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Sanremo 2015, la prima serata: nel festival "degli enigmi" brillano nek, britti, annalisa, fabian e... conti

Creato il 11 febbraio 2015 da Carloca
                                               Nek: fra i migliori della prima serata
E' il Sanremo del "preferisco non rischiare"? O forse il Sanremo della "mediocritas" non troppo aurea? Per quanto mi riguarda, al momento è soprattutto un Festival enigmatico. Difficile trarre giudizi sul livello della proposta musicale (e ci mancherebbe, dopo un solo ascolto e con ancora dieci canzoni "segrete"), arduo anche decifrare appieno la linea editoriale studiata per lo show nel suo complesso. SHOW SCHIZOFRENICO - Partiamo proprio da quest'ultimo punto. L'architettura dello spettacolo non ha ancora raggiunto una sua stabilità di navigazione, e ha anzi mostrato una certa qual schizofrenia: possiamo tranquillamente parlare di falsa partenza, per via di un'anteprima davvero troppo lunga (oltreché inattesa, o comunque male annunciata: non si era appena detto che, dopo il capolavoro 2014 di Pif, fare meglio fosse impossibile e quindi si preferiva evitare ogni preambolo?): l'idea in sé non era male, mostrare un po' di dietro le quinte e lasciare briglia sciolta ai pensieri in libertà dei cantanti. Uno stile vicino a quello delle nuove tv tematiche digitali, ma che andava opportunamente incanalato e compattato per non risultare indigesto: si è sfiorata la mezz'ora di durata, davvero uno sproposito. In compenso, la prima parte del Festival vero e proprio è stata snella, agile, dai tempi serratissimi: subito quattro Big a tamburo battente. CONTI PROMOSSO - Tutto ciò fino alla performance del primo superospite, Tiziano Ferro; dopo, si è registrato un notevole rallentamento, con tempi lunghi e artisti in gara diluiti fino a tarda serata, e solo in dirittura d'arrivo ci si è rimessi in carreggiata, col recupero di un ritmo più accettabile. Il Festival che preferiamo, televisivamente parlando,  è quello andato in scena dalle 21 e 15 alle 22 circa, essenziale e senza parentesi inutili. Ad ogni modo, non è il caso di drammatizzare: si tratta di dettagli che possono essere tranquillamente messi a punto a stretto giro di posta, anche perché a governare il carrozzone c'è Carlo Conti, in fondo il vero (l'unico?) vincitore della serata. Avete capito cosa significa fare una lunga gavetta e dedicare anni a servire umilmente l'ente tv di Stato? Significa aver accumulato un'esperienza tale che, quando ti chiamano per la prima volta a condurre l'evento mediatico più importante e delicato, te la cavi come se l'avessi sempre fatto, fino al giorno prima. Il toscano è stato un'impeccabile padrone di casa, sereno e dalla mano ferma, il vero erede di Pippo Baudo, ma meno nazionalpopolare e più asciutto nel muovere i fili del gala. Ha nettamente oscurato le sue tre collaboratrici, ma non per quella tendenza a debordare che era invece tipica dell'anchorman di Militello: più semplicemente, la sensazione è che potesse tranquillamente fare tutto da solo. Arisa ed Emma sono vallette improvvisate, al momento è di una evidenza crudele; quanto a Rocio Munoz Morales, è parsa abbastanza sciolta ma tutto sommato superflua: il giochetto dei proverbi spagnoli può reggere un paio di serate, poi forse bisognerà inventarsi qualcos'altro...NESSUNO SI PRENDE RISCHI - Riguardo alle canzoni in concorso, avventarsi in giudizi sul livello complessivo dopo averne ascoltato solo metà e solo una volta sarebbe ingiusto, ingeneroso, scorretto. Ci sono alcuni dati di fatto, questo sì: "Preferisco non rischiare", si è detto all'inizio. E' evidente che si sia andati sul sicuro, che si sia scelto di tornare nel solco della più pura tradizione sanremese: del resto la linea artistica tracciata da Conti e dal suo gruppo di lavoro era nota fin dai tempi della selezione autunnale, perché sorprendersi? Così come è chiaro che nessuno degli artisti "convocati" si sia avventato in sperimentazioni troppo audaci: ma, diciamocelo, chi mai potrebbe attendersi svolte stilistiche radicali da un Britti, un Grignani o un Nek, all'età in cui sono giunti? NEK E BRITTI, BEI RITORNI - Non c'è il pezzo "che spacca", che lascia il segno subito, questo sì. Le certezze sono che Sanremo 2015 ci ha restituito un Nek e un Britti su buonissimi livelli: il primo ha sfornato una sostanziosa "Fatti avanti amore", energico brano dance di notevole impatto, mentre Alex ha fatto... Alex, ma lo ha fatto assai bene, pure con qualche slancio in più rispetto alle ultime uscite e con una gradevolissima base rock. Annalisa, che all'esordio rivierasco del 2013 aveva colpito con una "Scintille" non propriamente convenzionale, stavolta ha sposato una linea più ordinaria e rassicurante, facendosi "portavoce" di Kekko Silvestre, ma il leader dei Modà è uno degli autori più in forma del panorama pop attuale e lo conferma con una composizione di buona immediatezza, ottimamente resa sul palco dalla brava interprete savonese. GRIGNANI, BRUTTA PERFORMANCE - Non mi è dispiaciuta Lara Fabian, con una "Voce" classicheggiante ma dal ritmo coinvolgente. Assolutamente da riascoltare l'ermetica "Adesso è qui" di Malika Ayane e un Grignani enormemente penalizzato da una vocalità non all'altezza: evidentemente le "lezioni di canto per il fiato" che asserisce di aver preso non hanno ancora sortito l'effetto sperato. Di metabolizzazione non subitanea il sentito racconto di vita del duo Coruzzi - Di Michele, mentre "Straordinario" di Chiara sarebbe anche un'opera di pregevole fattura, ma sa troppo di già sentito. I Dear Jack non mi entusiasmano, ma fanno ciò che il pubblico chiede loro, e sicuramente centreranno il bersaglio anche con questa "Il mondo esplode (tranne noi)", dal ritornello facile anche se non originalissimo. Quanto a Nesli, sospeso il giudizio sul brano, va detto che, ecco, se una svolta stilistica c'è stata, fra i partecipanti, è stata la sua, ma c'era davvero bisogno di un altro artista che andasse a ingrossare il già nutrito drappello di cantanti pop melodici, lasciando la spiaggia sicura dell'hip hop? 
