se ami qualcuno lascialo libero (almeno così dicono)

Creato il 10 luglio 2012 da Plus1gmt

Avete presente quando due si lasciano, e voi siete uno dei due, diciamo quello che è stato scaricato ma non necessariamente. E più del fatto di essere stati abbandonati non vi capacitate che il vostro ex partner si sia messo immediatamente dopo, o anche trascorso un periodo di tempo variabile, con una persona completamente diversa da voi. A me è successo e la prima naturale cosa che ho pensato e che pensano tutti è che l’ex partner non ne potesse davvero più di me per mettersi con uno agli antipodi. E agli antipodi di me, come potete immaginare, ci sono quei tipi rozzi e ignoranti che leggono Libero, guidano Smart o gipponi o le mini modello olgettina, praticano sport estremi e si ricordano a memoria le battutte de “Il signore degli Anelli”. Fermo restando che ci vorrebbe una legge a tutela della dignità dell’essere umano tale che gli ex, terminata l’esperienza che li ha resi ex di qualcuno, non instaurino nessun rapporto successivo con nessuno altro per qualche decade, proprio per non ferire l’altrui ego con inutili comparazioni. Ma questa è un’altra storia, perché quello che succede è che analoghe dinamiche si sviluppano anche negli ambienti dei gruppi musicali.

Vi faccio un esempio. Corteggi per qualche anno un bassista che guida una vespa con un adesivo dei Joy Division. Avete letto bene. Un bassista che non te la mena con Jaco Pastorius o con Sting o con Tony Levin e i suoi bassi assurdi a tre corde da suonare con le bacchette ma che strattona quel meraviglioso strumento sufficientemente da cani e con il plettro per poter accompagnare una band aspirante post-punk. Il colpo di fulmine è inevitabile. Trascorri qualche anno nell’idillio sonoro e poi le cose finiscono come da copione. C’è il cantante che vuole fare il solista, il batterista che tra i suoi quindici gruppi in cui milita decide che per te non ha più tempo perché occupi la sedicesima posizione, il chitarrista ritmico che ruba la fidanzata al chitarrista solista eccetera eccetera, insomma i cliché dello scioglimento di un gruppo. Vi faccio solo notare che dei tastieristi non si può dire nulla, da sempre sono le persone più serie e vi sfido a trovare un addetto alla macchine elettroniche testa di cazzo.

Comunque la fine della band in questione è segnata e il bassista rimane così traumatizzato che entra in una formazione di gente che fa cover dei Doors e dei Deep Purple e gira con le Harley Davidson tarocche. E si fa crescere pure i capelli. Poi ti chiama perché nel gruppo in questione nessuno è in grado di metter per iscritto una nota su un pentagramma ma ha bisogno di depositare una manciata di pezzi originali alla SIAE e tu in virtù degli antichi fasti ti offri di occupartene. Ti metti al lavoro a trascrivere le canzoni e ti rendi conto che non si può fare, non hai mai sentito una musica così di merda.

Non so, è come se – tornando alla metafora della storia d’amore – incontri la tua ex dopo un anno e la trovi dipendente da una droga potentissima e in pericolo di vita e così pensi che è un segno del destino e devi salvarla. Devi rapirla e portarla in un luogo sicuro e farla tornare pulita come prima. Così decidi di mettere in salvo il tuo ex bassista, che nel frattempo si è messo anche a studiare sodo per diventare uno che te la mena con Jaco Pastorius e Sting e Tony Levin, e ti presenti al concerto del suo nuovo gruppo mescolato tra la folla. Ed ecco cosa succede. Intanto c’è la folla, che ai vostri concerti post-punk non c’era mai. Poi l’abbondanza di pubblico femminile non depresso, idem come sopra. Non ti è chiaro quale sia il vero bene per lui, e pensi sia meglio prendere una birra e pensarci su. Magari dopo aver fatto quattro salti su Roadhouse Blues.



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