Schiava per vendetta

Creato il 04 aprile 2014 da Tiziana Zita @Cletterarie

Questa volta ho fatto una scelta azzardata che potrebbe intasare di proteste la mail di Cronache Letterarie, una scelta che imbarazza un po’ anche me, ma quando ci si trova davanti a un romanzo che scatena una ridda di emozioni così estreme e contrastanti, anche se non necessariamente positive, credo sia un obbligo proporlo ai lettori. Stavolta non parliamo di letteratura giovanile, né di fantasy, ma di un romanzo altamente erotico, assolutamente “forte”, definitivamente spiazzante. E scritto divinamente bene da un’ autrice italiana nascosta sotto lo pseudonimo di Ann Owen (chi sei Ann, diccelo?). 

Siamo a Londra nel 1851. Guy Spencer, quarto conte di Ashbourne, odia profondamente Jane Hartwell, la ragazza con la quale ha condiviso l’infanzia, visto che è figlia dell’uomo che ha sposato sua madre in seconde nozze. Si conoscono fin da bambini lui e Jane, che ha sempre mostrato per lui l’idolatria che si ha verso i fratelli maggiori. Poi, alle soglie dell’adolescenza l’idolatria si è trasformata in un sentimento tenero, destinato a diventare un legame più forte. Ma la madre di Guy, senza reali motivi se non la somiglianza fisica, ha sempre visto nel figlio il riflesso del crudele marito defunto ed è assurdamente convinta che in quel ragazzo non possa che scorrere del sangue cattivo. Lo condanna così, suo malgrado, a ripercorrere gli stessi sentieri di odio e perfidia di cui lei stessa fu vittima. E tiene in ogni modo lontana la figlia acquisita da Guy perché non vuole che ne sia preda, ma più ci prova più la ragazzina è attratta da lui.

Guy, seppur in cuor suo è legatissimo a Jane, la tiene a distanza, la tratta con indifferenza e freddezza, non risponde alle lettere che lei gli manda in collegio, anche se le aspetta con trepidazione. Quasi per ripicca si comporta in modi che rafforzano le nefaste supposizioni della madre.
Guy mette sempre alla prova Jane perché vuole la conferma che, nonostante la sua freddezza e i suoi rifiuti, lei tornerà e non lo disprezzerà come la madre, ma lotterà per lui perché vede oltre.
Arriverà però il giorno in cui anche Jane lo cancellerà dalla sua vita e dal suo cuore, abbandonandolo come un miserabile. Le conseguenze di quella decisione, ormai lontana nel tempo, avranno ripercussioni devastanti e resteranno quanto mai presenti nell’animo di Guy. Così, quando i problemi economici della famiglia Hartwell spingeranno Jane a chiedere il suo aiuto, Guy le proporrà un patto ignobile: lui salverà il patrigno dal tracollo, dall’umiliazione e dalla prigione, se lei accetterà di diventare la sua schiava sessuale per sei mesi.Cos’è accaduto tra loro anni prima da spingerlo a cercare una tale scioccante rivalsa? Perché vuole vendicarsi di lei in un modo così estremo?
Alla risposta arriveremo lentamente in una alternanza di presente e passato. Gli accurati e toccanti flashback dell’infanzia dei protagonisti ci aiuteranno a comprenderne le personalità, i dèmoni, la forza e le debolezze fino a scoprire, finalmente, l’assurdo intreccio di eventi che ha scatenato la vendetta.

La sottomissione cui Guy aspira per Jane non è quella classica di cui si legge nei molteplici romanzi BDSM fioriti tra gli scaffali dopo le famigerate Sfumature, ovvero la sottomissione sessuale come atto consenziente e consapevole, spesso ricercato da persone che, al di fuori della camera da letto, sono invece sempre sotto pressione, magari per ruoli professionali impegnativi e decisionali. In questo caso, aggravato anche dall’epoca storica in cui si svolge che prevedeva ben poca autonomia per le donne e in cui per legge un marito poteva fustigare la moglie a patto che il frustino non fosse più largo di un dito (!), Jane viene costretta da un ricatto a sottostare a umiliazioni che nulla hanno a che vedere con le pratiche cui la letteratura di genere ci ha abituato. Qui si tratta di uno svilimento psicologico operato con crudeltà e perizia, approfittando dell’ inesperienza, della giovane età e dei sentimenti che la ragazza da sempre prova per il suo carnefice.

Attraverso un odioso “addestramento” fatto di punizioni e ricompense, Jane è confusa e travolta da emozioni estreme e contraddittorie. I confini tra l’ odio, la rabbia, la vergogna e l’amore si superano e si compenetrano, rendendo difficile immaginare se la resa di Jane sia dovuta alla fame di attenzioni, ad una predisposizione intima, o ad una mente plagiata. Certo che le umiliazioni che costruisce Guy per perpetrare la sua vendetta programmata sono inaccettabili, odiose, impensabili, disgustose, ma allo stesso tempo hanno una fascinazione erotica e sensuale indubbia che scatena nel lettore vergogna e rabbia: anche noi insieme all’amico di Guy, Stephen, rimaniamo nascosti nel ripostiglio ad assistere nostro malgrado alle evoluzioni sessualmente deviate tra i due, odiando noi stessi per l’istintiva attrazione voyeristica che scatenano in contrasto con il razionale rifiuto. Ma paradossalmente, ciò che indigna di più non sono tanto le mortificazioni degradanti, la passività di Jane (stupida, stupida, stupida viene da urlarle contro) e l’assurdo atteggiamento di Guy, convinto di meritarsi quella vendetta, quanto i momenti in cui l’aguzzino diventa tenero amante, dolce e vulnerabile perché è questa la sua colpa più grande, alimentare con delle briciole di tenerezza l’illusione di un sotteso amore.

Ma la odia davvero Guy? Possibile che l’uomo che la notte si unisce alla Banda dei Coltelli per fare giustizia sommaria di pedofili, stupratori e delinquenti altolocati sia la stesso persona che in privato si macchia delle stesse colpe? Possibile che il rancore del presente sia così grande perché grande era quell’amore spezzato nel passato?
Forse. Ma se sperate nel classico finale con l’antieroe che fa mea culpa siete destinati ad essere disillusi. Con coerenza Guy non si trasforma nel solito “cattivo” che poi si redime per amore. L’ amore di Guy rimane in qualche modo “dentro” Guy, provocando nel lettore una sorta di frustrazione per un romance non appagato di cui però si vorrebbe di più. I commenti nei blog spaziano da “serie di scene di sesso e dominazione (abbastanza ripetitive) che fa quasi sparire la storia dei protagonisti” a “sono rimasta incollata alle pagine ammaliata da una storia bellissima e crudele.”

A voi l’ardua sentenza. Ma di sicuro dopo quest’opera prima, autopubblicata e scritta magistralmente, con dialoghi moderni (a volte troppo!) e personaggi tormentati e complessi, da Ann Owen ci aspettiamo molto. Perché, che Schiava per vendetta trovi o meno il vostro gusto, una cosa è fuor di dubbio: l’autrice sa come provocare reazioni violente – odio, rabbia, disgusto o ammirazione, tutto fuorché l’indifferenza che no, proprio non appartiene a questo romanzo.


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