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Sforzarsi di vivere eco-friendly e plastic-free

Da Gynepraio @valeria_fiore

Quello di vivere eco-friendly e plastic-free pare essere diventato un obiettivo e un tema di grande attualità. A me, che se ne parli, fa solo piacere. Anche se un po' a sproposito, anche se troppo, anche se se ne fanno portavoce persone non-così-autorevoli, anche se pare essere diventata una moda e sarei istintivamente portata a guardarla con sospetto.

Su questo punto, durante un social-breakfast tenutosi qualche mese fa, ho concordato con Monica di @avegetarianinitaly (nonché founder di @lestradeditorino) su un punto molto importante: al pianeta servono milioni di ecologisti virtuosi al 50%, e non poche migliaia di persone ligie al 100%. Quindi, ben venga se individui in vista e dotati di qualche influencing power -seppur privi di un master in ecologia e di un dottorato in sostenibilità ambientale- sono disposti a esporsi e dare il buon esempio.

Sono lontanissima dall'essere o sentirmi un esempio, ma ho trovato un approccio mio che penso possa essere facilmente replicabile da tutti. In pratica, ho diviso le buone pratiche in:

  • imprescindibili. Gesti che devo fare, senza se e senza ma, e che tutti debbono fare a casa propria
  • fattibili per me. Pratiche che si sono rivelate funzionali e sostenibili per il mio stile di vita, o che addirittura mi piacciono e che penso si possano replicare facilmente
  • in fase di test. Azioni che sto provando, sulle quali sospendo il giudizio. Alcune di esse finiscono nel gruppo successivo, cioè delle
  • abbandonate. Prassi che si sono rivelate non sostenibili o eccessivamente stressanti.

Sto raccogliendo ispirazione da molte fonti, sto osservando cosa funziona per me e per la mia famiglia e sto anche trovando, quando possibile, dei modi per compensare le mia lacune o per migliorare su un'area a fronte di un'altra su cui sono carente. Le trovate riassunte qui sotto insieme ad alcune soluzioni alternative o compensatorie che mi sono venute in mente strada facendo.

Ho parlato volutamente di "gesti" perché mi sono ispirata all'hashtag che sto usando e che vi invito a usare se posterete foto legate alle vostre scelte eco-friendly e plastic-free: #ecologesti creato da @il_giardino_di_chiara e rilanciato da Marta negli ultimi mesi.

NOTA: Il post contiene alcuni link Amazon sponsorizzati: se acquisterete qualcosa io mi arricchirò e potrò guadagnare una cifra enorme, spropositata, con la quale mi toglierò sfizi incredibili tipo una manciata di Rotelle di liquirizia sfuse e prive di imballo in plastica.

vivere eco-friendly e plastic-free: gesti imprescindibili

acquistare solo prodotti di stagione e possibilmente nazionali. Utilizzando Cortilia, so esattamente da dove arrivano i prodotti e soprattutto non ho la possibilità di comprare frutta e verdura fuori stagione o extra italiana visto che Cortilia non la offre (ad eccezione delle banane, ma quelle almeno sono Fairtrade). La consegna ha un impatto di Co2, ma in fin dei conti ce l'hanno anche i peperoni olandesi che vendono al mercato sotto casa spacciandomeli come "specialità di Carmagnola", true story.

Sforzarsi di vivere eco-friendly e plastic-free

differenziare plastica, vetro e carta. Non capisco come sia possibile non farlo, per me è un'abitudine così consolidata che mi sembra impossibile farne a meno. Va detto che produciamo pochissima carta e vetro, mentre sulla plastica possiamo migliorare.

filtrare acqua del rubinetto. La maggior parte degli imballi in plastica sono le bottiglie di acqua e bibite: me ne sono resa conto nelle ultime 3 settimane in Calabria, dove purtroppo non disponevamo di acqua potabile e abbiamo comprato acqua minerale. In 7 giorni a Torino spesso non totalizzo nemmeno un sacchetto di plastica, al mare ne facevamo almeno 2. Nel mio quartiere l'acqua è dura e dal 2010 io uso la Brita per filtrarla e ricavarne acqua da bere, per la macchina del caffè e per il ferro da stiro. Esistono altre soluzioni ancora più ecologiche, tipo depuratori d'acqua installati ai rubinetti, e non escludo di pensarci.

fare in casa lo yogurt in vetro. Le mie amiche nel 2006 mi hanno regalato una yogurtiera Girmi che ancora uso ogni settimana: preparo 7 vasetti a partire da 750 ml di latte e uno yogurt della produzione precedente (o anche uno yogurt di supermercato eh, non sono mica una martire). Lo yogurt bianco non è fancy, ma il mio è molto buono: se voglio dolcificarlo ci metto lo zucchero, per un gusto particolare ci aggiungo marmellata, frutta fresca, muesli. Per noi va bene così.

soluzione compensatoria: comprare al supermercato lo yogurt in vetro.

