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“SENZA CHIEDERE IL PERMESSO. Come cambiamo la TV (e l’Italia)”

Da Marypinagiuliaalessiafabiana

Venerdì ho avuto il piacere di partecipare alla presentazione del nuovo libro di Lorella Zanardo: “Senza chiedere il permesso. Come cambiamo la TV (e l’Italia).”

Questo momento di riunione di forze ed energie positive mi ha dato la possibilità di stringere per la prima volta la mano a Lorella, donna impegnata in questioni sociali di importantissimo rilievo, che seguo da quando è uscito il documentario Il corpo delle donne”, e di abbracciare Giorgia Vezzoli di Vita da Streghe, che è intervenuta durante la presentazione.

Questo nuovo lavoro di Lorella Zanardo (che potete trovare recensito QUI da Mary) nasce dopo aver vissuto in prima persona, e quindi in maniera diretta, il contatto con i giovani, a cui ha parlato durante il suo percorso di sensibilizzazione alle questioni di genere e alla fruizione consapevole dei media nelle scuole italiane.

In particolare, come ci ha raccontato interrogata da Federico Taddia, a far scattare la molla è stata una domanda posta da un sedicenne: “Ma ormai cosa si può fare?”. Questo quesito, espresso con rassegnazione, ha portato a galla quella rottura presente tra il mondo degli adulti e il mondo dei ragazzi, evidenziando come il patto intergenerazionale sia stato interrotto.

Lorella, citando Francesco Stoppa, ci ha spiegato come il rapporto tra generazioni dovrebbe basarsi sulla restituzione, non attraverso la metafora del cerchio che si chiude ma attraverso quella della spirale: si riceve dalla generazione precedente e ci si prepara a dare a quella successiva. Al giorno d’oggi, invece, ci troviamo ad essere a-mortali: avendo rimosso il concetto di finitezza viviamo in un eterno presente che ci rende egoisti.

Perché quindi partire proprio dalla tv? Perché le famiglie italiane guardano la televisione. Cambiare canale, chiedere di spegnere la tv non serve. In Italia la gente si informa attraverso il canale televisivo e una percentuale bassissima di popolazione legge i giornali. Oltre a ciò, in alcune regioni italiane ci ritroviamo con le più basse percentuali europee di laureati e con i più alti tassi di abbandono scolastico e di analfabetismo di ritorno.

Occuparsi di tv significa pertanto intraprendere un percorso di cittadinanza e politica attiva. La vera domanda non è quindi quella di chiedersi se sia il caso di spegnere la tv, scelta che rimarrebbe elitaria, ma domandarsi: perché non chiedere una televisione che sia anche educativa?

Spesso, ha sottolineato Lorella, si ha paura di porre domande del genere poiché nascondono profondi tabù: nell’immaginario collettivo, infatti, l’ambito dell’educazione viene legato ai concetti di noia, censura, cattolicesimo. In realtà questi sono miti da sfatare, in quanto l’approccio alla televisione dovrebbe avvenire senza moralismi, mettendo invece i ragazzi nella posizione di saper destrutturare gli spezzoni che vengono mandati in onda. Chiediamoci quindi: perché oggi non si può educare attraverso la televisione, che in Italia è un mezzo potentissimo?

Con un’ulteriore citazione, questa volta di Tony Judt, L’autrice ci spiega come al giorno d’oggi abbiamo perso la capacità discorsiva, ovvero l’abilità di discorrere di sogni e di pensare ad una vita che sia differente.

Secondo Lorella Zanardo, noi adulti siamo passati da una disabilità discorsiva ad una disabilità immaginativa, che i ragazzi tra i 14 e i 19 anni non hanno. Siamo noi a toglier loro la capacità di immaginare, impedendo loro di sognare. E’ quindi ora, per gli adulti, di “togliersi dalla scena” e mettersi al servizio dei più giovani, dando loro fiducia.

Un esempio della mancanza di importanza data alle nuove generazioni in Italia, ha ribadito Lorella, è la non volontà di investire nella scuola, un fatto che ci riguarda tutti! E’ nostro compito chiedere al governo che la scuola sia LA priorità, solo così potremo ristabilire quel patto intergenerazionale interrotto da troppo tempo.

Insieme alla presentazione del libro, chi era presente ha potuto visionare in anteprima il filmato che lo accompangna. In concomitanza con la proiezione, è stato fondamentale l’intervento di Cesare Cantù, impegnato con Lorella nel progetto Nuovi occhi per la tv”, che ci ha spiegato che così come qualche anno fa, per mantenere il potere, si impediva alla gente di imparare a leggere e scrivere, oggi, attraverso un linguaggio audiovisivo che la maggior parte della popolazione non è in grado di decodificare, si tiene la gente nell’ignoranza per il medesimo scopo. Risulta pertanto necessario imparare a fruire i contenuti multimediali, al fine di permettersi una cittadinanza attiva.

Diventa fondamentale in questo senso il concetto di alfabetizzazione alla Media Education: i ragazzi passano ormai più tempo davanti alle immagini che ai testi. Il metodo scelto da Lorella e Cesare per rivolgersi ai giovani non è quindi quello della critica, ma diventa un metodo maieutico, attraverso domande che stimolino il ragionamento e l’innalzamento del livello di consapevolezza.

Una testimonianza del mondo giovanile ci è stata offerta dalle/dai ragazz* dello IED, autori del manifesto HimHeros (QUI la pagina facebook), che sono intervenuti raccontandoci di come si è evoluto lo scambio intergenerazionale con Lorella durante un loro progetto sulla sessualità. Questo lavoro li ha portati a constatare come avessero una concezione assolutamente diversa della sessualità rispetto a quella che gli adulti di riferimento avevano sempre attribuito e proposto loro, incomprensione dovuta al fatto che il punto di vista dei giovani è quasi sempre ignorato.

Sul “palco” è salita, infine, anche Giorgia Vezzoli, che ha spiegato l’importanza di fare rete per informare, non solo on line ma anche e soprattutto nelle scuole, nelle piazze ecc. La rete diventa così un laboratorio per la collaborazione con obiettivi comuni che supera le diversità. Tra le modalità di comunicazione efficace, Giorgia ha proposto di utilizzare la creatività per costruire campagne di sensibilizzazione, così com’è stato per IO NON CI STO, sottoscritta anche dal nostro collettivo e nata per combattere gli stereotipi di genere. Secondo Giorgia l’arte è una forma di rivoluzione in grado di esprimere la diversità, oltre il modello unico imposto, e la poesia risulta uno strumento che permette di superare la disinformazione e la strumentalizzazione mediatica. Attraverso l’iniziativa Poetry Attack, Giorgia esprime ciò che pensa attraverso versi di poesia e ha invitato nel tempo altre persone a fare lo stesso.

Per concludere: gli spunti di riflessione che ci sono stati dati durante la presentazione del libro sono stati molteplici, coinvolgendo anche il pubblico in una partecipazione attiva.

A questo punto non mi resta che augurare a tutt* una buona lettura!



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