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Se la ue, di fronte al naufragio, spera di essere salvata da salvini

Creato il 19 novembre 2019 da Goodmorningumbria @goodmrnngumbria

SE LA UE, DI FRONTE AL NAUFRAGIO, SPERA DI ESSERE SALVATA DA SALVINIIn Europa è in corso – in queste ore – un vero terremoto, che ha mandato in frantumi l’asse del potere della UE fondato sull’alleanza fra popolari, socialisti e liberali. E siccome è da lì che è stato imposto all’Italia il governo giallorosso (che è minoranza nel Paese) questo terremoto europeo potrebbe investire anche il già traballante esecutivo ConteBis, già minato da mille grane.
L’altroieri il secondo candidato di Macron alla Commissione europea, Thierry Breton, ha superato per un soffio il primo esame in commissione giuridica: solo per un voto, 12 sì e 11 no.
Ma è accaduto con un ribaltone politico perché hanno votato contro Pse, Verdi e Sinistra (Gue) e a favore Ppe, macroniani-liberali, conservatori e i “sovranisti di governo”. Inoltre il sì ha prevalso “grazie all’assenza di un deputato leghista”, scrive Stefano Folli su “Repubblica”.
Quindi la Commissione Von der Leyen da un lato ha tirato un piccolo respiro di sollievo, ma dall’altro resta appesa a un filo e soprattutto i suoi problemi si aggravano perché la maggioranza su cui è nata non c’è più.
Non c’è più – dopo la bocciatura della Goulard e tutto quello che segue – quella maggioranza Ppe-Pse che sprezzante chiudeva ai cosiddetti sovranisti. Non c’è più quella maggioranza che permetteva ai media di casa nostra di esultare trionfalmente sostenendo che la Lega aveva vinto in Italia, ma in Europa non contava nulla ed era ai margini.
Non a caso nei giorni scorsi la vicepresidente vicaria danese Margrethe Vestager è uscita allo scoperto riconoscendo di aver bisogno anche dei sovranisti. Di fatto si sta consolidando una nuova e diversa maggioranza: di centrodestra.
Dietro a questo terremoto c’è un colossale scontro di potere e di interessi sia fra gruppi politici (Ppe e Pse) che fra nazioni, soprattutto tra Francia e Germania, uno scontro in cui l’Italia del governo ConteBis è totalmente ai margini, del tutto irrilevante.
Mentre potrebbe giocare una parte da protagonista proprio il centrodestra italiano. Cosicché nei prossimi giorni l’Ue – per non naufragare – potrebbe mendicare l’aiuto di quel Matteo Salvini che fino a ieri è stato sprezzantemente trattato a pesci in faccia.
Nei giorni scorsi era stato un osservatore attento come Francesco Forte, docente universitario, economista e già ministro, a spiegare, in un’intervista, che “indubbiamente, con l’uscita del Regno Unito dall’Ue, la Germania ha bisogno di una sponda in Italia, anche perché è scocciata dall’atteggiamento della Francia di Macron. Le dà fastidio la politica in Africa di Parigi, il suo potere petrolifero e nucleare che lei non ha. La Bce, inoltre, ora è ‘controllata’ dai francesi. La Francia” aggiungeva Forte “si è ‘ingigantita’ e sta anche ‘inglobando’ l’Italia. La Merkel è preoccupata del fatto che il nostro Paese diventi una colonia francese, visto anche quel che è successo tra Fca e Psa nel mondo automotive, un settore in cui i legami tra Italia e Germania sono importanti”.
La conclusione di Forte era sorprendente: “Non è facile per la Germania costruire una sponda in Italia in questo contesto politico, dove al Governo c’è il Pd che ha legami con la Francia. Il Movimento 5 Stelle non è invece chiaro che linea abbia e se Conte lo rappresenti al 100%. Certamente per la Merkel sarebbe più facile se ci fosse un esecutivo di centrodestra e se Salvini portasse la Lega nell’alveo del Ppe, dove d’altro canto si trova anche Orban”.
La recente visita della Merkel dunque sarebbe “un aggancio interessante” nella prospettiva di “uno scenario politico diverso” perché “la Germania ha bisogno dell’Italia, solo che l’Italia di Conte non è quella che serve alla Germania”.
