“”Se non sento una partita, sono nessuno. Se la sento, nessuno mi fa paura», diceva quarant’anni fa, quando giocava. E in campo erano gli altri a sentirlo.
«Modestia a parte, ho marcato i più grandi, anche Rivera: era un maestro, io un operaio», dice oggi. Ieri dicevano anche che «Mario era il meno impegnato con il successo e il più impegnato con il mestiere». Nonostante lo scudetto con il Cagliari. Era il ’70.
Martiradonna è ancora quello lì. Tutto cuore e mestiere.
«Noi guadagnavamo pochissimo, noi vivevamo di passione, oggi pensano solo all’ingaggio. Quando giocavo a Melfi mi pagavano poche lire, praticamente la benzina per tornare a casa, a Bari».
E il carburante, più avanti, lo avrebbe messo nei guai…
«Il calcio è cambiato. Se ci penso, mi vergogno di aver fatto il calciatore. Non esistevano gli sponsor sulle maglie e neanche sulle scarpe: oggi Del Piero con quell’uccellino fa tanti di quei soldi… Io ho giocato 350 partite in serie A, 12 anni con il Cagliari, ho vinto un campionato e se Riva non si fosse rotto ne avrei vinto un altro e forse anche la Coppa Campioni. Se avessi giocato 4 anni con gli stipendi di oggi, avrei vissuto di rendita».” (Storie di Calcio blog)