Sforzarsi di vivere eco-friendly e plastic-free

fare in casa le bibite in vetro. A me piace l'Estathe, ma la mia scelta è semplicemente quella di berne meno possibile (anche perché è super calorico) e di non tenerne in casa: se smanio, esco e me ne compro una bottiglietta, la bevo e poi basta. Idem con le altre bibite gassate. Perla vita di tutti i giorni, preparo in casa infusi e bevande fredde che metto nelle bottigliette in vetro di Tiger, che a loro volta cambio ogni 2 o 3 anni, o in brocche di vetro carine.

soluzione compensatoria: comprare al supermercato le bibite in vetro. Io adoro l'estetica dei prodotti Galvanina, anche se non li bevo perché sono gasati, ma chi li consuma li trova deliziosi.

Sforzarsi di vivere eco-friendly e plastic-free

usare la borraccia. Negli ultimi anni lavoravo in aziende dotate, in un caso, di erogatore d'acqua purificata e, nell'altro caso, di boccione d'acqua con vuoto a rendere, che mi sembrano delle buone soluzioni a costo ragionevole (parlo in ottica aziendale). Quindi per me riempire la borraccia è un gesto naturale: quest'anno mi sono procurata una bottiglia termica e l'abbiamo usata al mare con grande soddisfazione. Mio figlio ha anche imparato a bere a canna senza sbrodolarsi, hell yeah.

Sforzarsi di vivere eco-friendly e plastic-free

sostituire le borse usa-e-getta con borse durevoli. Anche questa mi sembra una pratica facilissima e replicabilissima: quando vado a fare la spesa porto 4 borse durevoli (in cotone, ma anche in plastica: durano anni) e uso quelle. Ne ho sempre un certo numero del baule dell'auto, per quando vado al supermercato. Non è solo una scelta green; io sono tirchia, e 5 centesimi per una borsa di Mater B che puzza e nel 99% dei casi si rompe mi paiono un crimine.

usare cotton fioc biodegradabili. La private label di Coop li propone da anni, io li ho comprati su Amazon. L'incidenza di costo, rispetto a quelli in plastica, è ridicola. Iniziate a usarli, tanto tra un po' saranno tutti così per legge.

vivere eco-friendly e plastic-free: gesti fattibilissimi per me

usare detersivi alla spina. Questa azione per me è fattibile perché abito sopra il Negozio Leggero, che offre diverse fasce di prezzo e diversi livelli di "ecologicità" della formula. Io devo solo scendere le scale, anche last minute, anche quando sono davanti alla lavatrice e mi rendo conto che non ho l'ammorbidente, anche se sono in pigiama e ciabatte, porgere il mio flacone vuoto e riempirlo. Capisco di essere fortunata in tal senso, e che forse, se il negozio distasse anche solo 300 metri, non lo farei. Per questo capisco che non è una soluzione alla portata di tutti.

soluzione compensatoria: comprare al supermercato solo detersivi ecologici, bandendo quelli convenzionali.

acquistare (anche) cibo sfuso. Anche questa è una scelta agevolata dalla distanza con il Negozio Leggero, per cui non mi sento di dire che sia applicabile ovunque e a chiunque: richiede organizzazione e non è un modo di acquistare last minute ( toh, guarda, ho finito l'uvetta per i muffin, scendo un attimo a prenderne giusto 30 grammi!). Tuttavia, se ne possono trarre un importante spunto etico: scegliere, indipendentemente dal canale di acquisto e a parità di qualità, il tipo di confezione meno ingombrante e che prevede minori sprechi di packaging ma anche di prodotto. Ad esempio, un sacchetto di riso in plastica da 500 g anziché una confezione sottovuoto da 1 kg con sacchetto plastica + astuccio in cartone. Abituarsi a pensare in ottica zero waste significa anche prendere il cono gelato anziché la coppetta, un ragionamento al quale non avevo mai pensato prima di leggere questo post di Liberi dalla Plastica, un account Instagram che vi consiglio di cuore di seguire.

