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Semi di cumino, due grammi al giorno

Creato il 18 agosto 2019 da Annalife @Annalisa
Semi di cumino, due grammi al giornoLeggibile, non indispensabile

Interrotto dopo una manciata di capitoli, l’ho ripreso soltanto dopo aver letto il primo romanzo della serie (capitato in offerta super-speciale a un paio di euro), più asciutto nella stesura, se non nella trama.

Riconciliata, in parte, con la scrittura della Tuti, sono così riuscita a superare gli ostacoli che mi avevano bloccata in “Ninfa dormiente”: il prologo (intitolato “La fine”, anche se non lo è del tutto), ammantato di parapsicologia, esoterismo, mistero, e, soprattutto, le metafore.

Non soltanto una pioggia di metafore, ma anche un carico metaforico e di similitudini che ho trovato esagerato: la casa simile a un Ade pronto ad ardere, un nome come “schiuma rossa che ribolle nelle vene”, i mormorii “che esplodono in latrati”, le “parole come perle di un rosario diabolico”, e il tutto soltanto nelle prime due pagine (si prosegue, nei capitoli successivi, con “le finestre erano spente come i mozziconi del suo entusiasmo”, “il cuore era un toro che colpiva il costato”, le palpebre “erano saracinesche che si serravano sotto la morsa di una profonda spossatezza” e così via, benché vada aggiunto che poi questo tambur battente si calma un poco). Lo stesso dicasi per l’aggettivazione o l’uso di alcuni verbi: il sole che “si insinua” tra le ciglia, i passi sono nervosi, il nero è turbinoso, l’aria elettrica, l’ombra umida, gli sguardi severi (anche questi, tutti in una sola pagina). Poi c’è anche un ingrediente del carattere che è “prominente”, termine che, sì, si può riferire a qualcosa di prevalente o importante ma è di solito riferito a ciò che sporge da una superficie o una struttura; allora, perché usarlo per un lato del carattere?

Forse dipende dal fatto che il romanzo è anche disseminato (stavolta, per fortuna, con meno abbondanza) di lessico, diciamo così, ricercato (mi sono rimaste impresse le reste d’aglio), e di dialoghi in cui personaggi insospettabili sciorinano sia le conoscenze che il linguaggio alto di esperti letterati o scienziati: la commissaria che sa tutto, il montanaro Francesco o il vecchio partigiano che rivelano alte capacità espressive o nozioni pseudo-scientifiche discettando, ad esempio, di bande di radiazione, fotorecettori, rete neurale…
O forse sono io che non capisco che “la lingua si fa affilata eppure viscosa, piena di suggestioni alienate ma anche di grande concretezza” (cito da una recensione ufficiale, ma le suggestioni alienate proprio non so che cosa siano).

Va riconosciuta a questo punto all’autrice la capacità di tenermi ugualmente legata al romanzo, che, dopo l’inciampo iniziale, ho continuato a leggere.
Molti i temi inseriti: la vita privata della commissaria (fisica, psicologica e clinica), che si intreccia con quella del suo ispettore, Marini, mentre entrambi rivelano, poco alla volta, ciò che nel passato li ha segnati duramente e nel presente ne guida le emozioni e le reazioni (a volte, direi, esagerate); la storia del dipinto “ninfa dormiente”, che segue lo stesso andamento, capitoli brevi che compaiono piano piano a tracciare la storia della sua creazione; la vita in val Resia, con pagine molto molto minuziose a raccontarne le particolarità, la lingua, le tradizioni, gli strumenti, le maschere, la cultura; il femminino nella sua essenza e nei suoi riti immutabili, misteriosi, magici (altre profonde ricerche); una storia d’amore paralizzante (letteralmente); la Resistenza, così come poteva essere in una valle di confine, passaggio di austriaci, tedeschi, jugoslavi, fascisti, partigiani; personaggi buoni che forse sono cattivi, cattivi che forse non lo sono, angeli che mutano in diavoli, e, naturalmente, essendo un giallo, i morti (vecchi e nuovi).
Direi quasi troppa carne al fuoco, se non temessi di cadere anch’io in una delle solite metafore (e nemmeno tanto originale), per un librone che si può comunque leggere con soddisfazione, magari anche con una certa confusione in testa mano a mano che ci si avvicina alla soluzione finale e si apprezzano sempre di più i comprimari della commissaria, comprensivi e attenti ma (che sollievo) asciutti nelle loro reazioni e nei loro comportamenti.
Alla fine, non lo direi, perciò, un capolavoro.

Ilaria Tuti
Ninfa dormiente
Longanesi, 2019
478 pag
€ 18,60


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