                                          Al Bano e Romina: preferiamo ricordarli così
BENE FERRO, MALE GLI ANANIA - Capitolo ospiti: la palma di migliori va agli impeccabili Imagine Dragons, alla sorpresa Boilers (gli improbabili giornalisti in platea che abbiamo conosciuto a Zelig), e soprattutto a Tiziano Ferro (il Cristiano Ronaldo de noantri, si può dire?). La sua "Incanto", composizione alla Branduardi, è stata forse la canzone nuova migliore fra quelle ascoltate nella prima serata del Festival: e allora, torna il discorso di sempre, mio personale tormentone da anni: perché non presentarla in gara? Possibile, certo, che Conti non glielo abbia nemmeno chiesto, possibile che lui, a domanda, avrebbe comunque risposto di no, eppure i rischi per questi grossi calibri sono di fatto inesistenti: se non vincono, il loro patrimonio di pubblico non viene comunque intaccato; se vincono, tanto di guadagnato. Tristezza assoluta per Al Bano e Romina Power, mito tenuto in vita artificiosamente dalle tv generaliste (con Romina andata completamente fuori tempo nell'esecuzione di "Cara terra mia": meno male che doveva essere un Festival tranquillo, per lei che ha sempre sofferto la competizione...). Inqualificabile lo "show" della numerosa famiglia Anania: l'idea dell'ospitata poteva essere anche carina, ma è stata rovinata da quei continui, sfiancanti riferimenti alla Provvidenza che... provvede a tutto. Pochi giorni fa, Papa Francesco ha detto: "Essere cattolici non significa fare figli come conigli"; ecco, speriamo che almeno la sua autorevole voce venga ascoltata in futuro, da chi ha in testa certe idee... Oltretutto, è stato anche molto inelegante partecipare all'iniziativa "Tutti cantano Sanremo" intonando un pezzo che a Sanremo non ha partecipato ("Gli occhi verdi dell'amore" dei Profeti). SIANI HA SBAGLIATO - L'altra caduta di stile della serata è stata purtroppo opera di Alessandro Siani, un bravo comico che però è incappato in una battuta assolutamente infelice sulla pinguedine di un ragazzino seduto in platea. Siani ha sbagliato e, come tutte le persone responsabili, se ne è reso conto immediatamente, a sketch finito, facendosi fotografare in camerino con la sua "vittima": tensione, emozione, superficialità, avventatezza più che lacune culturali, mi permetto di dire, ma la colpa resta, e il fatto che forse il tutto era stato studiato a tavolino con l'assenso del bimbo cambia poco le cose, perché scherzare sui difetti fisici non è proprio il massimo della vita. Certo ci sarebbe piaciuto sentire le stesse grida di indignazione dodici mesi fa, quando Elio e le Storie Tese si "ingrassarono" artificialmente per l'esibizione nella finalissima, ma allora no, non valeva, erano dei geni assoluti, era ironia raffinata...
Alessandro forse pagherà qualcosa, in termini di popolarità e simpatia, per questo infortunio, dopodiché non è il caso di farne un mostro (e non solo perché ha devoluto il suo cachet al Gaslini di Genova): se è vero che i personaggi pubblici devono dare il buon esempio, non è certo colpa delle sue battute sciocche o dei film di Banfi e Alvaro Vitali se, a scuola, i bambini parlano di "froci" e "recchioni" riferendosi agli omosessuali, se usano termini come "spastico" o "Mongoloide" a mo' di insulto o, appunto, definiscono sprezzantemente "obesi" quelli un po' sovrappeso: le responsabilità vanno ricercate nelle agenzie educative primarie, famiglie in primis, ma è un discorso che ci porterebbe troppo lontano... Di ben altro spessore l'apparizione del dottor Pulvirenti, che ha raccontato con realismo ma senza enfasi la sua esperienza di volontario di Emergency guarito dall'Ebola. Peccato per il confinamento in chiusura di serata del duo "Doppia coppia" (Michael Bublè e il suo traduttore, direttamente da "Made in Sud") e del corrosivo Rocco Tanica. Stasera, altri dieci Big e i primi quattro giovani, in prime time. 

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