Magazine Diario personale

Scatti di maturità (e tanti saluti dallo sceneggiatore)

Creato il 20 giugno 2012 da Povna @povna

Sulle tracce ha commentato in abbondanza qui e qui (grazie ai bellissimi interventi di Mel e di GG). Il post pomicione (e probabilmente più di uno) lo ha già fatto. La ‘povna, di ritorno dalle sei ore canoniche di sorveglianza, si limita a riportare qualche scatto, prima di abbattersi sul letto. Perché domani è un altro giorno, da trascorrere con l’Onda. E al varco li attende, paurosa, la seconda prova.

- un arrivo all’alba, e un’attesa davanti ai cancelli, perché – è questo il vantaggio di essere membro fantasma ufficialmente aggiunto di un consiglio di classe – puoi passare gli interminabili minuti prima che si cominci fuori, insieme a loro;
- la faccia vaga, avendo cura di non incrociare i loro sguardi (ché se no a ridere scoppiavano tutti), nel rispondere (“Ma tu li conosci?”; “Vagamente, siamo una scuola piccola, li ho avuti nel biennio”) alle domande di saluto della commissione;
- una PresidentA liceale, verbosa ed egocentrica (nonché ossessionata dallo spettro dei ricorsi), e una commissaria esterna succube, che, per paura delle urla, vieta loro, a un certo punto, persino l’acqua da bere (battuta della ‘povna con il suo tipico sguardo da: ‘ma-sei-demente?’: “Già che ci siamo, allora, cospargiamoli di pece”);
- il commento di Corto Maltese al termine, con un panino al bar di fronte, in solitaria coppia: “Sono contento, prof., anche se, ovviamente, ho dovuto stare basso, e rinunciare al labirinto, visto che la commissaria mi sembrava davvero assai scolastica. Ho puntato sull’originalità del taglio; quanto alle idee, ho messo quelle non scontate, ma che ‘devono’ comunque essere giuste. Sa, con certe persone è meglio non rischiare” (applauso, e 15/15, solo per la straordinaria consapevolezza di destinatario);
- sulla strada di casa, subito, la telefonata dell’Ingegnera Tosta: “Allora, tutto bene, ‘povna? Sei riuscita a stare con loro tutto il tempo?”; per aggiungere, di fronte alle risposte affermative e un po’ stupite della ‘povna: “Perché in teoria la PresidentA non voleva nessuno in sorveglianza, e aveva prescritto di telefonarti. Ma io ho deciso che era meglio così, ché tanto a scuola ci venivi lo stesso, e in qualche modo si faceva”. (La ‘povna sorride, e pensa a quel che aveva risposto alla collega di Snape sabato scorso, di fronte alla sua profezia potenzialmente auto-avverantesi: “E se ti vietano di venire, che cosa fai a questo punto?”; “Non succederà” – aveva risposto lei, tranquilla, meritandosi un’alzata di sopracciglio – “certe cose [C.V.D.] semplicemente non possono accadere”).
- in pomeriggio, sul crepuscolo, ancora il telefono, con Gianni (che ha paura di aver sbagliato traccia, e vuole essere consolato e convinto). E la ‘povna sorride un’altra volta, perché Gianni, di certo, non è stato tra i suoi più assidui del triennio. Eppure che l’abbia chiamata è solo tanto ovvio, ed è questo che lei intende, quando sostiene che, banalmente, si apparterranno sempre, lei e loro;

Ma la notizia del giorno viene portata alla ‘povna da una trafelatissima Mafalda, ancora a porte chiuse. “Brutto affare, ‘povna, lo sceneggiatore ha deciso di tirarti uno sgambetto” – la prende da parte con aria triste – “abbiamo appena tirato a sorte: l’orale di Corto è previsto per sabato mattina”.
E ti pareva: se no era troppo semplice. Il 30 di giugno, dunque, la ‘povna si recherà al matrimonio dell’anno direttamente da scuola, grazie alla gentilezza (e all’automobile) della splendida Viviana. Se faranno in tempo, è previsto, rapidissimo, il pit-stop a casa di Thelma. Altrimenti – seguendo (per la ‘povna) una tradizione di cambi festosi in corsa – si vestiranno a modino in un qualsiasi cesso sul percorso, arrivando pimpanti e arzille sul luogo della cerimonia.
Alla ‘povna, lo deve ammettere (e siamo a tre), un po’ scappa da ridere; e un poco si lamenta.
“Ma ti pare il caso, Corto?”
“Non è colpa mia, prof., ne facevo a meno volentieri, di fucilarmi il sabato”. E poi aggiunge, provocatorio: “Comunque può non venire, al limite, tanto si segue poco o niente…”.
Ma la ‘povna non ci casca. E si gode soddisfatta il sorriso rassicurato del suo alunno, mentre lei gli ribatte in viso, pronta, un secco: “Ma ti pare?”.


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