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Scrivere è anche cambiare dieta (non quella che pensi tu)

Da Marcofre

paesaggio con neve

Il primo racconto della raccolta “Non hai mai capito niente”, parla di un tipo che viene licenziato. E invece di parlarne alla moglie, non le dice nulla. Le racconta di essere in ferie per 3 settimane. Quando il tempo sta per scadere decide di fare con lei una gita; di prendere la macchina e girare, senza scopo, senza meta, per un’intera giornata. E…
Ma quante strade può imboccare una storia? E perché prendiamo l’Aurelia invece della Cassia? E l’Appia: cosa ha di così brutto da essere scartata?

Scrivere è anche cambiare dieta

Già. Perché.
Be’, è abbastanza semplice (per me) rispondere a domande del genere.
In realtà chi racconta storie ha sempre tra i piedi questo tipo di questioni, e le risolve di volta in volta. Siccome però al lettore non gliene importa un accidenti, passerò a un altro argomento, e spero che questo sia più interessante.
In realtà, io seguo il protagonista e so che più o meno, è un tipo al mio livello. Nessun cacciatore di cinghiali si metterebbe a cacciare tigri (se ha buonsenso), perché sa bene che non ne uscirebbe vivo. Quindi io sono conscio dei miei limiti, e mi so accontentare.
Le idee: belle, ma bisogna anche essere ben consapevoli che o si hanno le capacità, oppure non si hanno.
Un racconto come “Del tutto inaspettato” è nelle mie corde. Non solo come ambiente, ma come “tema”. Non c’è niente di psicologico, per esempio. Un tempo, volevo scrivere come Dostoevskij, e mi sforzavo di costruire storie di quel tipo. Alla fine ho compreso che non avevo i denti per quel pane, e ho cambiato dieta.
Semolino per tutti!

Rasoterra è meglio


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