Sergej Zav'jalov vince il Premio Ceppo Pistoia, premiazione e lectio magistralis

Da Ellisse

Nell' ambito del Premio Letterario Internazionale Ceppo Pistoia "Piero Bigongiari", giunto alla sessantesima edizione, il 26 febbraio prossimo, alle 17.30, presso la Libreria Spazio di Via dell'Ospizio a Pistoia, avverrà la premiazione del poeta russo Sergej Zav'jalov, a cui la giuria - Giuliano Livi (presidente dell’Accademia del Ceppo), Milo De Angelis, Alberto Bertoni, Benedetta Centovalli, Martha Canfield, Ilaria Tagliaferri, Ignazio Tarantino, Fulvio Paloscia, Francesco Dreoni (Segretario) - presieduta da Paolo Fabrizio Iacuzzi ha assegnato il premio per il 2016, per la sua poesia "che è come un grande manifesto in difesa dei diritti civili di ogni nazione oppressa, in ogni tempo e spazio. (...) La poesia si trasforma in un codice, tragicamente sempre imperfetto, per recuperare le informazioni di una civiltà perduta, dove, per “civiltà”, si intende non soltanto una identità di popolo ma anche di diritti civili messi a compromesso, una identità di traumi e di drammi (...) e si fa ponte tra passato e presente attraverso una poesia fatta di fratture sintattiche, semantiche e grammaticali che rivelano la frammentarietà del mondo" (dalla motivazione del premio - v. integralmente QUI)

Prima della premiazione e come evento clou della manifestazione, il giorno 25 febbraio, alle ore 16.00, Zav'jalov terrà presso la Sala del Gonfalone del Consiglio Regionale della Toscana (Firenze, Via Cavour 4), una lectio magistralis dal titolo "Fissare gli occhi impassibili della disgrazia", scritta appositamente per il Premio e in onore di Piero Bigongiari (è possibile leggerne l'incipit a questo link , oltre a notizie biografiche dell'autore). L'incontro e la lectio sono organizzati con la collaborazione di Semicerchio, rivista di poesia  comparata, con il contributo della Banca di Pistoia - Credito cooperativo.

Di seguito un testo di Zav'jalov tratto dal suo ultimo libro pubblicato in Italia


Da “Quattro buone novelle” (2008), questa è la seconda, contenuta nel libro “Il Digiuno domestico”, a cura di Paolo Galvagni, Fermenti Editore, 2016 - collezione Percorsi della poesia contemporanea (con il contributo della Fondazione Piazzolla).

Come scrive Paolo Galvagni nell’introduzione al libro,

«Col poema “Quattro buone novelle” (2008) l’autore intende rivolgersi alla cultura mordvina. Il testo rappresenta una sorta dei “Quattro Vangeli mordvini”. Vengono narrati dai rappresentanti dei quattro gruppi etnici che compongono la nazione mordvina: gli Erzjan, i Moksan, i Misar e i Russi. I Misar (tatari mordvini) discendono dalla popolazione che passò all’Islam all’epoca dell’Orda d’Oro (XIII-XV sec. d.C.). Gli Erzjan vivono a Oriente, i Moksan a Occidente, i Misar in piccoli gruppi compatti. Gli eventi narrati si possono collocare alla fine dell’epoca sovietica. La “Buona novella dei Mišar” è costruita su citazioni dal Corano (parti in neretto, sure 2-189, 4-16/17, 8-52) e dal Vangelo di Luca (16, 19-31).»


LA BUONA NOVELLA DEI MIŠAR

1.

In nome di Allah, clemente, misericordioso.

1. Un tataro era ricco; il suo nome era Il’dar e proveniva dal distretto Kyzyl-Ottobre della regione di Gor’kij. Era un bandito assennato: non andò dentro, non fu ucciso.
2. Vestiva di porpora e di bisso, ogni giorno banchettava lautamente.

3. Il venerdì andava alla moschea.
4. V’era anche un barbone di nome Ravil, sdraiato accanto alla porta della toilette alla stazione di Sergac, tutto coperto da piaghe; e i bastardini, accorrendo, leccavano le sue piaghe.
5. Gli altri tatari mangiavano, bevevano, si sposavano, pagavano il riscatto per la moglie, si maritavano e circoncidevano i figli maschi,

6. mangiavano, bevevano, comperavano automobili, rivendevano le merci scarseggianti, costruivano gli appartamenti e i villini delle cooperative,
7. arrivava l’autunno, v’erano le piogge dalla festa di Uraza no al Kurban Bajram,
8. poi giungevano l’inverno, la primavera e l’estate, con la festa del Sabantuj,
9. quindi di nuovo l’autunno e ancora Uraza.

In verità Allah è sapiente, indulgente! E chi

obbedisce ad Allah e al Suo Profeta,
Egli lo farà entrare in giardini, alle cui
ombre scorrono fiumi – vi rimarranno in eterno.

2.

Ma se tu vedessi come concludono la vita
coloro che non credevano: gli angeli li
colpiscono sul volto e sul dorso. Combatti
i nemici, finché tutta la fede non sarà quella
di Allah; ma se i tuoi nemici preferiscono la pace,

preferiscila anche tu; confida in Allah, Egli è

l’ascoltatore sapiente.

1. Ma in autunno, in inverno, in primavera e in estate a qualcuno sputavano in faccia, a qualcuno spaccavano le labbra con le scarpe, picchiavano qualcuno in testa col bastone. Erano gli uomini della Legge.

2. E v’erano anche coloro che di una cosa gridavano“bene”, di un’altra “male” e confermavano con una pugnalata di esser nel giusto. Non erano uomini della Legge.

3. Ed Egli diceva loro “Sia santificato”, poiché tutto era nella turpitudine,
4. diceva “Venga”, poiché nulla arrivava, né accadeva,
5. diceva “Sia fatto”, poiché non v’era nulla,

6. essi stessi non v’erano,
7. ma il Suo sudore era come gocce di sangue che cadono per terra.

8. E Gli dicevano “Azor, Azor” ed Egli diceva loro “Andate a fanculo. Non vi conosco”.

E tutti insidiarono, Allah insidiò, Allah
è il migliore tra gli insidiatori. Non v’è Dio

oltre Lui, grande, saggio.
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Altri testi, sempre a cura e con una nota di Paolo Galvagni QUI (da Semicerchio XXX-XXXI, 2004).