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"Scelta Cinica" - Mario Monti "scende dalla politica", ma solo per cinque minuti (...che fine ingloriosa...)

Creato il 01 agosto 2013 da Tafanus
Scelta-cinicaScelta Cinica - Mario Monti si dimette, poi ci ripensa. Il partito a un passo dall'implosione


Scelta Civica sarà guidata da un comitato di presidenza dopo che l'ex premier ha ottenuto il passo indietro del coordinatore Andrea Olivero, difeso dai deputati cattolici. Lo scontro ha portato stanotte alle dimissioni, poi ritirate, del professore. La resa dei conti prevista a settembre
(Fonte: Alberto d'Argenio - Repubblica.it)

Sono le due di notte quando Mario Monti si dimette da presidente di Scelta Civica. E’ il penultimo atto di una riunione fiume che probabilmente segna la fine del partito dell’ex presidente del Consiglio. L’epilogo è il passo indietro del leader, che ritira le dimissioni. Ma la frattura tra laici e cattolici, addirittura accusati di «necrofilia», ormai sembra definitiva. Si parla di settembre come mese del big bang. Anche se qualcuno ieri sera ha già annunciato le dimissioni dal partito. Che ora sarà retto dal comitato di presidenza che prende il posto del coordinatore Andrea Olivero, silurato da Monti. A poco sono serviti gli sforzi dei pacificatori guidati dal ministro Mario Mauro.
Per capire come sono andate le cose bisogna tornare indietro di una settimana, a venerdì scorso, quando alcuni deputati cattolici di Sc hanno organizzato un convegno con i colleghi dell’Udc. Il partito di Casini ha rotto l’alleanza con Monti e i suoi parlamentari presto usciranno dai gruppi comuni di Camera e Senato. Il coordinatore Andrea Olivero, dalla nascita di Sc fedelissimo di Monti, ha partecipato all’incontro facendo letteralmente infuriare l’ex premier, che lo ha accusato di tradimento. Tra i laici di Sc infatti Casini è sospettato di voler rubare parlamentari cattolici del partito per fare gruppi autonomi a Montecitorio e Palazzo Madama. Ieri due incontri tra Monti e Olivero, che da giorni ripete di essere andato al seminario per tenere uniti i civici, non sono riusciti a rasserenare gli animi. Monti chiedeva le sue dimissioni, ma poi consapevole che rischiava la scissione (i cattolici a quel punto minacciavano di andare davvero con l’Udc) ha provato una mediazione. Così in serata con il suo staff l’ex premier ha preparato un comunicato che sarebbe dovuto uscire subito dopo l’assemblea dei parlamentari. «Entro le dieci di sera», garantiva il suo più stretto collbaoratore. Ma quel comunicato è uscito solo stamattina. Nel mezzo l’inferno.
La riunione slitta e inizia dopo le dieci. Monti (accusato poi di toni sprezzanti ed eccessivi) attacca i cattolici, in particolare il capogruppo alla Camera Dellai, e propone: soppressione della carica di coordinatore (Olivero), gestione collegiale da parte del Comitato di presidenza del quale fa parte anche Olivero. Che guiderà anche un “Progetto di Cultura politica” per dare un’identità a un partito dilaniato dalle correnti. Olivero accetta ma ammonisce: se non troviamo una sintesi andare avanti non sarà possibile. Allude alla scissione. Tutti guardano a settembre, quando ci sarà un seminario ad hoc sull’identità del partito. O al più tardi al Congresso di ottobre.

