Scozia, le banche contro la secessione: “Ci trasferiremo a Londra”

Creato il 12 settembre 2014 da Nicola933
di Grazia Serao - 12 settembre 2014

Di Grazia Serao. Gli istituti bancari britannici avvertono che abbandoneranno la Scozia se questa dovesse diventare indipendente a seguito dell’esito del referendum che si terrà 18 settembre. Già Royal Bank of Scotland (Rbs), Lloyds Bank, Clydesdale e Tesco Bank hanno dichiarato che, se i loro timori dovessero diventare realtà, trasferiranno la loro sede legale da Edimburgo a Londra. Si tratta di un’evenienza che non potrà essere senza effetti sulla popolazione, e che oggi suona come una vera e propria minaccia.

Rbs, che ha sede ad Edimburgo, è uno dei maggiori datori di lavoro della Scozia. Il suo amministratore delegato, Ross McEwan, ha fatto sapere che, benché il trasferimento sarà necessario, non vi saranno trasferimenti forzati le conseguenze negative sull’occupazione (la banca dà occupazione ad almeno 11.500 scozzesi).

La Rbs ha motivato la sua decisione citando in una nota “incertezze materiali derivanti dal referendum che potrebbero avere un impatto sul rating di credito della banca e sul quadro monetario, fiscale e giuridico cui è sottoposta”.

Intanto dal fronte degli indipendentisti si elevano le prime proteste. Alex Salmond, leader dello Scottish National Party, ha etichettato come una mossa dettata da motivi puramente politici quella messa in atto dalle banche scozzesi. Si dice però convinto che la settimana prossima il fronte dei ‘si’ trionferà e che in Scozia si farà la storia.

È vero però che la campagna unionista sembra aver cominciato a sortire qualche effetto, dopo aver cominciato con visibile affanno. Il premier britannico Cameron è volato a Edimburgo per convincere gli scozzesi a restare nel regno. Ma la battaglia non può dirsi ancora vinta: si tratterà di un testa a testa.

Anche il Fondo Monetario Internazionale ha sottolineato le incertezze relative alla possibile indipendenza scozzese: “l’effetto principale sarebbe incertezza sulla transizione a regimi monetari, fiscali e finanziari nuovi e potenzialmente diversi in Scozia. Gli effetti di lungo termine dipendono invece dalle decisioni che saranno prese durante la fase di transizione”.

Gli ultimi sondaggi danno comunque in calo gli indipendentisti, al 47%, contro il 53% degli unionisti.


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