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Saw: legacy

Creato il 01 novembre 2017 da Veripaccheri
Saw: Legacy di Michael e Peter Spierig con Tobin Bell, Laura Vandevoort, Callum Keith Rennie, Matt Passmore, Cleè Bennett USA, 2017 genere, horror durata, 92'
La malerba non muore mai. E nemmeno Saw – l’enigmista che, dopo tredici anni dalla sua prima apparizione e sette anni dall’ultimo episodio della saga, torna con un nuovo gioco e con un’altra scia di macabri omicidi che sembrano ancora portare la firma dell’indiscusso protagonista omicida John Kramer, alias Jigsaw (Tobin Bell). SAW: LEGACYL’enigmista però lo avevamo seppellito nel terzo capitolo. E benché l’iconico personaggio faccia ancora massicciamente parte della trama, il titolo della pellicola dei fratelli Michael e Peter Spierig parla chiaro: la presenza dell’Enigmista è solo un riuscitissimo inganno. Quello che abbiamo davanti non è lui, è la sua eredità. Un’eredità che ancora fa rivivere, attraverso l’ennesimo emulatore di Jigsaw, l’idea di un mondo micidiale dove bene e male si confondono. Dove il carnefice e i suoi giochi diventano un passaggio obbligato di purificazione e dove le vittime si trasformano in peccatori senza garanzie di salvezza. Ancora una volta, trappole ingegnose fanno capolino per scandire i gradini di un macabro percorso di espiazione delle colpe, messo a punto per costringere i giocatori a fare una scelta per sopravvivere. Eppure, nonostante la coerenza di intenti, c’è qualcosa che allontana “Saw: Legacy” dagli episodi precedenti: l’ambientazione. Gli ambienti interni e chiusi in cui le vittime si muovono lasciano ampio spazio a un’ambientazione in esterno. La sequenza del gioco è interrotta da inseguimenti polizieschi e da lunghe scene di indagini alla CSI che spezzano e penalizzano di gran lunga il senso di asfissiante claustrofobia proprio della saga. Nemmeno la crudezza degli agghiaccianti omicidi e il sangue che avevano fatto di Saw un’icona del cinema splatter, plasmando una nuova idea di crudeltà e paura, hanno la forza di una volta. Perciò alla fine del gioco, il Capitolo 8 ha il sapore di un thriller più che di un horror. I novantadue minuti scorrono veloci ma, pensati per accontentare i fan dopo sette anni di astinenza, non riescono davvero a riportare come vorrebbero i cultori della saga nel mondo di terrore e di ansiosa agitazione del macabro John Kramer.
Valeria Gaetano

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