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Sergio pennavaria - “ho più di un amo nello stomaco “

Creato il 03 novembre 2019 da Athos Enrile @AthosEnrile1

SERGIO PENNAVARIA - “HO PIÙ DI UN AMO NELLO STOMACO “

SERGIO PENNAVARIA - "HO PIÙ DI UN AMO NELLO STOMACO "

Sono passati circa otto anni dall'uscita di " Senza Lume a Casaccio nell'Oscurità", album di esordio di Sergio Pennavaria , cantautore siciliano trapiantato in Liguria; sottolineo la terra di appartenenza perché alla fine dell'intervista realizzata a quei tempi il buon proposito per il futuro riguardava un ipotetico lavoro dedicato in modo specifico alle origini: le radici restano attaccate, qualunque sia il luogo in cui ci si trovi a vivere.

Il tutto è rimandato ad un terzo lavoro, probabilmente dialettale in toto, ma "Ho più di un amo nello stomaco ", album rilasciato nel maggio scorso, fornisce molti spunti interessanti e da condividere.

Anche in questo caso ho cercato di captare le idee di chi crea e, a posteriori, direi che sia questo il modo migliore per far emergere la profondità di pensiero di un artista che, nell'occasione, riesce a realizzare un concept album - fatto inusuale quando si parla di cantautorato - di cui non si può perdere neanche una tessera del puzzle, perché se è vero che ogni singolo brano può essere vissuto come elemento a sé stante, riuscire a godere del panorama completo è qualcosa, a mio giudizio, di imprescindibile.

Il primo fattore che è emerso, chiacchierando davanti ad un caffè, riguarda uno stato d'animo completamente diverso rispetto al passato, palese anche prima dell'ascolto del disco.

Otto anni sono una parte significativa di vita, cambiano la prospettiva, aiutano a fare chiarezza e, ricordando bene il "vecchio" Pennavaria - soprattutto dal vivo - dopo pochi minuti avevo in testa un ipotetico titolo per il mio articolo, denominazione su cui ha concordato l'autore: "Dalla rabbia all'amore".

La denominazione " Dalla rabbia all'amore " contiene in sé un concetto temporale, uno spazio concreto che inizia tra l'insoddisfazione e il disappunto del passato per approdare alla pacatezza attuale.

Il disagio non è cambiato, forse si è pure amplificato, ma l'esperienza e la maturità hanno spinto Sergio verso una modifica importante dell'atteggiamento, uno stato che conduce ad una buona resilienza e alla capacità di affrontare la vita seguendo una via più morbida, mix di razionalità e sentimenti, con la capacità di produrre neve per ogni stagione, utile a coprire e addolcire ogni spigolo potenzialmente pericoloso che quotidianamente ci si para davanti.

Pennavaria disegna la sua tela, lui, creativo totale, incapace di dividere l'arte in tante nicchie, e dalla sua posizione privilegiata (prerogativa di chi ha i mezzi per condividere con il mondo il proprio pensiero) conduce il gioco e propone il suo parallelismo tra mare e i sentimenti umani, tra abissi che celano segreti e stati d'animo che spesso fanno fatica a distruggere la barriera del pudore, quella che una volta abbattuta potrebbe portare alla liberazione.

Si parla di amore, non solo tra due essere umani, come idealizzato nella concezione tradizionale, ma quello più completo, una dedizione appassionata, istintiva e intuitiva fra persone, un trasporto casto, platonico, sensuale, travolgente, tormentato, carico di desiderio, un percorso spesso doloroso da cui però non si può sfuggire, essendo uno degli obiettivi di vita, a volte inconscio, ma essenziale.

Ogni traccia riferisce ad una storia, ed ogni amo nello stomaco diventa il simbolo di una ricerca intensa che l'autore ha svolto su di sé, trovando poi il modo per trasformare il particolare in generale, sempre in bilico tra un mondo ovattato - misterioso, liquido - ed uno "rumoroso", emerso, necessario per "prendere fiato", ma da cui si fugge subito dopo senza esitazione, alla ricerca del benessere fisico e spirituale, o semplicemente dell'apparente conforto.

