Il “Sardinia Reggae Festival” si riconferma un successo!
Nei cinque giorni compresi tra il 29 luglio e il 2 agosto, Banari, un piccolo paesino del Logudoro, ha ospitato una tra le più importanti rassegne di musica reggae d’Italia, accogliendo migliaia di visitatori provenienti da tutto il Mondo. Ciò che li accomuna? Ovviamente la passione per questo tipo di musica : melodie dai forti messaggi sociali, che non hanno bisogno di tanti giri di parole per arrivare dritte al cuore.. alla testa; sonorità e significati accompagnati da intense vibrazioni che trasmettono emozioni e attivano la mente; forse proprio per questo un po’ maltrattata..
L’area campeggi si riempie di tende, amache e teli per l’ombra; le note “in levare” iniziano a risuonare ovunque nell’aria di Banari, i bassi si propagano nel suolo dallo spazio dance hall allestito appena fuori dall’accampamento… Ecco! Si inizia!!
Tutto è organizzato al meglio per garantire la massima efficienza, sicurezza e praticità all’interno di un paesino di circa settecento abitanti che, per l’occasione, diventano “cittadini del Mondo”: la piccola comunità pullula di persone che parlano le più svariate lingue e si danno appuntamento da ogni angolo del pianeta per passare cinque giorni di pace e amore in una splendida isola chiamata Sardegna.
Cinque giorni di concerti a partire dalle ore 22:00, seguiti da musica dance hall sino all’alba.. I grandi Sound System di questa edizione sono stati Bababoom Hi Fi, David Rodigan, Sandeeno, Rebel Lion Sound, Saxon Sound & Trevor Sax, Musclehead, Selecta Myckey Boops, Brother Culture, Ital Noyz, Dub Matix, Relovution. Tanti, tanti artisti provenienti da tutto il Mondo per spingere la propria musica sino all’alba, accompagnati dall’inconfondibile sound dei “padroni di casa”: i Bass Conquerors.
Ma non finisce qui! ..Il Sardinia Reggae Festival ha voluto tenere occupati i suoi visitatori durante tutto l’arco della giornata, per la sua intera durata:
- corsi di giocoleria (catene; clave e palline; verticalismo) sono stati condotti da bravissimi giocolieri provenienti da tutta la Sardegna;
Cinque dibattiti in piazza, uno per ogni sera.
29 luglio: “L’auto da bloccare”. Il vero volto della mobilità a base di petrolio. Dibattito sui temi della mobilità sostenibile e delle alternative al petrolio e proiezione del film documentario “Who killed the electric car”.
30 luglio: “Il diritto consuetudinario sardo: tra oralità e scrittura”. Simone Sassu, Dottore di ricerca presso l’Università di Sassari, è andato alla scoperta delle forme di risoluzione dei conflitti nate all’interno delle comunità sarde e veicolate dalla tradizione orale.
31 luglio: “Jamaica – British Isles – Sardinia: Linton Kwesi Johnson”. Una delle voci più importanti della cultura anglo-giamaicana dagli anni ’80 ad oggi. Racconti di esperienze col poeta e analisi di testi originali da parte del Prof. Angelo G. E. Manai. Al seguito il dibattito.
1 agosto: “Perdas de Banari”. Incontro e dibattito con la Dott.ssa Piera Cuccu per illustrare alcuni interessanti aspetti di archeologia e architettura rurale del territorio comunale di Banari.
2 agosto: “Terra e musica in levare”. Sculture e civiltà. Restauro e archeologia di Sardegna. Incontro e dibattito con le Dott.sse Antonietta Boninu e Luisanna Usai, Direttori archeologici della Soprintendenza per i Beni archeologici per le Provincie di Sassari e Nuoro. La conferenza ha toccato punti importanti quali il Paesaggio, l’Archeologia, il Restauro. Sono stati messi in luce gli importanti risultati raggiunti in tutta l’Isola, con particolare riferimento al ritrovamento dei Giganti di Mont’e Prama.
Ma veniamo ora ai concerti..
I grandi nomi di questa edizione erano Misty in Roots e Alborosie. La rassegna ha visto tuttavia una particolare esplosione di vita anche da parte dei gruppi sardi emergenti; primi fra tutti gli Arawak, band sassarese vincitrice al Bornasco in Germania e reduce dalle selezioni per il Rototom Sunsplash, che disputerà a breve la finale in Spagna. La crescita interiore del gruppo è tangibile e la grinta con cui si sono esibiti a Banari dimostra tutta la voglia di riconfermare come vincente la musica “made in Sardinia” sul palco della più grande rassegna reggae d’Europa, portando avanti il lavoro iniziato dai Train to Roots, già vincitori del Rototom ed esperti conoscitori del reggae isolano.
La prima serata di concerti del Sardinia Reggae Festival vede esibirsi entrambi i gruppi sul palco di Banari, accompagnati dai Ludus in Krapula e Dr. Boost, altro grande artista sardo che ha dato un grande contributo presentando l’intera rassegna musicale, mischiando le sue sonorità con quelle degli ospiti internazionali, sia sul palco che in dance hall.
Bombabash e Treble, provenienti dal Salento, aprono la seconda giornata di concerti scaldando la folla sino all’arrivo di Lady Lex e del grande Michael Prophet.
I suoi pezzi vengono suonati dai Sound System di ogni parte del Mondo, e il rispetto guadagnato sull’isola e la bravura come artista e produttore lo portano a collaborare con altri artisti reggae del calibro di Gentleman, Sizzla, Mykal Rose, Jah Cure, Luciano, Kymani Marley, Poul e molti altri.
La folla è letteralmente impazzita all’ascolto di pezzi come “Herbalist” o “Kingston Town”. Alborosie ha dato tutto se stesso in uno spettacolo carico d’energia, alimentata dalle esuberanti quanto affascinanti movenze – dalla marcata influenza africana – delle due splendide coriste.
L’artista ha dimostrato di apprezzare particolarmente il calore del pubblico sardo, concedendo mezz’ora in più di spettacolo rispetto al previsto… Banari ringrazia di cuore e spera di poterlo ospitare nuovamente in futuro!
Si conclude così la terza edizione del Sardinia Reggae Festival.
Sul paesino tornano a regnare la quiete e il silenzio, rotti ogni tanto solo dagli accesi discorsi degli anziani. Sono stati loro a rendere possibile tutto ciò, accogliendo con un grande sorriso migliaia di persone di ogni colore e provenienza; dando rilevanza a ciò che questo popolo multiculturale poteva realmente trasmettere a livello umano, e non fermandosi al modo in cui ci si veste o si portano i capelli…
I visitatori hanno ricambiato rispettando appieno il paese e i suoi abitanti; i più volenterosi ne hanno appreso la cultura immergendosi negli usi e nelle tradizioni locali, mostrate e tramandate nei secoli dai tanti artisti e artigiani locali. Sono molti anche coloro che, decidendo di evitare di tanto in tanto il pasto “al sacco”, hanno gustato le pietanze locali messe a disposizione dai banaresi in improvvisati “punti ristoro” allestiti per l’occasione un po’ in tutto il paese.
Dando un grande esempio alla Sardegna e all’Italia intera, quell’Italia dalla quale è stato cacciato via il Rototom Sunsplash, Banari, grazie al suo Festival, diventa uno dei maggiori punti di riferimento della cultura reggae in Italia.
Articolo & foto:
Cristian Barracu.