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Sbagliando si impara: lezioni dai miei viaggi con il corredo fotografico sbagliato

Da Ragdoll @FotoComeFare

Viaggiare mi piace e molte delle foto che mi hanno dato più soddisfazione le ho scattate proprio in viaggio. Probabilmente anche tu ami o hai praticato almeno un po’ la fotografia di viaggio.

Eppure, c’è un aspetto di essa che non mi piace, proprio non mi va giù. Si tratta anche di un problema di difficile soluzione per tutti.

Parlo della fatica legata al trasporto dell’attrezzatura, che rischia di rovinare l’esperienza del viaggio. In questo articolo ti racconto i miei esperimenti, con obiettivi, zaini, accessori e treppiedi diversi.

Vediamo se ho imparato qualcosa dai miei errori.

My gear by Tambako the Jaguar, on Flickr

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  by  Tambako the Jaguar 

Il viaggio dovrebbe essere “di piacere”

Quando viaggio, sono abituato a spostarmi molto e a fare parecchia strada a piedi. Intendo dire che sono in giro per quasi dodici ore e, tranne per i pasti e rare pause, sono spesso in continuo movimento, per il 90% del tempo a piedi. Parte di questo movimento è rapida, per andare da un posto ad un altro, un’altra parte è più tranquilla, quando sto visitando un museo, il centro di una città, ecc…

Già di per sé tutto questo movimento stanca. Se poi hai sulle spalle chili di equipaggiamento fotografico, facilmente già a metà pomeriggio hai completamente esaurito le energie (e magari volevi fare qualche foto notturna…).

A lungo andare, in un viaggio che dura diversi giorni, la stanchezza si accumula e le giornate si fanno via via più faticose. Andare in giro diventa sempre meno attraente e rischi di perdere  molte occasioni fotografiche semplicemente perchè non vuoi muoverti.

Inoltre, una mente stanca è sicuramente creativa. Una volta davanti al tuo soggetto potresti non trovare il modo giusto per fotografarlo perché ormai sei cotto.

Tanti modi di sbagliare equipaggiamento fotografico

In ogni viaggio che ho fatto con la reflex ho commesso qualche errore più o meno grave nella scelta dello zaino e del corredo. Te li racconto, così da imparare dai miei errori.

Super principiante a New York

La primissima occasione fu a New York. Avevo da poco la reflex insieme al 18-55 e ad una borsa a tracolla di piccole dimensioni, la tipica borsa che compri insieme alla prima fotocamera (come quella nell’immagine).

borsa fotografica tamrac

Dovevo però portare con me anche il portafogli, le chiavi dell’albergo e lo smartphone (per fortuna molto piccolo). Sostanzialmente, usai le tasche e gli scomparti della borsa per questi oggetti invece che per flash e lenti aggiuntive, che non avevo.

Più leggero di così non avrei potuto essere ed anche l’accesso alla fotocamera era molto rapido. Però c’erano grossi limiti.

Ero avvantaggiato dal non possedere lenti aggiuntive, situazione non ripetuta in nessun altro viaggio successivo, e non avevo con me un treppiede. Però non avevo spazio per una bottiglietta d’acqua, indispensabile in viaggio, o per nient’altro a dire il vero.

Così, l’acqua era nello zaino di mia moglie. Nei momenti in cui lei era più stanca prendevo io il suo zaino, così mi ritrovavo ad indossare uno zaino ed una borsa a tracolla: scomodità estrema.

Inoltre, soprattutto se non cambiavo spalla, comunque a fine giornata mi ritrovavo ad aver accumulato una certa fatica dal lato che reggeva il peso.

In Sicilia, molto più esperto e attrezzato

Dopo aver espanso il corredo con un paio di lenti, venne il turno del viaggio in Sicilia. Nel frattempo, avevo acquistato il Lowepro Fastpack 350, uno zaino che pesa quasi 2 kg e può contenere la reflex, 2 o 3 lenti, un flash, oggetti di vario tipo nello scomparto superiore, un portatile.

lowepro fastpack 350

L’avevo scelto perché cercavo uno zaino in grado ci contenere una reflex con il 70-200 montato, con l’apertura laterale che permettesse di estrarre la fotocamera senza doversi togliere lo zaino dalle spalle e con la possibilità di trasportare anche il portatile. Non tutti erano requisiti legati al viaggio, alcuni dipendevano da un uso più quotidiano dello zaino nelle vicinanze di casa.