Per cui la Merkel avrebbe lanciato “una specie di amo per favorire in Italia anche una modifica politica. Facendo capire che con un quadro un po’ diverso saremo ‘affratellati’”.
A conferma di questa prospettiva – che sarebbe omogenea al ribaltone che sta avvenendo nella UE, dove di fatto si sta stabilendo una maggioranza di centrodestra – ieri sulla “Repubblica” Stefano Folli in un articolo emblematicamente intitolato “Il bivio europeo dei sovranisti” scriveva: “Si profila all’orizzonte un’occasione, anzi un’opportunità per la destra italiana e in particolare per Salvini, se davvero vorrà fare quel ‘salto’ politico e culturale a cui lo sfida Ezio Mauro nell’editoriale del 15 novembre. In breve: l’estenuante nascita della Commissione von der Leyen dovrebbe vivere il suo passaggio decisivo tra un paio di settimane, quando la presidente e la sua squadra si presenteranno all’Europarlamento per chiedere l’equivalente di un voto di fiducia. Nessuno può fare sfoggio di ottimismo circa il destino della nuova Commissione, ma tutti sono consapevoli che una sconfitta parlamentare sarebbe un disastro storico per l’Unione e le sue istituzioni”.
In sostanza sperano che Salvini colga “la palla al balzo per avvicinarsi all’establishment di Bruxelles”.
Folli è suadente: “Salvini, se vuole, potrebbe inserirsi nel dissidio tra le grandi famiglie (Ppe e Pse)… non si tratta di entrare nel Partito popolare, è ovvio, ma nemmeno di votare con gli estremisti di AfD e Marine Le Pen”. L’editorialista di “Repubblica” indica il “modello Orban” per avvicinarsi al Ppe.
Ci sarebbe da ironizzare su un establishment europeo che – con i media allineati – fino a ieri ha trattato sprezzantemente Salvini, cercando di isolarlo all’opposizione in Italia e in Europa, ed oggi va col cappello in mano a chiedergli di salvarlo dal naufragio. Addirittura il demonizzato Orban diventa di colpo “un modello”.
Ma non è detto che il leader del centrodestra voglia ripagare costoro con lo stesso trattamento. Non è detto che Salvini intenda sedersi sulla riva del fiume per assistere, con i pop corn, al loro naufragio. Potrebbe essere un grave errore.
Questa invece può essere l’occasione storica per far riflettere l’establishment europeo sugli errori compiuti fino ad oggi (compreso l’errore del governo ConteBis di cui già si stanno pentendo).
Naturalmente è una partita delicatissima, occorre grande talento politico, ma il centrodestra italiano, nel suo insieme, potrebbe ottenere per il nostro Paese molto più di quanto ricaverebbe dal disastro della Commissione Von der Leyen. In fondo la stoffa degli statisti si vede in prove storiche di questo genere.
Intanto è significativo che un giornale dell’establishment come “Repubblica” capovolga il suo atteggiamento verso Salvini.
Anche l’editoriale di ieri di Ezio Mauro conferma questo segnale politico. E quando Mauro dice al leader della Lega che non basta la maggioranza dei voti degli italiani per andare al governo, ma occorre “una proiezioni internazionale”, “una relazione con l’Europa” e una cultura politica, dice la verità.
Ovviamente loro sognerebbero di dare alla Lega e al centrodestra il “loro” pensiero, ma una realtà come il centrodestra e un leader come Salvini non possono sottrarsi a questa sfida.
In fondo si è dimostrato che la linea fin qui seguita dalla Ue porta al disastro. Il centrodestra italiano può dare un contributo fondamentale e insostituibile per costruire un’“altra Europa” e – in essa – ricostruire un’Italia prospera e più libera e indipendente (in fondo la battuta di Salvini su Mario Draghi al Quirinale va in questa direzione). Provarci è comunque un dovere.

Antonio Socci


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