Sergio Pennavaria si mette a nudo e realizza un lavoro che potrebbe e dovrebbe commuovere, almeno gli animi più virtuosi - quelli che troveranno facile comparazione di sentimenti facendo opera di immedesimazione -, e tutti quelli che capiranno lo sforzo immane che è alla base di una riflessione così complessa e coinvolgente.

Pennavaria è un poeta. Le dodici tracce che compongono l'album mettono in luce qualità uniche, e la sua proposta non è riconducibile ad altri esponenti del cantautorato, perché l'unione di culture e tradizioni, in bilico tra Sicilia e Liguria - e in ogni caso il passato da busker ha lasciato il segno! -, unita ad una preparazione personale legata al mondo dell'arte, lo rende originale e... profondo!

Dal punto di vista strettamente musicale troviamo un parterre di musicisti di assoluto primo piano (a fine articolo la lista completa) che produce un tappeto sonoro che profuma di etnia e jazz, musica di atmosfera proposta come sfondo a liriche che viaggiano tra contemporaneità e valori immortali, con l'autore che si muove tra il sussurro ed un modello interpretativo unico, dove il cumulo di parole sfugge alla metrica tradizionale e produce concetti in rapida successione, una sorta di liberazione dopo una grande raccolta di pensieri e sentimenti contrastanti.

Scelgo di non entrare nei dodici dettagli - sperando che il mio commento possa produrre curiosità -, ed è l'autore stesso che, a seguire, ci aiuta a comprendere i vari step.

I due brani che propongo (il link al video di " Due Parti Precise Di Me") e la clip relativa a " Rebus ", mi appaiono come rappresentativi dell'intero album.

SERGIO PENNAVARIA - “HO PIÙ DI UN AMO NELLO STOMACO “

Ecco un sunto della nostra lunga chiacchierata:

Me ne sono reso conto, il disco sta piacendo, ma senza una diffusione corretta e specifica è difficile amplificare il proprio messaggio. Il mio U.S. conosce i canali giusti e addirittura organizza concerti per addetti ai lavori (e questo va oltre i compiti di un normale U.S., N.d.r.). Certo, ci vuole un po' di fortuna, occorre trovarsi al posto giusto al momento giusto, ma sono convinto che sei testardo alla fine i risultati arrivano, e io di gavetta ne ho fatta davvero tanta!

Ora parlami del nuovo disco, "Ho più di un amo nello stomaco", oggetto del nostro incontro. Sono passati ben otto anni da quando scrissi una recensione al tuo "Senza lume a casaccio Nell'Oscurità" ...

È vero, è passato tanto tempo, perché c'è stata una fase in mezzo in cui mi sono anche allontanato dalla musica per i tipici assestamenti che la vita richiede, e poi mi ero messo in testa l'idea di passare dalla rabbia del primo Pennavaria - quello che declamava con forza e irritazione all'interno del suo spettacolo, con un registro vocale diverso, usato per urlare il disappunto, con un messaggio politicizzato - all'amore di quello attuale.

Ma ogni tanto occorre prendere respiro e tornare a galla, per cui ci sono pezzi più legati a situazioni "di superficie" - "Rebus", "Due Parti Precise di Me" ( https://www.youtube.com/watch?v=DzvnVS2NwWU&feature=youtu.be ) - da cui poi mi distacco per rituffarmi nel mio ambiente ideale, ma trovando suggerimenti dalla contemporaneità, come accade in "Nel Mondo Senza Tempo", dove volevo parlare del problema dell'immigrazione, ma rimanendo ancorato all'argomento "amore", per cui ho scritto la storia di due innamorati, profughi, che intraprendono il viaggio conosciuto diventandone vittime; lui parla dal suo limbo, uno stato in cui non si rende conto di aver perso la vita e in quel momento, in quella condizione assurda legata alla morte, la prima cosa che fa è cercare lei per comunicarle che lì non si sta poi così male, anzi, il contrario, perché in quella dimensione non ci sono differenze e pregiudizi che vigono invece sulla terra.Dopo la stretta contemporaneità ritorno nel surrealismo, quello che utilizzavo nella pittura. Questi otto anni mi sono serviti anche per coltivare un'arte olistica, perché io non amo la musica e la canzone, ma amo l'arte, per cui vorrei far convivere tutte le forme possibili, dalla musica al teatro, dalla pittura alla scultura, un sunto di tutte le rappresentazioni conosciute.

