Segnatevelo

Creato il 23 giugno 2010 da Julesdufresne

L’articolo di Rolling Stone che ha messo sulla graticola Stanley McChrystal, il generale al comando delle forze statunitensi in Afghanistan, contiene molto più della – forse eccessiva – caratterizzazione di un militare d’acciaio, rude e dalle strette vedute.
Oltre al dato politico contingente, cioè alle critiche all’amministrazione Obama, c’è tutta la descrizione dell’hype cresciuto mese dopo mese attorno alla dottrina controinsurrezionale, tra il 2006 (prima del surge iracheno, cioè del drastico aumento delle truppe per stabilizzare la situazione e prepararsi al ritiro con il massimo di legittimità politica) e la fine del 2008, e che ha affollato la pletora di studi strategici – specialmente Rand – fino a rischiare di soffocarli.

La bufera è passata sugli istituti di ricerca italiani senza provocare danni significativi, viste anche le difficoltà con le quali la politica estera italiana proietta il proprio componente militare (in altre parole: schiera i propri militari in teatri di crisi esteri nei quali si corre l’elevato rischio di dover sparare). Ma lo spirare del tenue venticello di riflusso ha cominciato a farsi avvertire anche qui, negli ultimi mesi, sulla scorta del trasferimento della dottrina del surge dall’Iraq all’Afghanistan. E forse a causa dell’innamoramento per il presidente nero degli Stati Uniti che, pur negato da una buona fetta di analisti, mi pare ne abbia intaccato la capacità di giudizio più in profondità di quanto loro stessi siano disposti ad ammettere.

E insomma, per tornare all’articolo: segnatevelo, magari leggetelo più tardi, la sera, con calma. Perché è scritto con un po’ di quell’astiosa partigianeria che ovunque si tende a trattare con disprezzo, ma che in questo caso è un perfetto esercizio di diritto di critica; e, soprattutto, perché è un gran bel pezzo di letteratura.
Quando, tra quindici anni e a tredici dal ritiro del grosso delle truppe, torneremo a studiare Enduring freedom, questo articolo assieme a una sparuta decina d’altri sarà considerato un’altra tacca nella credibilità del rapporto tra Pentagono e Casa Bianca, e sulla nevrotica disconnessione che Obama sta vivendo tra i suoi dubbi personali sulla conduzione della guerra al terrore e l’approvazione incondizionata delle richieste dei suoi generali.



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