In occasione di quel viaggio portai via il seguente corredo:

  • fotocamera,
  • obiettivo 18-55mm,
  • obiettivo 70-300mm,
  • obiettivo 35mm,
  • accessori vari per la pulizia,
  • micro sd di ricambio,
  • caricatore per le batterie.

Come vedi, nemmeno l’ombra di un 70-200, che non ricordo se fosse in arrivo o fosse arrivato appena prima della partenza.

Sostanzialmente, mi portai in giro tutti gli accessori tutto il giorno e usai gli spazi aggiuntivi per portafogli, cellulare, una giacca qualora cambiasse il clima e altre cose che non ricordo. Lo zaino era decisamente sovradimensionato per quello che dovevo trasportare, ma, avendo lo spazio, l’avevo riempito.

Questa è una cosa importante da imparare e tenere a mente: più spazio hai, più cose ti porti dietro per riempirlo. Quindi, se lo limiti, ti fai un favore in partenza.

A metà vacanza mi ritrovai con la schiena e le ginocchia decisamente affaticate, perché ogni giorno mi trascinavo dietro diversi chili di roba. E sappi che non sono in sovrappeso e faccio attività fisica regolare.

Inoltre, avevo usato un po’ tutti gli obiettivi, ma per portarli in giro mi sarebbe bastato uno zaino meno pesante.

Uno zaino più leggero

Saltiamo qualche viaggio e passiamo ad un altro zaino, il Lowepro Slingshot 202 AW. È uno zaino monospalla, di cui temevo appunto il fatto di doverlo trasportare su una spalla sola.

lowepro slingshot 202 aw

Ci ho fatto un viaggio a Torino con questo corredo:

  • reflex,
  • obiettivo 18-105mm
  • obiettivo 35mm,
  • obiettivo 60mm macro,
  • flash sb-700,
  • treppiede leggerissimo ed economico.

Nello spazio superiore ci stavano anche il portafogli, il cellulare, una bottiglietta d’acqua.

Sicuramente, la distribuzione del peso e la cinghia che si chiude sul torace hanno fato sì che il peso fosse ben distribuito, quello non è stato un problema. L’errore qui però è consistito nella scelta del corredo.

Con il 60mm ho fatto veramente solo una manciata di foto. Lo volevo usare in condizioni di scarsa luminosità (ha massima apertura f/2) ma in molte occasioni cambiare obiettivo sarebbe stato troppo laborioso. Inoltre, in molti casi la lunghezza focale era semplicemente eccessiva.

Il flash ho provato ad usarlo, ma con scarsissimi risultati. Soprattutto, le situazioni in cui ne avrei potuto trarre qualcosa sono state veramente poche.

Il treppiede invece l’ho usato. Avevo in programma di fare qualche foto di sera ed effettivamente mi è servito. Peccato che, per fare foto dopo le 19, me lo portavo dietro dalle 9 di mattina.

Comunque, complessivamente a fine giornata mi sentivo comunque piuttosto provato.

Piccolo cambio di corredo e nuovo treppiede

Con lo stesso zaino ho anche fatto un weekend lungo in Liguria. Questa volta c’ho aggiunto il 70-200 e tolto il flash con due risultati negativi. Primo, il 70-200 in qualche modo sbilanciava lo zaino e non mi ha permesso di trovare la giusta distribuzione del peso. Secondo, non ho mai usato il 70-200, che è ancora peggio.

La novità più grossa in questo viaggio è stata il treppiede Manfrotto 190XPROB, con testa a sfera joystick, che mi sono portato dietro la sera che siamo andati a Portovenere e per un giorno intero alle Cinque Terre. Il treppiede aveva la sua sacca ed effettivamente mi ha permesso di fare alcune foto, altrimenti impossibili, che mi hanno soddisfatto.

manfrotto 190xprob

Però, effettivamente, soprattutto nella giornata alle Cinque Terre, è stata piuttosto una prova. Non si tratta infatti di un treppiede da viaggio. Con la testa raggiunge gli 80 cm e pesa un paio di chili.

