Magazine Diario personale

Scontro frontale (ovvero: dell’indiscutibile vantaggio di essere freddolosi)

Creato il 24 maggio 2016 da Povna @povna

Domenica mattina, una giornata di sole soleggiato bellissima, la ‘povna è andata in piscina, come sempre. Così ha preso la bicicletta, ha pedalato i tre chilometri e mezzo che la separano dalla vasca della domenica, ha nuotato le sue 120 vasche, si è asciugata, rivestita, e ha inforcato la strada del ritorno, godendosi il piacere del bel tempo, lemme lemme.
Con questo stato d’animo felice e sorridente ha preso la via che porta al lungo fiume, quella solita, che apre al lungo rettilineo che la porta (quasi) a casa. Ed è qui che, a quattro metri scarsi dalla curva, le si è parata davanti, all’improvviso, una motocicletta, che andava a velocità folle (per quel pertugio, oltre i 50 km) e soprattutto fuori carreggiata, totalmente spostata a sinistra. Che ci fosse ben poco spazio per frenare, da entrambe le parti, alla ‘povna è stato chiaro da subito; così ha provato a fare l’unica cosa che era sensato fare in quel momento, e cioè provare ad andare, lei, sulla sinistra, sperando così di evitare l’imminente impatto. Fatto sta che la moto, non si sa se per panico o demenza, ha fatto l’unica cosa che non doveva fare, a quel punto, e cioè provare a riguadagnare la sua destra della strada. Il risultato è stato lo scontro, inevitabile. La ‘povna, non si sa se per impulso irrazionale, o memore della sua passione per la fisica, ha avuto la prontezza di girare il manubrio di novanta gradi, così che la botta fosse riassorbita dalla ruota il più possibile, di area e non di punta. Poi, mentre oramai la moto si schiantava sulla sua povera bici, si è lasciata cadere a terra, volontariamente.
Le ha detto culo, perché si è presa, è vero, una bella manubriata nel diaframma (che l’ha lasciata per un po’ senza respiro a terra), ma per il resto l’impatto è stato per fortuna attutito dal numero assurdo degli strati che indossava (canottiera, maglia termica a maniche lunghe, maglia lunga, cardigan di lana e giubbino di vera finta pelle), e che caratterizza la sua tenuta di ordinanza (condivisa, in questa stagione, in tutto il mondo, solo da lei, dall’amica Tuttotace, nonna Abelarda e le lucertole).
Ed è così che, dopo essersi fatta aiutare da una amorevole passante, la ‘povna si è alzata in piedi, ha legato alla rastrelliera la povera bici distrutta e – dopo avere constatato che era viva, in piedi, e apparentemente senza (troppi) danni – ha preso la sua borsa in spalla e, evitando con cura di rispondere alla pazza centaura che rovesciava su di lei un uragano di improperi e insulti, minacciando, oh-la-la, di chiamare pure i vigili, ha scosso i capelli biondi e, in un gelido silenzio, si è avviata verso casa.


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