In questo secondo album tutto è pacato, con riferimenti alla classica, con la presenza continua del jazz, mondo che amo ma in cui non potrò mai essere protagonista come musicista per inadeguate skills, e allora ho usufruito delle competenze di Martino Biancheri (trombettista), e assieme abbiamo fatto gli arrangiamenti, lui ha capito perfettamente ciò che volevo e, avendo alle spalle esperienza jazz, è bastato fornirgli indicazioni sulle atmosfere che volevo creare e lui ha capito benissimo e trasposto in musica. È un lavoro più sinfonico e orchestrato a cui hanno preso parte un sacco di amici e musicisti (la lista completa a seguire, N.d.r.).

Siamo in fase di discussione per capire la formula migliore da adottare per la prossima edizione di "Porto, musica e parole", ammesso che si farà. A me piace evolvermi, mi è capitato di proporre persone che già si erano esibite, ma vorrei mantenere questo spazio cantautorale per dare possibilità di esibirsi a nuove proposte.

Alla fine dello scambio di battute ho posto a Sergio una domanda specifica che seguiva il filone lavorativo, e verteva sulla sua possibilità di utilizzare la musica come ausilio e facilitazione nella sfera delle disabilità, campo in cui notoriamente si può dare sviluppo positivo concreto. Il panorama descritto merita approfondimento per cui lascio aperto il campo per una prossima chiacchierata, magari in occasione di un nuovo album, sperando che non ci sia molto da aspettare, perché l'arte di Sergio Pennavaria è un patrimonio collettivo a cui non si dovrebbe rinunciare.

Sergio Pennavaria nasce a Siracusa nel 1975. Una laurea in Belle Arti ottenuta con il massimo dei voti dopo aver discusso una tesi sperimentale dal titolo "La Maschera del volto" e scritto per l'occasione una piece teatrale intitolata "Ring". Compositore, pittore, attore. Nel 2008 si trasferisce a Savona, dopo l'esperienza folk con i Calìa, band orientata verso la musica popolare del sud Italia contaminata però da blues, rock e jazz, il tutto cantato in dialetto siciliano. Nel 2008 pubblica l'album "Senza Lume A Casaccio Nell'Oscurità", da lui scritto e arrangiato, contenente dodici tracce, album in cui partecipano ospiti del calibro di: Carlo Aonzo (mandolino), Claudio Bellato (chitarra elettrica), Gianni Martini (fisarmonica), Davide Baglietto (flauto), Martino Biancheri (tromba, trombone), Renzo Luise (chitarra elettrica). Nel 2011 vince il contest Su la testa. Nel 2013 esce il brano Le tue parole accompagnato da un videoclip ( https://www.youtube.com/watch?v=PXbxIe5ZFdQ ). Nel 2015 viene selezionato per esibirsi a S. Daniele del Friuli, in occasione del Folkest come rappresentante della regione Liguria. Nel 2016 in occasione del 25 aprile, presso la Fortezza del Priamar di Savona, apre per la Bandabardò a cui hanno fatto seguito due anni di attività live e didattica. Negli stessi anni sempre in Liguria ha dato vita e dirige due rassegne cantautorali: "Canzoni Fuori Dal Cappello" e "Porto Musica e Parole". Per "Canzoni Fuori Dal Cappello", alla tradizione edizione ligure lo scorso anno ha affiancato anche un'edizione siciliana con una tappa a Noto.


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