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Sanremo 2017, “La prima stella”: Il ricordo di Gigi d’Alessio per la madre. Ecco il testo

Creato il 01 febbraio 2017 da Vesuviolive

Sanremo 2017, “La prima stella”: Il ricordo di Gigi d’Alessio per la madre. Ecco il testoDal 7 all’11 febbraio, andrà in onda la settantasettesima edizione del Festival di Sanremo, condotta ancora una volta da Carlo Conti. Tanti i cantati presenti in gara (ben 22), tra cui spiccano tre napoletani: Lele (nella sezione giovani), Clementino e Gigi d’Alessio. Sorrisi e Canzoni ha pubblicato i testi delle 22 canzoni in gara. Dopo aver analizzato “Ragazzi fuori”, il brano in gara del rapper Clementino, è il turno di Gigi d’Alessio. Il cantautore napoletano ritorna nella città dei fiori dopo 5 anni di assenza, da quando nel 2012 partecipò con la canzone “Respirare“, in coppia con Loredana Bertè.

La prima stella” è il titolo del brano che d’Alessio porterà in gara. Un brano che vuole essere un regalo per se stesso e per i suoi fan. Il cantautore, infatti, quest’anno festeggia 50 anni e 25 anni di carriera. “La prima stella” è però anche un messaggio ad una persona che non c’è più. La canzone è infatti dedicata alla madre di d’Alessio, scomparsa quando egli era ancora molto giovane.

Potessi avere io le ali e scavalcare il cielo
Volare oltre l’universo
E arrivare dove niente è più lo stesso
Vorrei farti vedere il viso mio com’è cambiato
Qualche ruga mi ha graffiato
Come vedi gli anni passano
Ma non ho chiuso il cuore
Io posso ancora amare

Sua madre non c’è più. Almeno, non più qui sulla Terra. E’ in cielo, assieme a milioni di stelle. D’Alessio vorrebbe avere le ali per poterla finalmente raggiungerla e mostrarle che, nonostante il tempo passato (“Vorrei farti vedere il viso mio com’è cambiato/Qualche ruga mi ha graffiato/Come vedi gli anni passano), il suo amore per lei è rimasto intatto: “Ma non ho chiuso il cuore/Io posso ancora amare“.

Vorrei
Gli occhi tuoi nei miei
Per guardare insieme
Tutto quello che tu forse non hai visto
Sai quante volte io
Ti ho invocato aiuto
Ed ho implorato pure Dio
Che ho sentito sempre mio
Quante volte ti ho cercato
E ti ho parlato
Ed ho sperato
Mentre guardavo con gli occhi in su
Che la prima stella accesa
Quella fossi tu

Il testo prosegue con l’immagine degli occhi della madre, che il cantante vorrebbe dentro i suoi, “per guardare insieme/tutto quello che tu forse non hai visto“. Fondamentale è quindi il senso della vista, con gli occhi che sono uno strumento per entrare “in contatto” con la madre: “Mentre guardavo con gli occhi in su/che la prima stella accesa/quella fossi tu“. Nonostante la distanza (meta)fisica che separa i due, nonostante gli anni trascorsi dal giorno in cui scomparve, d’Alessio serba in sé ancora la speranza, un giorno, di poter rivedere sua madre.

Adesso un fiore nasce pure senza sole
Un figlio può arrivare
Anche senza far l’amore
Chi è pronto per morire
Non ha la croce al muro
Che c’è una porta aperta sopra il mare
Per chi da guerre cerca di fuggire
Dal vecchio male ci si può salvare
E avrei potuto anche vederti invecchiare

Il testo cresce di intensità, raggiungendo una climax nella parte centrale. L’argomento non è più il desiderio di poter rincontrare sua madre, bensì l’amore. La prima stella in cielo diventa, così, simbolo di speranza e amore universale. Un amore che non conosce pregiudizi (“Un figlio può arrivare/anche senza far l’amore“) e barriere: “Chi è pronto per morire/Non ha la croce al muro/Che c’è una porta aperta sopra il mare/Per chi da guerre cerca di fuggire/Dal vecchio male ci si può salvare“. Attraverso questi versi, d’Alessio racconta dei viaggi (drammatici) dei profughi, costretti a lasciare la loro terra natale, paragonati a Gesù (chiaro il riferimento: “Chi è pronto per morire/non ha la croce al muro”). Persone pronte anche a morire, in cerca di speranza e felicità.

Sento la voce tua
Ma è nella mente mia
Quello che posso solamente fare
È accarezzare una fotografia
Quante volte ti ho cercato
E ti ho parlato
Ed ho sperato
Mentre guardavo con gli occhi in su
Che la prima stella accesa
Quella fossi tu

L’ultima parte del testo si conclude, ancora una volta, con il ricordo della madre. Questa volta, ad entrare in gioco non è più soltanto la vista, ma anche gli altri sensi. D’Alessio riesce a sentire ancora la voce di sua madre, ma soltanto nella mente. Non gli resta quindi che accarezzare una vecchia fotografia di lei e alzare ancora una volta lo sguardo al cielo, a fissare “la prima stella”.


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