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Saper valutare = crescere culturalmente.

Da Albamontori @albamontori
La capacità di misurare, valutare e rendere conto delle proprie azioni dovrebbe costituire una delle basi imprescindibili su cui edificare la professionalità docente e la qualità del lavoro didattico ed educativo nella scuola.
La capacità di valutare obbiettivamente e scientificamente le proprie azioni, il proprio impegno (ovvero la propria reale capacità professionale, pedagogico/educativa) è indispensabile per essere prima o poi (si spera prima) in grado di valutare le azioni e l'impegno altrui.
Ma tale capacità non è innata e automatica, anzi, se non viene sviluppata correttamente finisce per scomparire progressivamente, atrofizzarsi, essere sostituita con personali ed estemporanei criteri di valutazione personale (magari clientelare o di comodo), e ha certamente bisogno di un luogo apposito, istituzionale e uguale per tutti, per essere appresa e collaudata...
Il luogo previsto per apprendere e sviluppare tale capacità è l'istituzione scolastica e in particolare la Scuola Pubblica, fin da Napoleone Bonaparte.
Perché solo la scuola pubblica, in ogni ordine e grado di studio, ha per sua stessa natura l'adempimento di questo compito principale ( anche se non se ne parla spesso), che è parte integrante, e direi fondamentale, del processo formativo individuale e collettivo, quello attraverso il quale un popolo intero viene messo in grado di progredire nel percorso di conquista delle libertà civili.
Attenzione però,  se la classe "docente" ( che sarebbe parte di diritto della classe dirigente) non è un grado di adempiere a questo compito, nel paese invece di progredire si può facilmente tornare indietro, e distruggere o rendere inefficaci anche le conquiste di diritti e libertà civili, sociali e politiche, già acquisite.
Osservando cosa succede in Italia, si deve constatare che si continua ormai da decenni a ignorare del tutto tale necessità; il potere politico ( che tradizionalmente ha un eccellente parco votanti nella scuola) pretende di "riformare" la scuola solo partendo da orari di "cattedra",  discipline (altrimenti dette materie) da insegnare, reclutamento dei docenti di ogni ordine e grado  in base a "titoli" di studio e sociali (leggi clientele che nulla o quasi hanno a che spartire con una reale capacità professionale, pedagogico/educativa oltre che didattica), modificare orari di lezione e competenze.
 Negli ultimi 40 anni abbiamo dovuto veder subire dalla Scuola pubblica varie e variegate riforme, di facciata, rivelatesi fallimentari sul piano di quel che più conta, ovvero la qualità dell'istruzione ottenuta da ciascun allievo al termine del percorso di studi garantito dalla Costituzione attraverso lo Stato, ma che hanno prodotto uno stato di precarietà e diffidenza collettiva e di perdita di valore intrinseco del lavoro docente, ma anche del lavoro degli studenti.
  Quanto di ciò che agli studenti degli ultimi 25 anni è stato chiesto di apprendere sarà di stimolo per loro a continuare nel percorso di quella "conoscenza che si sviluppa nell'arco dell'intera vita", in ottemperanza al dettato costituzionale di "educazione permanente"?
 Quanto del percorso formativo che hanno completato, magari con successo, li ha realmente formati, posti in grado cioè di essere consapevoli delle proprie capacità cognitive e dei modi e mezzi per incrementarle ?Le riforme messe in atto finora si sono qualificate come inesorabilmente di facciata e peggio ancora fallimentari, disorganiche perché senza far concretamente nulla per modificare sistemi e criteri collettivistici di valutazione del lavoro educativo, ovvero del progetto e del prodotto culturale ( discente e docente) rispetto ai bisogni di una società in difficile evoluzione da una cultura della parola scritta ( il testo unico uguale per tutti scelto dallo stato nella persona del docente) a quella del web ( con l'accesso a portata di click per scelta individuale a tutti i testi presenti sul pianeta).
Perciò occorre dotare tutti gli attori dell'istruzione pubblica (docenti e studenti) di responsabilità individuale a  tutti i livelli, di capacità di autovalutazione corretta del proprio livello di professionalità: senza questo non risulterà mai possibile produrre una effettiva capacità culturale di apprendimento attraverso l'analisi dell'errore, del proprio in primo luogo.
E' inevitabile  che l'incapacità diffusa di analisi e di assunzione di responsabilità individuale e collettiva nella scuola si proietti poi da essa in tutti gli ambiti della vita sociale e politica individuale e collettiva con le conseguenze catastrofiche sul piano socio politico culturale che sono sotto gli occhi di quelli che hanno occhi per vedere, ma che poi si sentono impotenti e frustrati in ogni tentativo di contrastarla.
Per me la questione più urgente è: come fare per ricostruire o meglio rielaborare il tessuto di conoscenze e competenze che fino a 30 anni fa ancora esisteva, anche se in disagio, con i materiali umani che ci sono disponibili  nella scuola pubblica italiana, per ottenere una accettabile capacità valutativa ?
Chi ha competenze e proposte operative le renda disponibili, c'è da studiare e da lavorarci, per tutta la gente di buona volontà senza risparmio di energie, e senza protagonismi e risposte prestampate.
 La questione è sul tavolo, e va affrontata e risolta, perché ne va della cultura, la nostra.
Alba Montori
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