Sara Scazzi, parla la Tv

Creato il 08 ottobre 2010 da Ilsegnocheresta By Loretta Dalola

L’attenzione mediatica si concentra unanime su un fatto di cronaca imprevisto e improvviso e siamo coinvolti e travolti dall’ondata emotiva. Le immagini della televisione ci fanno essere tutti, contemporaneamente, nello stesso evento. Certe immagini che abbiamo visto rimangono in mente e diventano parte integrante del ricordo, anzi alcune immagini particolari, si trasformano poi in ricordi, tratti proprio dalle immagini televisive. Come l’aereo che si schianta nelle Twin Tower a New York, l’urlo di Tardelli nella finale del mondiale di calcio, il funerale del papa, e andando indietro nel tempo, l’agonia di Alfredino Rampi a Vermicino: tutti eventi della storia che noi italiani abbiamo serbato nella nostra  memoria identificandoci con quelle immagini.

Ne possiamo arguire che l’uso della televisione è legato anche ad esigenze  di “moderna” aggregazione e  che il media si sforza  di sostituirsi alla normale socializzazione, offrendone un surrogato. La televisione soprattutto ha permesso di avvicinare nelle varie culture la percezione degli eventi storici. Le immagini proposte e riproposte della caduta del muro di Berlino hanno permesso a tutti (diversamente da chi era lì) di ragionare sulle stesse immagini. Condividere gli eventi attraverso il mezzo consente una sana comunicazione emotiva, la Tv diventa il ponte di collegamento al vissuto.

I momenti emotivamente forti possono essere utilizzati per partecipare, immedesimarsi e riflettere, in questo modo, noi spettatori possiamo  fare un percorso “virtualmente insieme” di elaborazione di un momento difficile e doloroso, cercando di creare un ponte  comunicativo forte ed efficace che possa essere poi una valida base per capire e migliorare la nostra vita. La televisione ha la potenza della diretta, ovvero della contemporaneità tra evento e visione . Anzi, potremmo dire che molti eventi sono cresciuti di importanza perché la trasmissione televisiva ha connotato quegli eventi, come ad esempio in questi giorni  dove l’attenzione generale è focalizzata  sull’episodio di cronaca di Sarah Scazzi, la ragazza scomparsa lo scorso 26 agosto ad Avetrana, in Puglia, uccisa nel garage di casa, dallo zio Michele che dopo averla strangolata, l’avrebbe trasportata in auto in un podere tra Avetrana e Nardò, dove ne avrebbe occultato il cadavere.

Unanimemente incollati davanti alla Tv,  esprimiamo  la nostra solidarietà e vicinanza alla famiglia della quindicenne Sara,  la cui tragica morte ha scioccato tutta l’Italia, per la crudeltà dei fatti, di una gravità inaudita ancor più se si pensa che è avvenuto nell’ambito familiare. Tutti ci “stringiamo” attorno alle immagini, affinché i protagonisti colpiti da una tragedia inaspettata, sentano con forza la nostra vicinanza.

La storia è passata sempre dai gesti simbolici. Ma oggi non si propaga attraverso la narrazione orale o scritta, sempre esposta ai facili travisamenti, bensì attraverso l’occhio televisivo. La nostra percezione della nostra storia passa in buona parte dai flash televisivi.

In conclusione nella società dello svuotamento dei valori e della crescente perdita dei punti di riferimento, i media sembrano assumersi il ruolo ambivalente e al contempo decisivo della comunicazione mediatica, che da un lato produce rappresentazioni del vuoto, della superficialità e della violenza, ma dall’altro, si propone come ambiente privilegiato per l’acquisizione di una capacità critica e come sostegno valido ed efficace per la valutazione e forse anche prevenzione di situazioni di disagio sociale. Spettatori, per  un futuro della società, della famiglia, del gruppo, evidenziato  dalle “buone regole” del vivere civile.


Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :