Sapere aude

Creato il 14 aprile 2011 da Ilsegnocheresta By Loretta Dalola

Corrado Augias su Rai3 conduce dalle 12,45 circa alle 13,10, giorno dopo giorno, “Le Storie –  diario italiano” appuntamento con la politica, la cultura, l’attualità, la Storia e le storie che cambiano il nostro Paese. E’ una “piccola trasmissione” (due poltrone, pochi amici in studio) ma, d’altra parte, l’impegno dichiarato è solo quello di indurre a fare “qualche ragionamento”.

E ragioniamo insieme allora, partendo dal titolo: Sapere aude, letteralmente “abbi il coraggio di conoscere”!

Argomento delicato che sfiora temi di attualità, ma è bello questo titolo, è una frase latina che significa “il coraggio di essere saggio”, significa chiedersi il perché delle cose con il desiderio di capire, per esempio capire cos’è la tirannia, ovvero, il dominio di un uomo sulla massa asservita, un uomo che dapprima raggiunge e poi esercita in maniera egemonica il potere attraverso la violenza e il dispotismo. Nel passato per esempio poteva avere il volto di Mussolini che misurava la temperatura della fede del fascismo con l’assemblamento della folla esaltante. Un uomo, con un grande ego, che si autocelebrava in una grande massa osannante.  Queste caratteristiche le possiamo ritrovare anche oggi? Se ne parla in studio con lo scrittore Michele Ciliberto che recentemente ha scritto il libro “Democrazia dispotica”.

Ci sono nella storia, forme di dispotismo ma, quella degli ultimi decenni che coinvolge gli italiani è di tipo democratico, basata sul consenso elettorale.  Ora, diventa necessario  capire le motivazioni di questo consenso.  Il berlusconismo non è un fenomeno decifrabile in termini puramente provinciali; né rappresenta il riproporsi di vecchie forme di autoritarismo proprie delle nostre classi dirigenti. Tanto meno è assimilabile, come spesso è stato fatto e si continua a fare, al fascismo. È, invece, un frutto maligno della nostra democrazia, qualcosa che è nato e si è sviluppato dentro la crisi del nostro sistema democratico, e che di esso si è alimentato e continua ad alimentarsi.

In una democrazia si impedisce che dilaghi il fenomeno delle tangenti o della corruzione, mentre nel nostro Paese la rete di cricche criminali è vastissima, fioriscono, perché abbiamo trasmesso il concetto che la legge è stata sostituita dal libero arbitrio. Su questo è necessario riflettere a fondo. La cancellazione del principio della legge porta con sé anche la cancellazione delle leggi, sostituite da leggi fatte su misura, proprio  perché alla base di questo dispotismo, dolce e democratico,  c’è la rottura dei legami, del comune sentire, della solidarietà che porta alla degenerazione. È il frutto diretto, da un lato, della frantumazione delle vecchie identità collettive; dall’altro, delle forme di “passività” che hanno investito e coinvolto la parte maggioritaria del nostro paese. Vero è che resistono pensatori liberi che lavorano tenacemente e con coraggio, per la Repubblica, denunciano e lottano per i comportamenti civili, etici, e morali che coinvolgono l’intero paese. Ma sono rimasti pochi e soli. Nella vera democrazia, è fuori di dubbio,  non  ci può essere  compromesso con la magistratura, come non può esserci una tregua con la Costituzione.

Ascoltiamo le parole di Savonarola: “il tiranno è pessimo quando è al governo, perché bada per prima cosa a che i sudditi non capiscano quasi nulla delle sue azioni”…  “Il tiranno è sempre lussurioso”….definizioni scritte nel ‘500, eppure… questa smania carnale, libidinosa, che va insieme all’ipertrofia dell’ego, a me suona familiare e molto attuale.

Processi mentali già elaborati nel passato, non ci inventiamo nulla di nuovo, allora perché li riapproviamo? Perché pur conoscendo le peculiarità del fenomeno, abbiamo permesso che per tutto questo tempo un uomo, un solo uomo, abbia agito esattamente al contrario del concetto di democrazia. Dobbiamo ammettere che oramai la nostra democrazia ha un tarlo dentro, un tarlo che produce problemi culturali, politici, filosofici, di rapporti con gli altri, non risolvibili con la forza ma, con la ricostruzione e la rieducazione ai valori. Dobbiamo sforzarci affinché la disuguaglianza venga ridotta al minimo , dobbiamo elaborare un altro concetto di nazione, dobbiamo avere il coraggio di affrontare conflitti tra etnie diverse perché è solo con il confronto che si genera la scintilla della libertà e delle idee. Il nostro tricolore va difeso, non denigrato,  perché è in questo brandello di stoffa che possiamo salvarci, se vogliamo dare identità e linguaggio comune. Dobbiamo amarla questa Italia, se vogliamo tornare alla democrazia vera. Per ritornare ad essere pienamente cittadini.


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