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Scivere breve - Haruki Murakami - L'assassinio del commendatore (idee che affiorano)

Creato il 13 gennaio 2019 da Faustotazzi
Scivere breve - Haruki Murakami - L'assassinio del commendatore (idee che affiorano)
Il gufo nel sottotetto.
Riguardo alla vita, spesso non capiamo bene dove passa il confine tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Pensiamo che la linea di demarcazione tra ciò che esiste e ciò che non esiste sia mobile, come una frontiera che si sposta di sua volontà. A questi spostamenti dobbiamo prestare la massima attenzione, altrimenti non capiamo più da che parte ci troviamo.
Immersi nella quiete del bosco si aveva l'impressione di poter sentire l'avanzare del tempo e la vita fare il suo giro. Un individuo se ne andava, un altro arrivava. Un pensiero si allontanava, un altro sopraggiungeva. Una figura si dissolveva, un'altra si formava. La mia stessa persona nell'accumularsi dei giorni poco per volta si disgregava e si rigenerava. Nulla restava allo stesso posto e il tempo scorreva via.
A volte ci sono delle cose che una persona è meglio non sappia. Ci sono verità che è meglio ignorare. Ma non si può restare all'oscuro per sempre. Prima o poi, a tempo debito, il rumore della verità arriva a morderci il cuore. Non lo si può fermare. Se non siamo d'accordo, non resta che rifugiarsi in un mondo vuoto.
Avevo paura. Malgrado camminassi scalzo, non avevo quasi sensibilità sotto la pianta dei piedi. Ero irrigidito, a ogni minimo movimento mi sembrava di sentir gemere le ossa.
Chi sono io? Per il momento, sono il Commendatore. Nient'altro che il Commendatore. Tuttavia, questo è solo il mio aspetto provvisorio. Non so quale sarà il prossimo. Quindi chi sono, in realtà? E voi? Chi siete voi? Avete preso quell'aspetto lì, ma in realtà chi siete? Vedete, questa domanda vi mette in imbarazzo, anche voi troverete difficile rispondere. Lo stesso è per me. In questa occasione questo Commendatore in miniatura era più o meno tutto quello che avevo a disposizione. Le dimensioni del quadro mi permettevano solo quest'altezza. Comunque, per tornare alla domanda che mi avete posto prima, non sono un fantasma. Sono una pura e semplice "idea". Il tempo in cui posso prendere l'aspetto di qualcosa è limitato, il resto del tempo rimango allo stato di idea senza forma e mi riposo. Come il gufo nel sottotetto. In realtà io non ho una vera e propria memoria. E' vero che ero rinchiuso in fondo a quella buca. Non è che mi sentissi privato di libertà, tuttavia. Sono fatto in modo da non sentirmi prigioniero, da non provare sofferenza, anche se restassi confinato per migliaia di anni in un anfratto buio. Però vi sono grato per avermi permesso di uscire di lì. E' molto più divertente essere libero che non esserlo. Va da sé.
(...)
- Ritrarre un essere umano significa comprenderlo, e poi interpretarlo. Non con le parole, ma con le linee, le forme, i colori.
- Vorrei riuscire a capirmi anch'io, - disse Marie.
- La stessa cosa vale per me. Pure a me piacerebbe capirmi. Ma non è facile. Per questo dipingo.
FINE LIBRO PRIMO

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