Sforzarsi di vivere eco-friendly e plastic-free

adottare la coppetta mestruale. Questo è un punto dolente e mi permetto di parlarne perché a)ho un utero e b)conosco la questione, a differenza del parlamentare Francesco d'Uva. Gli assorbenti esterni, per me, sono una enorme spina nel fianco: personalmente li trovo ingombranti, maleodoranti, invalidanti (al mare, in piscina), antiestetici e scomodi sotto la maggioranza degli abiti e della biancheria che porto. Appena ho avuto con il mio corpo sufficiente confidenza, ho iniziato a usare gli assorbenti interni; dopo i trent'anni e su indicazione di amiche di cui mi fido, sono passata alla coppetta mestruale che, fortunatamente, è compatibile con il mio stile di vita e i miei orari, mi fa sentire a mio agio e mi permette di risparmiare soldi e plastica. Sul tema della libertà di scelta, degli assorbenti, della tampon tax e della pink tax vi invito ad ascoltare questo podcast illuminante.

soluzione compensatoria: abbandonare gli assorbenti esterni in favore di quelli interni, possibilmente senza applicatore. In tutti i casi, utilizzare assorbenti ecologici (io ho usato per anni il brand inglese Natracare e li trovo prodotti fantastici).

usare fazzoletti di stoffa. Il mio impatto ambientale è quasi nullo, perché soffro raramente di raffreddore e soprattutto odio i fazzoletti di carta. Li odio a tal punto che nel mio romanzo "Se tu lo vuoi" ho dedicato due pagine a spiegare perché siano un orpello detestabile. Quindi, se proprio mi cola il naso, io uso i fazzoletti di stoffa di mia nonna, 100% cotone con iniziali (purtroppo non mie) ricamate. Tutti penseranno che mi chiamo Anna, o Adalgisa, o Antonia, ma meglio così.

acquistare e regalare giochi in legno. C'è poco sforzo in questo gesto, perché a me piacciono i giocattoli in legno: quindi, evito di comprare a mio figlio i giochi in plastica o dotati di pile che, tra l'altro, sono spesso composi da materiali promiscui e pertanto difficili da riciclare. Quando ce li regalano, ovviamente li accetto e li uso -in realtà presso Elia riscuotono un grande successo...- ma almeno non sono io a procurarli. Ovviamente i giochi di legno di riciclano, quelli di plastica hanno vita più breve.

usare abiti second hand. Sto cercando di acquistare sempre meno nei negozi di fast-fashion e di spendere diversamente il mio denaro, ma anche in questo caso compio poco sforzo perché mi piace vestire vintage e apprezzo mercatini e negozi second-hand. Analogamente, spesso vendo o regalo i vestiti dismessi per garantire loro vita più lunga e cerco di rivalutare o aggiustare i capi che non mi soddisfano più con l'aiuto di una sarta. Ne avevo parlato diffusamente in questo post sul second hand.

vivere eco-friendly e plastic-free: gesti che sto provando

passare ai tovaglioli di stoffa. Io amo apparecchiare la tavola intonando i tovaglioli al piatto, al suo contenuto, alla stagione, alla tovaglia, ai fiori, alle mutande: quindi, periodicamente, andavo da Tiger o Ikea e compravo decine di tovaglioli in carta di ogni foggia e colore (basta guardare il mio feed Instagram per rendersene conto). Il compromesso che ho trovato è: se ci sono ospiti o c'è un'occasione speciale, sfodero tovaglioli fancy in carta (cioè esattamente l'opposto di quello che farebbe Csaba dalla Zorza!). Per tutti gli altri giorni, uso dei tovaglioli in cotone rossi che cambio ogni venerdì. Dal punto di vista funzionale sono perfetti, verso fine settimana sono un po' impataccati ma basta girarli e non pensarci; per carità, quelli colorati e intonati al mio umore mi piacevano di più.

struccarsi senza nulla. Il mio prodotto struccante preferito sono le salviette da neonato, ma in nome dell'ambiente sono passata al panno in microfibra ( recensione qui) e al guanto in cotone (suggerito da Negozio Leggero) ma, lo confesso dopo mesi di tentativi, non mi piacciono. A grande sorpresa, ho scoperto che se non uso make-up waterproof va benissimo mettere un po' di latte o gel struccante di buona qualità sulle dita, detergere bene occhi e volto, quindi sciacquare. Questa opzione non funziona con l'acqua micellare perché serve un prodotto vischioso. Continuo a pensare che le salviette siano meglio, ma per ora posso resistere.

detergenti alla spina. A me piacciono i cosmetici e amo anche variarli, quindi sto testando per ora solo un detergente per mani, intimo e doccia, una sorta di prodotto ecologico tuttofare a base di sapone di Marsiglia sempre del Negozio Leggero. Per altri tipi di prodotti dovrò metabolizzare la decisione più lentamente.