La particolarità di questo viaggio, infine, è stata che ho usato tantissimo le focali corte. Le foto più riuscite sono state quelle paesaggistiche della costa ligure, in cui quasi sempre il 18-105 era impostato alla focale più corta.

Sbagliando si impara

Come vedi, ho cercato di farmi del male in molti modi. Qualche volta per cause di forza maggiore, qualche volta per mia scelta. Però, senza provare non puoi sapere cosa è meglio.

Per esempio, finché non porti via una lente non puoi scoprire che ne farai un utilizzo estremamente ridotto. Oppure, se non hai idea di cosa voglia dire camminare con 2 o 3 chili di troppo sulle spalle, finché non provi non sentirai l’esigenza di ridurre il carico.

Ma siccome perseverare è diabolico, non devo continuare a ripetere gli stessi errori e quindi ho riflettuto da subito su cosa porterò nel prossimo viaggio. Ci sono quattro grandi aspetti da valutare:

  • obiettivi,
  • accessori, treppiede,
  • zaino.

Per quanto riguarda il primo, gli obiettivi, la prossima volta seguirò il mio stesso insegnamento (che trovi nell’articolo sugli obiettivi da portare in viaggio). Porterò con me un obiettivo tuttofare ed uno con apertura massima ampia per le situazioni di scarsa luminosità. Questo secondo obiettivo dovrà avere una lunghezza focale non troppo elevata, per ridurre il rischio del mosso ed essere utilizzabile anche in ambienti piccoli.

L’eccezione a questa regola si potrebbe avere nel caso in cui il viaggio presenti delle opportunità fotografica appartenenti ad un genere fotografico ben definito. Per esempio, se fai un’escursione naturalistica, potrebbe servirti di più un supertele a focale fissa, piuttosto che un 35mm o un tuttofare.

Escluso il flash, come accessori porterò un paio di filtri, una batteria di ricambio, una sd di ricambio e altre piccole cose che stanno in qualsiasi tasca.

Per quanto riguarda il treppiede, potrei lasciarlo a casa, ma le foto serali e le lunghe esposizioni mi piacciono troppo. Il treppiede economico che avevo a Torino, però, è veramente troppo scarso. Al contempo, il Manfrotto è troppo pesante. Quindi, porterò con me il Gorillapod, cercando di scendere a compromessi con i luoghi in cui posso fotografare, oppure cercherò un treppiede da viaggio leggero, con testa a sfera, dal peso ridotto.

Visto il corredo, anche il monospalla Slingshot 202 è troppo grande. Mi basta qualcosa che contenga una lente aggiuntiva, una bottiglia d’acqua, una maglia leggera o k-way, il treppiede e i piccoli accessori di cui sopra.

Sarà sicuramente uno zaino, non una borsa, per bilanciare meglio il peso. Però non so ancora di cosa si tratterà. La caccia è aperta!

Morale della favola

Per riassumere in poche parole ciò he ho imparato da numerosi viaggi con la reflex al seguito, la cosa migliore è un approccio minimalista, sia in termini di obiettivi che di accessori.

Ciò ti permette innanzitutto di muoverti leggero. Così hai diversi vantaggi:

  • il viaggio è più piacevole,
  • sei più agile nel muoverti anche in spazi stretti e tra i turisti,
  • non perdi la voglia di raggiungre nuove mete potenzialmente fotogeniche.

In secondo luogo, limitare l’attrezzatura a disposizione è sempre un esercizio di creatività. Con pochi obiettivi o con ostacoli derivanti dalle loro limitate caratteristiche (ad esempio i tuttofare sono troppo poco luminosi), sei costretto a inventarti soluzioni creative per portare a casa belle foto.

Infine, non dimenticarti dei tuoi compagni di viaggio. Molto probabilmente non sono fotografi e, anche se sostengono la tua passione, non vuol dire che devi approfittare della loro pazienza: anche loro hanno diritto ad affrontare il viaggio come preferiscono.

Questo è ciò che spero di aver imparato dai miei viaggi con reflex al seguito, che ne pensi? Tu hai trovato una buona soluzione per viaggiare con la reflex?

Raccontacelo nei commenti.


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