Semiotica e “valori” tradizionali.

Da Suddegenere

Dando uno sguardo al sito del Consiglio regionale, scopro l’esistenza della seguente interrogazione :

“”INTERROGAZIONE n. 56 del 28/10/2010

In ordine al funzionamento degli istituti a sostegno della famiglia, previsti dalla Legge regionale 2 febbraio 2004, n°1

G. NUCERA . Al Presidente della Giunta regionale e all’Assessore alle Politiche Sociali

Premesso che:

la grave crisi economica che attanaglia i Paesi occidentali, e anche l’Italia, ha drammatiche ricadute anche nella Regione Calabria, determinando nuove povertà e l’inesorabile crisi del sistema familiare;
tutti gli indicatori economici e sociali pongono in misura sempre crescente il disfacimento della famiglia come condizione negativa per la formazione dei giovani, specie sul piano educativo e su quello dell’acquisizione dei valori tradizionali;
considerando l’istituto familiare un istituto di rilevanza pubblica, la Regione Calabria, il 2 febbraio 2004, ha varato la legge regionale di sostegno alla famiglia, come strumento di promozione e integrazione di un sistema sociale che, attraverso il suo indebolimento, indebolisce il quadro generale del tessuto sociale calabrese;
la famiglia è, per il nostro sistema costituzionale e statutario, oltre che sociale, un’istituzione primaria essenziale per la nascita, la cura e l’educazione dei figli e per l’assistenza ai suoi componenti;
essendo la famiglia l’ambito più importante in cui si forma e si sviluppa la personalità dell’individuo, è compito della Regione promuovere il servizio pubblico alla famiglia ed attuare iniziative volte alla tutela dei suoi componenti, al fine di sostenere il diritto di questa fondamentale istituzione sociale al libero svolgimento delle sue funzioni;
nel momento storico in cui viviamo è fondamentale, anche per la tenuta del nostro sistema socio-economico, favorire la formazione e sostenere lo sviluppo delle famiglie, mediante la rimozione di tutti gli ostacoli che creano difficoltà nel corso della vita familiare, quali quelli di carattere abitativo, economico e della salute;

Per sapere:

se ritengono opportuno e necessario finanziare, per tutti gli istituti ivi previsti, la legge regionale 2 febbraio 2004, n.1 (Politiche regionale per la famiglia);
con quali cifre e in quali modi intendono investire in un’istituzione, quale quella familiare, che, per le caratteristiche della nostra Regione, è stata sempre un fondamentale punto di riferimento sociale, culturale ed economico.

28/10/2010″”

Tra gli obiettivi della legge regionale, al punto 2 si legge:

“” sostenere l’alto valore della vita, garantendo il diritto ad una procreazione consapevole e responsabile, rafforzando il principio della corresponsabilità da parte di entrambi i genitori nei confronti dei figli, rimovendo altresì gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione della volontà di procreare, anche al fine di prevenire l’aborto, realizzando interventi volti a prevenire e rimuovere difficoltà economiche e sociali secondo quanto previsto dall’art. 4 della L. 22 maggio 1978, n. 194, su “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”;”

L’ombra funesta della proposta di legge Tarzia, e altri, si avvicina minacciosa e maleodorante anche in Calabria.

Viene da chiedersi inoltre: se la “famiglia” è stata sempre un fondamentale un  punto di riferimento sociale, culturale ed economico per la nostra regione, e i risultati sono sotto ai nostri occhi, sarà ben arrivato il momento di  cambiare punto di riferimento?

Nucera usa il termine “famiglia” non come concetto moderno ed attuale (in tutto il resto del mondo tranne che in Italia), ma si riferisce alla famiglia come valore tradizionale in una regione che quasi con orgoglio ne rivendica il mantenimento allo status quo.Tutto cio’ mentre alla Conferenza nazionale per la famiglia viene presentato un documento d’intenti che in una visione completamente ideologica della famiglia, riconosciuta come tale solo quando è eterosessuale e basata sul matrimonio, indica strumenti a sostegno di chi ha figli o familiari non autosufficienti, senza far cenno a priorità e risorse.

L’acquisizione dei “valori tradizionali” quanta felicità e beneficio apporta alla vita delle donne, con i conseguenti ed inesorabili riflessi sulla intera comunità?

Nella interrogazione si legge anche “Per le caratteristiche della nostra regione…” nella quale , si dovrebbe aggiungere: la famiglia da sempre è l’ ammortizzatore sociale per antonomasia, e il carico di lavoro in famiglia è completamente  sulle spalle delle donne (che qualcuno vorrebbe custodi del focolare domestico, punto) perchè….perchè?perchè ne andrebbe dell’onore del maschio calabrese lavare un piatto o passare l’aspirapolvere? perchè la donna “è meglio se sta a casa se no la famiglia che fine fa“?

Eppure è ormai scontato che puntare sulle donne “conviene” , forse lo dovremmo ricordare anche a chi amministra la regione Calabria.

IL LUPO DI CASA, Alba Donati.

Il lupo avrebbe addirittura mangiato

la nonna e la bambina intere

per salvaguardale da altri (più potenti ) nemici.

Il lupo era diventato, a forza di raccontarlo, di casa.

Il male, là fuori, cambiava nome,

ma conservava stretta la sua location.


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