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Seduzione e potere ne “L’altra donna del re”

Creato il 27 marzo 2019 da Valeria Vite @Valivi92

Seduzione e potere ne “L’altra donna del re”

L’altra donna del re, titolo originale The other Boleyn Girl, è un film diretto dal regista Justin Chadwick del 2008, tratto dall’omonimo romanzo storico di Philippa Gregoriy.

Quando re Enrio VIII si allontana dalla prima moglie perchè non riesce ad avere un erede, le sorelle Boleyn iniziano a competere, spronate dal padre e dallo zio, per conquistare le attenzioni del sovrano. Mary (Scarlett Johansson) è sposata, ma si innamora perdutamente del re e tenta di sedurlo con l’amore, strappandolo all’ambiziosa Anne (Natalie Portman), che lo vorrebbe invece per se per mera sete di potere. Quest’ultima sposa poi in segreto un nobile promesso ad un’altra donna per motivi politici, anteponendo i sentimenti alla ragion di stato; per punizione, verrà allontanata dalla famiglia in Francia e sarà costretta a fingere che il matrimonio non sia mai avvenuto. Quando la giovane ritorna in Inghilterra è molto cambiata: fredda, calcolatrice, decisa e spregiudicata, pronta a tutto per conquistare il re che nel frattempo ha avuto un figlio illegittimo con la sorella. I vestiti verde smeraldo della ragazza le conferiscono un aspetto più adulto e gli atteggiamenti sono più sicuri di sé. Anne riesce nel suo intento: non solo seduce il re, ma lo convince a divorziare dalla moglie per sposarla, provocando lo scisma anglicano. Purtroppo Anne avrà una figlia femmina e diversi aborti ma nessun erede maschio, pertanto il re la farà decapitare per sposare un’altra donna, accusandola di stregoneria e di aver avuto rapporti incestuosi con il fratello. Mary crescerà la figlia di Anne, che diventerà Elisabetta la Grande.

La corte d’Inghilterra appare profondamente marcia e corrotta negli usi e costumi: non solo i matrimoni sono combinati, ma la sete di potere induce le famiglie nobili ad assumere comportamenti profondamente immorali e spregiudicati, per esempio i padri obbligano le figlie a vendere il proprio corpo per il potere e i rapporti d’amore vengono infranti per la ragion di stato. In tale società claustrofobica e crudele, spadroneggia incontrastato il sovrano, che decide della vita e della morte dei cortigiani: può decretare la rovina della prima moglie, giocare con i sentimenti di Mary, stuprare Anne e persino ucciderla. Si tratta di un uomo meschino e violento con le donne, ma nessuno può fermarlo.

Le donne possono realizzarsi solamente nel matrimonio e ogni rapporto d’amore è precario e non tutelato dalla legge, pertanto lo spettatore prova solo pietà per Anne e il suo freddo e calcolatore concubinaggio, non ha cuore di condannarla. Il patto narrativo prevede l’accettazione delle consuetudini corrotte della società inglese, perciò il pubblico si appassiona alla trama senza giudicare e vuole solo scoprire con curiosità la conclusione della storia; al più prova sollievo per il fatto che non appartiene all’epoca storica in cui si svolgono i fatti.

Mary appare più pura nelle intenzioni, ma proprio per questo è meno affascinante come personaggio rispetto alla sorella, inoltre non subisce alcuna evoluzione nel corso della storia, mentre Anne matura e raffina le proprie arti di seduttrice. Le due sorelle sono interpretate da Scarlett Johansson e Natalie Portman che non solo sono bellissime, ma incantano il pubblico con le loro straordinarie doti di attrici; certamente sono state scelte per garantire il successo del lungometraggio. Il rapporto tra Anne, Mary e il loro fratello appare autentico e genuino, i tre riusciranno a coltivarlo nonostante il mondo corrotto in cui vivono.

Rivestono un ruolo molto importante anche i la nobile famiglia dei tre ragazzi. Lo zio è un uomo molto potente che induce le due fanciulle a sedurre il re; la sua sete di potere è spregiudicata, utilizza le nipoti come marionette per ordire i suoi intrighi. Il padre acconsente a tutto ciò che propone lo zio: accecato dal miraggio di ricchezza e prestigio, crede che sia solo un bene per le proprie figlie compiere azioni immorali per ottenere i favori del re. La madre è l’unica dotata di senno: sposata al marito per amore, vorrebbe la stessa sorte per i suoi figli, ma essendo una donna non ha alcun potere in famiglia e può solo assistere impotente.

La morale del film è che si dovrebbe privilegiare una vita pacifica, lontana dagli intrighi di potere e privilegiando gli affetti famigliari. La pellicola però non ha alcuna nota moralistica o tragica: intriga lo spettatore presentando una trama complicata e fitta di colpi di scena. Il potere viene presentato come un male seducente e affascinante, le due protagoniste non sono volgari nelle loro mire, sembrano semplicemente delle persone che hanno commesso degli sbagli e ne pagano le conseguenze. Il finale negativo prevede una nota di speranza: la piccola Elisabetta, ignara del glorioso destino che la attende, gioca in un prato con i suoi cugini. Anche Anne, Mery e il loro fratello in una scena iniziale corrono da piccoli in un prato, pertanto il film si conclude riprendendo ciclicamente l’inizio e proponendo l’esordio di una nuova era, il periodo Elisabettiano.

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