soluzione compensatoria: per chi come me preferisce il sapone liquido a quello solido, un buon passo avanti è ricaricare dei portasapone in vetro durevoli con le eco-ricariche da 1 litro che si trovano praticamente ovunque. Il prodotto sarà convenzionale ma almeno si riducono gli sprechi, e soprattutto non si deturpa il bagno con le confezioni in plastica di sapone liquido che -Aesop e Meraki a parte- trovo francamente orribili.

usare spazzolini da denti in bamboo. In casa uso lo spazzolino elettrico perché ho seri problemi di parodontite e solo lui è in grado di garantirmi il livello di igiene di cui ho bisogno; sto usando questi spazzolini in bamboo fuori casa ma non amo particolarmente il contatto del legno con la lingua e le mucose della bocca. Una volta finita la confezione -che mi durerà molto, visto che è da 3 pezzi e li uso sporadicamente-, potrei passare a quelli in plastica con testine sostituibili.

usare la spugna piatti in bamboo. L'ho presa su Amazon e fa il suo lavoro, anche se la spugna classica da piatti verde e gialla indubbiamente gratta meglio. Tuttavia da questo acquisto scaturisce una riflessione più ampia: i prodotti che dobbiamo guardare con maggiore sospetto sono quelli che non sappiamo come differenziare perché sono multimateriale. Ad esempio, una spugna per piatti dove va? Penso sia un mix di fibre tessili e plastica, ma che non essendo "separabili" dovrà per forza finire nell'indifferenziata. Con l'occasione però ho scoperto una notizia meravigliosa: i miei amati Panni Magici Wettex sono interamente composti da fibre vegetali e quindi sono innocenti! Continuerò a usarli finché morte non ci separi.

soluzione compensatoria: utilizzare la Loofah che è abbastanza abrasiva oppure una spazzola in legno con setole sostituibili (questa della foto è di Negozio Leggero).

Sforzarsi di vivere eco-friendly e plastic-free

usare la bicicletta. Da quest'anno vorrei spostare la macchina meno possibile, per risparmiare benzina e soprattutto stressarmi di meno con il parcheggio. Ho rispolverato la mia bici, ho acquistato un nuovo cestino e sto cercando di usarla tutte le volte che posso, cioè quelle in cui sono senza Elia e non devo fare più di 5 km. Mi sono scoperta arrugginita, poco temeraria, goffa e lentissima: ho paura delle auto, delle rotaie del tram, dei bus, dei clacson, degli altri ciclisti e pure dei pedoni ma in una settimana mi sembra di aver già fatto dei miglioramenti ed essere diventata più disinvolta. Si vedrà se con l'arrivo del freddo continuerò con questa assiduità, ma io ci voglio provare.

soluzione compensatoria: utilizzare i mezzi pubblici anche se Torino ha ancora molto da apprendere in tal senso, oppure camminare.

vivere eco-friendly e plastic-free: gesti INFATTIBILI

scegliere pannolini e assorbenti lavabili. Mio figlio ha sempre frequentato solo l'asilo nido dove i pannolini lavabili non potevano essere utilizzati. In più, essendo appena uscita dal tunnel del potty training, ho pulito così tanti liquidi organici che, davvero, per un po' di anni mi ritengo posto così.

usare lo scottex in bamboo. Ho comprato un rotolo di simil scottex in bamboo che può essere riutilizzato un gran numero di volte, previo lavaggio. Il risultato è che mi ritrovo con un centinaio di piccole pezze per pulire e asciugare: insomma, una volta che si è srotolato il rotolo tutte queste pezze dove me le metto? Tanto vale fare a pezzi un lenzuolo in lino o cotone un po' usurato e fabbricarci degli straccetti lavabili, dico male? Poco pratico e facilmente rimpiazzabile.

fare caffè con la moka. Sono sincera: a me piace il caffè in capsule, fatto con la macchinetta Nespresso. La caffettiera napoletana non mi piace, forse l'apprezzerei solo se me lo facesse un barista napoletano bello come un dio e con vista sul golfo di Posillipo, ma in generale ne faccio volentieri a meno e piuttosto mi bevo un bicchiere d'acqua: prendo un paio di caffè al giorno, quei pochi vorrei avessero il gusto che piace a me. Al mare, dove ovviamente non ho la Nespresso, ho provato a usare la caffettiera ma dopo 3 giorni mi sono rifiutata: quindi, attendo con ansia che siano disponibili delle capsule compatibili e compostabili a prezzi ragionevoli per rendere il mio piacere un po' meno guilty. Anzi, se conoscete qualche brand segnalatemelo che lo testo volentieri.


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