Sante parole, dottor Jurgenson!

Creato il 03 gennaio 2014 da Lepiumedoca @lepiumedoca

Cara Virginia, sai che mi piace leggere e parlare di internet, ogni tanto, e che mi sembra anche logico dato che ci siamo dentro fino al collo. Una delle mie muse su questo tema è Barbara Sgarzi, che scrive sul suo blog su Vanity Fair con molta sensatezza e semplicità. A parte il suo articolo di ieri, Sei riflessioni sui social media nel 2014, mi era piaciuta l’ intervista a Nathan Jurgenson, sulle previsioni sui social network per il 2014.

E’ stata una boccata d’aria fresca. Sentirgli dire che “non siamo obbligati a condividere tutto con tutti”, che “i contenuti social non hanno bisogno di esistere per sempre” e che “non siamo obbligati a creare ambienti social che facciano della nostra vita un’esibizione e non dovremmo ragionare solo in termini di “like” ricevuti” mi ha confortato. Dunque non sono solo io che penso che condividere è bello ma è bello anche tenere per sè. Non sono solo io che penso che un post non è bello solo perché riceve tanti like o brutto perché non li riceve. Non sono solo io che credo che la sindrome FOMO (Fear Of Missing Out) alla fine sia tanto irrilevante quanto il detox da social immaginato per le vacanze. E’ un po’ come con il cibo, Virginia: è inutile esagerare e poi stare a digiuno, se si mangia ogni giorno il giusto si sta bene e ci si gusta tutto quello che arriva. Come dire, un po’ di buon senso non farebbe male neanche ai social!

Ma certo il conforto che quello che si pensa sia condiviso da un sociologo come Nathan Jurgenson (e non per menar vanto, ma anche Bauman è un sociologo, e anche Bourdieu – purtroppo scomparso prima dell’arrivo dei social – e anche io) fa piacere. E forse ci dice qualcosa sulla condivisione: che ha senso solo quando quello che condividiamo ha davvero valore per noi.

L’intervista di Barbara Sgarzi, che ringrazio, si trova qui: http://bit.ly/J7EZij

Curious Antonia



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