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Quando tutto sembrava risolto con una vittoria di Monti, ecco il caos. Prendono la parola i parlamentari cattolici che non ci stanno, difendono Olivero, chiedono che resti coordinatore. Il sottosegretario Mario Giro parla di «purghe staliniane». Sberna, uomo di Sant’Egidio annuncia che lascerà il partito. Dellai rimanda al mittente le critiche dell’ex premier. L’onorevole Gigli chiede di azzerare tutti gli organi del partito per riequilibrarne il peso politico, visto che senza Olivero coordinatore i cattolici non si sentono più garantiti. Anche il motezemoliano Di Maggio attacca Monti: dov’è la democrazia interna? Sei inadeguato. C’è chi chiede all’ex premier di domandarsi come mai ha rotto con tutti i soci fondadori del partito (Casini, Riccardi, Montezemolo) e perché voglia far fuori l’ultimo, ovvero Olivero. I laici - si registra una parziale saldatura tra montiani doc e i montezemoliani di Italia Futura - rispondono. Causin arriva a dire che chi vuole andare con l’Udc è «un necrofilo».
Si va avanti fino alle due di notte, quando un Monti definito furioso dice che «molti interventi che ho ascoltato questa sera sono sgradevoli. Sono disgustato, vergognatevi». E ne trae le conseguenze: si dimette da presidente di Scelta Civica. In sala cala il gelo. Tutti sanno che è la fine del partito. E sanno anche che i ministri e sottosegretari civici a quel punto si dovrebbero dimettere, mandando nel caos il governo proprio nel giorno della sentenza Berlusconi. Bombassei prende da parte Monti e cerca di convincerlo a tornare sui suoi passi. Non è il solo. Pochi minuti dopo Monti ritira le dimissioni e il deputato siciliano Andrea Vecchio, imprenditore antimafia, si alza e riconoscente gli bacia platealmente la mano. Ma i cattolici sospettano che le dimissioni siano state un gesto studiato per metterli nell’angolo.
La riunione si chiude dopo le due di notte. Ma in molti questa mattina danno ormai il partito per morto. «Non possiamo restare a lungo qui, ora ci servono i tempi tecnici per organizzarci», confessa più di un cattolico.Un parlamentare vicino a Olivero dice che «ora noi cattolici e i liberali dovremmo avere capito che Monti non è più il garante del partito, non è la persona tramite la quale si controlla il movimento. Abbiamo un mese per cercare un accordo tra noi da far accettare a Monti oppure dividerci. Ma sono scettico». Probabilmente il divorzio arriverà a settembre, con la nascita di un nuovo soggetto forse composto da Casini e transfughi montiani e una Scelta Civica ridimensionata nei numeri, con Monti che poggerà sui fedelissimi e sui parlamentari che provengono da Italia Futura.

Tafanus

Le teste d'uovo del Grande Centro ormai ridotte a giocarsi a monopoli lo zerovirgola

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Centristi-invincibili

Confesso che fa una certa impressione... Potremmo iniziare questa storia col celeberrimo incipit "...c'era una volta..."

Mai uomo politico (o secredente tale) ha fatto una fine così ingloriosa in così poco tempo. "C'era una volta il Grande Centro". Non quello mitico di Pierferdi Marcoré, che è esistito sempre e solo nella testa del "Devoto alla Madonna dal Velo Azzurro". No... Quello che era nato - e faceva paura a tutti - intorno al mitico ex Commissario Europeo, al Rettore della Bocconi, al Grande Consulente... Tutti in cerca di un "cavallo di razza", al quale attaccare anche il proprio carrettino...

Casini, Fini, Monte Prezzemolo, il patetico Bonanni, il mancato prete Oliviero, l'imbucato Oscar Giannino plurilaureato a Harward... Insomma, un incommestibile Circo Barnum, e noi - testardi - a chiederci: "ma a chi sarà affidato il Comando Supremo"?.

Già, perchè Mario Monti, specie dopo gli epocali insuccessi come uomo di governo, era ormai ridotto al ruolo di locandina. Ma gli altri (i Casini, i Fini, che avevano guidato strutture vere - anche se non enormi) erano pronti a farsi rispettosamente di lato, per lasciare al solo Monti il ruolo di Commander in Chief? Noi, presuntuosi as usual, avevamo sollevato questo problema fin dal primo giorno.

Poi erano arrivati i sondaggi vincenti. Casini che andava in TV a sparare che alle politiche un risultato di coalizione del 15% sarebbe stato il minimo accettabile, un 20% un risultato quasi soddisfacente. Ma era chiaro che il Devoto della Madonna puntava molto, ma molto più in alto. Ora Casini, che aveva un partito del 6/8% di cui era Capo Indiscusso, scopre di essere sparito all'1,5%. E non all'interno di un Grande Centro Vincente, ma all'interno di una coalizione che, sommando tutti, arriva al 6,3% (Scelta Cinica 4,6%, UDC 1,5%, FLI 0,2%, Giannino cacciato anzitempo, Montezemolo desaparecido...).

Casini - che è il più furbo e democristiano fra tutti, ha capito che è in via di estinzione (ma forse è già estinto), e si sfila. Va bene Monti, ma solo come membro paritario di una coalizione. Oliviero esegue, e viene cacciato da Monti. I cattolici si incazzano per la cacciata di Oliviero. Monti continua a non capire. Crede ancora di avere i gradi, e alle due di notte si dimette. Da cosa, non si sa. Non c'è più nulla da cui dimettersi. Poi, dopo 5 minuti, constatato che delle sue dimissioni non frega niente a nessuno, ritira le dimissioni.

Ora - anche se stanotte non lo ha detto nessuno in chiaro - tutti i reduci di Scelta Cinica si sono messi già alla ricerca di un alloggetto purchessia. Ma il guaio è che nessuno, per ora, li trova appetibili come coinquilini. E Monti - l'unico che non si è ancora accorto di non aver nulla di cui essere Leader Maximo, continua pateticamente a camminare col pettino in fuori e lo scolapasta in testa, in attesa che qualcuno lo risvegli, con cautela, da questo attacco di sonnambulismo. Svegliatelo, ma con molta cautela.

Tafanus


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