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SATOR, Scorching Sunlight

Creato il 06 aprile 2020 da The New Noise @TheNewNoiseIt

SATOR, Scorching Sunlight

Scorching Sunlight nasce dall’idea di comporre un’unica traccia costruita partendo da un tema principale che si evolva in diverse direzioni, cui si aggiungono due episodi maggiormente sperimentali e una personale interpretazione di “A Forest” dei Cure. Dal punto di vista tematico, l’ispirazione soggiunge in seguito a un viaggio in Islanda, dove l’essere circondati dalla natura incontaminata spinge a riflettere sul ruolo degli esseri umani e il loro destino. A differenza di quanto ascoltato in occasione della realizzazione dei primi due album, ora i Sator indugiano su atmosfere evocative in cui c’è meno spazio per avventurose digressioni ritmiche. Il brano di apertura ha inoltre una struttura circolare in cui la ripresa di determinati passaggi è funzionale alla fruizione nella sua totalità. Se ne raggiunge la sezione centrale passando attraverso un intro in crescendo e una prima esplosione in cui però non ne viene ancora espressa totalmente la carica emotiva. Il suo raggiungimento avviene a seguito di una divagazione dal retrogusto “post” e l’addensarsi di ulteriori emozioni. Con i suoi rintocchi dissonanti e atmosfere rarefatte, “Mesmerism” innalza la tensione conducendo a “Lament”, il cui incipit dal retrogusto dark ambient sfocia in un epilogo di una lentezza in apparenza insostenibile. Tra i suoi solchi si inseriscono ritmiche tribali e spunti di derivazione noise che si ritroveranno nella cover conclusiva, dove è come se a una riproposizione abbastanza fedele del brano originale fosse stata sovrapposta una lunga fuga strumentale sospesa tra sludge e psichedelia. Vi è una tensione atipica e inaspettata che ben si inserisce nel contesto di Scorching Sunlight, aggiungendo e allo stesso tempo togliendo qualcosa (di superfluo) allo stile Sator.

Dischi 2019, autoproduzioni, sator

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