacolo: sono 3 su 10 i cittadini che non si sentono in grado di utilizzare questi strumenti, soprattutto fra i più anziani. Per avvicinare i cittadini al digitale, dunque, è necessario aumentare l’offerta di servizi, formare i cittadini/pazienti e valorizzare le soluzioni affidabili e di valore.I cittadini si mostrano ancora poco digitali anche nella comunicazione col proprio medico: ben 7 su 10 preferiscono incontrarlo di persona. Fra coloro che si servono di strumenti digitali, la maggior parte utilizza l’email (15%), poi vengono gli Sms (13%) e infine WhatsApp (12%). Fra i medici che non fanno uso di questi strumenti, 1 su 2 teme che possano creare incomprensioni con i pazienti ed è diffusa la preoccupazione che l’utilizzo di questi strumenti possa aumentare il carico di lavoro del medico e che possa comportare rischi legati a un mancato rispetto della normativa sulla privacy. SANITA’ –ROMA. Italia fanalino di coda in UE per la sanità digitale: email e sms sono i più usati per comunicare con i medici “L’utilizzo di strumenti digitali per comunicare con i propri pazienti è un segnale positivo di come i medici stiano acquisendo consapevolezza sull’importanza del digitale, che consente di rendere più veloce ed efficace lo scambio di informazioni. Si parla tuttavia di strumenti basilari, che spesso non necessitano di formazione specifica né di un cambiamento profondo a livello culturale. È importante, invece, che i medici siano sempre più attenti alla propria formazione rispetto alle competenze digitali necessarie allo sviluppo di nuovi progetti di innovazione digitale utili a migliorare i processi e i servizi sanitari” ha concluso il professor Locatelli. Infine, dati confermano come, in Italia, il 39,9% dei residenti è affetto da almeno una malattia cronica (24.133.105 persone), mentre chi è affetto dal almeno due malattie croniche è il 20,9% del totale (ISTAT 2018) e di questi, il 70% risultano non aderenti alla terapia che corrisponde ad un esborso da parte della Sanità italiana pari a circa 11 miliardi l’anno (dati AIFA). Risulta, quindi, evidente come gli attuali approcci terapeutici standardizzati abbiano mostrato delle limitazioni e la personalizzazione della cura può rappresentare una strada vincente per rompere questa inerzia clinico-terapeutica e gli strumenti digitali forniscono le dovute opportunità per renderla possibile. La professoressa Valeria Tozzi, Associate Professor of Practice SDA Bocconi e Direttore del Master MiMS, Università Bocconi di Milano, ricorda, inoltre, come la gestione delle malattie croniche assorba tra il 70 e l’80% delle risorse sanitarie. “Volendo sintetizzare – ha spiegato la Tozzi – esistono alcune tendenze che si stanno affermando nella gestione delle patologie croniche nel nostro Paese, che sicuramente trarrebbero vantaggio dalla digitalizzazione. Sono gli approcci di Population Health Management, quale evoluzione dei PDTA (percorsi diagnostico terapeutici e assistenziali): integrare le informazioni di natura amministrativa provenienti dai big data delle Regioni e delle aziende sanitarie con quelle di natura sanitaria relative al paziente rappresentano una sfida importante; le cronicità ad alta complessità per le quali sono centrali il ruolo delle competenze specialistiche e delle risorse tecnologiche complesse oltre che il bisogno di una staffetta importante tra ospedale e territorio. Anche in questo ambito ha un ruolo fondamentale la tecnologia dedicata allo scambio di informazioni quale ad esempio la telemedicina”.

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