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Se i social network stanno uccidendo il valore del libro

Creato il 17 gennaio 2019 da Michelap

Se i social network stanno uccidendo il valore del libro
Negli ultimi quattro-cinque anni (non saprei fissare un tempo preciso vista la sua graduale evoluzione), il mondo e il modo della vendita e della pubblicità del libro è cambiato.
Se prima veniva affidato questo compito ai mezzi d'informazione, alla scuola o al classico passaparola, oggi il polo attrattivo passa quasi esclusivamente attraverso i social network.
Ogni giorno veniamo incalzati da immagini sempre diverse, e come soggetto il libro, o meglio sequele di interminabili foto dello stesso libro, ripetute dai vari siti o utenti, per almeno due o tre giorni, allo scopo di promuovere l'anteprima o la prossima uscita del romanzo in questione.
Potrebbe quasi sembrare una manna dal cielo per tutti noi lettori appassionati, riempirsi gli occhi di catene di libri: promozioni, nuove pubblicazioni, ristampe, autori riesumati dal buio, autori riconfermati, più libertà di scelta e condivisione, soprattutto in un paese come il nostro, dove l'indice delle vendite del libro rimane il più basso d'Europa; ma non è così.
I social network utilizzano la velocità delle informazioni come il loro punto di forza ma in quel modo un oggetto come il libro non ha il giusto tempo per essere metabolizzato, compreso, apprezzato o meno. Anche il mezzo espressivo usato tende a nasconderne le tematiche, presentando invece una trama rumorosa e accattivante, in cui il lettore può facilmente personificarsi con il protagonista. Così che molti testi, anche buoni, dopo aver figurato due giorni in bella vetrina, cadono nel dimenticatoio.
Lontani sono gli anni Novanta dove un'opera poteva diventare un best-seller e rimanere nelle classifiche anche per mesi, incidere un'epoca; oggi, pur nella loro varietà, non vanno oltre un primo entusiasmo generale.
Si può aggiungere che anche la realizzazione di un libro è molto cambiata poiché non si può più godere delle belle introduzioni, postfazioni di una volta,  che prevedevano una certa cura, professionalità e volontà di valorizzare un testo (mi tengo stretta la mia edizione di "Cime Tempestose" della Mondadori con uno scritto della Oates come se avessi un quadro di Modigliani); tutto viene improntato verso il culto della forma e dell'immediatezza del messaggio.
Se sulla piattaforma di Facebook questo fenomeno è visibile in minor misura, nella controparte di Instagram, maggiormente affaristica e danarosa, questo assume livelli quasi folli.
I promoter che sono riusciti ad evidenziarsi in quest'ultimo, nuovi guru della letteratura, vengono contesi dalle case editrici che regalano loro libri, il che sarebbe normale, ma è di qualche mese fa la notizia di una nota casa editrice che ha accompagnato il desiderato pacco con l'aggiunta di un set di aperitivi, che certamente non apporta nulla alla lettura, semmai a rendere ancora più inutile l'offerta.
Ma non sono le sole a elargire i libri, vi è anche un sottosuolo di lettori che enfatizzati dal numeroso seguito di questi promotori, comprano libri per poi regalarli a quest'ultimi, farseli recensire e ricomprarli di nuovo (questa volta per sé) se la recensione è stata loro gradita.
Recensioni che si ripetono con lo stesso andamento delle immagini, utilizzando frasi ad effetto e molto comuni: «letto tutto ad un fiato» (anche se il testo comprende più di mille pagine), «trama banale ma scorrevole», «personaggio in cui identificarsi o personaggio fortemente resiliente» o etichettando come «storia d'amore» una vicenda che di per sé non lo è.
Si raggiunge un certo apprezzamento e rispetto se poi si accostano a qualche sponsor di trucco e parrucco.
Non si possono demonizzare queste piattaforme, che potrebbero veramente creare collegamenti e condivisione, ma contestare il loro mal utilizzo sì: questi artifici non aiutano a far crescere il mercato del libro, che anzi decade inesorabilmente e comporta, con la superficialità e la poca accuratezza di alcune case editrici e di promotori non proprio appassionati, alla svalutazione della lettura, alla banalizzazione di alcuni romanzi e, realtà peggiore, a convertire il libro in un oggetto di lusso, desiderato ma in mano a pochi beneficiari, e questa conseguenza diventa la più intollerabile di tutte.
M.P.

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