Scarlett Johansson chiama l’FBI per foto private trafugate? [UPD 17:30]

Creato il 15 settembre 2011 da Tnepd

Autoscatti privati rubati a Scarlett Johansson finiscono in Rete. Certa gente non impara mai

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

C’è sempre qualcuno che pensa “tanto a me non capita”. Parliamoci chiaro: l’unico modo per garantire che vostre immagini di nudo o imbarazzanti o altrimenti private che avete scattato per uso personale finiscano su Internet contro il vostro volere è non farle. Non sembra un consiglio così difficile da seguire, eppure adesso Scarlett Johansson avrebbe chiamato nientemeno che l’FBI per alcuni autoscatti privati che sono comparsi su Internet poche ore fa.

No, non vi dirò dove andarli a prendere e non pubblicherò gli originali in alta risoluzione senza i provvidenziali felini e non linkerò i siti che dicono dove andarle a reperire. Né ho intenzione di spendere un nanosecondo per sapere se sono vere o false. Se siete messi così male da volerle trovare, arrangiatevi: tanto non mostrano molto più di quello che potete intuire da queste mini-anteprime.

La cosa importante è che episodi come questo (la Johansson, a quanto pare, non è la prima celebrità ad esserne colpita) dimostrano che il primo passo per la gestione della privacy spetta all’utente, che deve informarsi sulla tecnologia che usa e capirne le vulnerabilità. Non può aspettare che ci pensi qualcun altro, men che meno l’FBI o la polizia.

Non ha tempo di farlo? Allora si compri un telefonino che non fa foto. Oppure non si faccia foto personali usando uno smartphone e non le custodisca sul computer o sul cellulare, perché ci sono mille modi per sottrargliele.

Chi pensa che questo genere d’incursione richieda competenza da super-hacker farebbe bene a ricredersi. I file cancellati su una penna USB o un disco rigido si possono recuperare. Ci sono software appositi che scavalcano le password degli iPhone, iPod e iPad e scaricano direttamente tutte le foto in pochi minuti mentre l’utente si assenta un momento lasciando incustodito l’aggeggio. Estrarre la schedina di memoria da certi smartphone richiede pochi secondi. I Bluetooth accessibili, specialmente sui treni, non si contano. Creare un honeypot wifi e ascoltarne il traffico è una passeggiata per chiunque abbia un telefonino in grado di fare tethering. La nuova versione di Firesheep intercetta il traffico Web degli utenti sulle reti Wifi e ne ruba le sessioni nei social network, consentendo di accedere anche alle foto private.

Come se non bastasse, ci sono tanti utenti che lasciano l’intero computer in condivisione sulla rete locale. Qualche giorno fa ero in un’università del nord Italia e mi è stata offerta la connessione a Internet. Ho collegato il mio laptop al cavo ethernet e sono emerse automaticamente le condivisioni degli altri utenti. È bastato sbirciare un attimo per notare una cartella, denominata password, che conteneva file molto eloquenti. Ho avvisato subito il titolare della cartella.

Spaventati? Dovreste esserlo. Ma mettersi al sicuro è semplice: se non volete che le vostre foto private finiscano in Rete, non fate foto private. Punto.

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Aggiornamenti

17:30. L’FBI conferma (AFP) che sta indagando su una recente raffica di sottrazioni d’immagini private di celebrità, ma non ne fa i nomi. Sophos sottolinea il rischio che i malfattori della Rete fabbrichino siti-esca infettanti basati sulla ricerca di queste foto e sconsiglia di cercarle.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.

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