Saoud Al Sanousi, vincitore dell’Arabic Booker 2013: il mio libro contro i pregiudizi

Creato il 25 aprile 2013 da Chiarac @claire_com_

A vederlo da vicino Saoud Al Sanousi, vincitore dell’edizione 2013 dell’Arabic Booker, appare come un giovane uomo molto determinato.

Un momento della conferenza stampa del 23 aprile

Sia durante la conferenza stampa del 23 aprile, che durante l’incontro con i lettori e i media tenutosi ieri durante la Fiera, ha tenuto testa alle domande, anche quelle più critiche e insidiose, con piglio deciso e spedito senza lasciarsi intimidire, come uno scrittore navigato.

A soli 31 anni, alla sua seconda prova da scrittore, il più giovane autore ad avere mai vinto il premio per la narrativa araba ha conquistato l’Arabic Booker con una storia “unica”, come l’ha definita Bassam Chebaro, suo editore libanese, che ha costretto i giudici a rimanere incollati alle pagine del libro fino alla fine, come ha detto Galal Amin, presidente della giuria.

Il gambo di bambù affronta un argomento sensibile e spinoso al tempo stesso: le dure condizioni di vita dei lavoratori filippini nei paesi del Golfo. Un fenomeno, quello dei migranti asiatici nei (ricchi) paesi arabi, pieno di ombre e che diventa sempre più imponente nei numeri. Me ne sono accorta anche io stando in questi giorni ad Abu Dhabi.

Josè, il protagonista, è figlio di un ricco kuwaitiano e di una domestica filippina che lavorava presso la famiglia del primo. Dopo la nascita del figlio, la donna era stata costretta a tornare nel proprio paese. Al compimento dei 18 anni Josè decide di tornare in Kuwait alla ricerca del padre e delle sue origini. Perchè lui, come un gambo di bambù non ha radici, è un senza terra. Un giovane uomo senza identità e vittima dei pregiudizi e degli stereotipi.

Il libro affronta dunque il tema del razzismo e dell’identità o della mancanza di questa. È un romanzo, ha detto Al Sanousi in conferenza stampa, su chi non ha cittadinanza. Neanche nella sua famiglia, visto che la madre di Josè a volte non riesce neanche a guardarlo in faccia o a sentirlo parlare perchè le ricorda il marito.

In questo video girato ieri durante la presentazione del libro il suo autore parla proprio delle difficoltà della madre di Josè e delle difficoltà di quest’ultimo, alla ricerca di sé in un paese che invece lo percepisce come un corpo estraneo.

Questo è un libro che solleva molti interrogativi, ha detto Al Sanousi. Interrogativi che lui stesso si è posto sin da quando, molto giovane, era andato a lavorare in contesti “multiculturali” e aveva sperimentato in prima persona il dolore che si prova nell’essere vittima di pregiudizi e stereotipi nocivi, che lui aveva sempre rifiutato.

Il giovane scrittore si era quindi domandato: come ci vedono gli altri e noi, come li vediamo ? E quello che aveva visto in risposta non gli era piaciuto, ma non era neanche riuscito a mettere su carta quelle emozioni negative.

Finchè non è arrivato Josè, tramite cui Al Sanousi è riuscito a descrivere gli aspetti negativi degli stereotipi.

Come il suo autore, il libro non dà risposte. Ma solleva domande e questioni (il razzismo verso chi consideriamo inferiore rispetto a noi, il trattamento dello straniero, la mancanza di identità e la ricerca del sé) che, a prescindere dall’ambientazione del libro, sono assolutamente e umanamente universali.


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